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Design Economy 2020

I Quaderni di Symbola - 26 Nov 2020
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Premessa

Per me progetto vuol dire cambiare il mondo.

Enzo Mari

Il Covid19 è soltanto l’ultimo di una serie di accadimenti che stanno incrinando il mondo disegnato nel XX secolo. Siamo nel mezzo di una crisi climatica, dai tratti epocali, che proprio di quel disegno mostra tutti i limiti. Proprio per questo, ascoltando il monito di Papa Francesco, non dobbiamo sprecare la grande opportunità che queste crisi ci offrono: quella di cambiare rotta verso modelli di sviluppo più sostenibili e a misura d’uomo e per questo, come dice il manifesto di Assisi, a prova di futuro. Da questo punto di vista è incoraggiante l’esito del voto americano per un candidato che proprio della lotta alla crisi climatica e alle diseguaglianze ha fatto la sua bandiera. Lo stesso vale per la tabella di marcia che vede l’Europa in cammino verso la neutralità climatica entro il 2050, ma anche una riduzione delle emissioni del 60% entro il 2030. Con investimenti stimati dai nuovi obiettivi stimabili in oltre 3500 mld di euro nel solo periodo 2021-2030.  E cosa può fare il design in tutto questo? La risposta è: molto.

A partire da una riflessione profonda sul suo significato e la sua missione, per comprendere, come più volte segnalato dal compianto Enzo Mari, gli errori fatti nel passato, prima di tutto non aver saputo creare un argine critico, cosa che sta facendo oggi, ai modelli consumistici tipici dell’economia lineare. Basti solo ricordare il concetto di obsolescenza pianificata.

È evidente quindi l’utilità ma anche l’opportunità di riscatto per il settore del design, chiamato a sintonizzandosi con le trasformazioni radicali che abbiamo davanti, per disegnare il mondo che sarà. Dal redesign dei modelli di business improntati all’uso efficiente delle risorse a quello dei prodotti che dovranno tornare ad essere durevoli, quindi riparabili, ricondizionabili e riutilizzabili, dai sistemi industriali sempre più interconnessi e simbiotici, fino allo sviluppo di piattaforme che agevolino la collaborazione tra utenti/clienti, istituzioni e imprese per permettere ai prodotti di rientrare nei processi industriali per poi essere trasformati in altro, utilizzandone materiali e componenti, riducendo al massimo il riciclo. Alla mobilità sempre più interconnessa e sostenibile, alle nostre città più vivibili e sicure.

Una sfida, che deve essere raccolta anche dal settore del design italiano, da tutte le istituzioni che lo promuovono e dai luoghi deputati alla formazione. Qui che passa il futuro, non a caso la presidente della Commissione Europea, Ursula von der Layen, ha annunciato l’intenzione di creare un nuovo Bauhaus come parte del Green Deal europeo, come luogo in cui sviluppare innovazioni e tecnologie dal cuore umano in grado di affrontare la crisi climatica. Un monito ad ampliare il campo della formazione del design oltre il binomio prodotto-industria, verso la creazione di una generazione di designer in grado di affrontare le sfide che abbiamo avanti a noi, in primis quella di rendere più sostenibile, equa e competitiva la nostra società. Ma anche a costruire nuove mappe per visualizzare e comprendere un mondo sempre più complesso e governare l’adattamento della società alle tecnologie digitali.

Ed è con questa prospettiva che Fondazione Symbola e Deloitte Private da quattro anni guardano e indagano il settore del design, da quest’anno anche con la collaborazione di Polidesign, ADI, CUID e Comieco per accrescere la consapevolezza del valore del design per la competitività del nostro sistema produttivo e la sua transizione ecologica.

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Organizzazioni

Indice dei contenuti

DESIGN DATA
1.1. L’EUROPA
1.2. L’ITALIA
1.3. DESIGN E MADE IN ITALY
1.4. SERVIZI, MERCATO E OPERATIVITÀ DEI DESIGNER
1.4.1. IMPATTO DEL COVID-19

DESIGN È INNOVAZIONE
2.1. NUOVI CAMPI DI INNOVAZIONE DEL DESIGN
2.1.1. PUNTO DI VISTA DEI DESIGNER
2.1.2. PUNTO DI VISTA DELLE IMPRESE

DESIGN-ORIENTED: FOCUS FILIERA DELL’ARREDO

FORMAZIONE
3.1. ISTITUITI, DIPLOMATI, AREE DI COMPETENZA
3.2. ANALISI TERRITORIALE

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