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L’Italia vive, più di altri Paesi, un momento di grande incertezza, di profonda ridiscussione della propria identità. Un momento in cui i problemi storici che contraddistinguono la nostra economia e il nostro modello sociale tornano a galla prepotentemente: il debito pubblico elevato, il cui fardello nella scarsa crescita si manifesta con maggior intensità; le disuguaglianze sociali e la scarsa mobilità sociale che spesso contrastano e affossano l’innata propensione imprenditoriale e innovativa degli Italiani; l’economia sommersa e la diseconomia criminale, che colpiscono le imprese oneste e ostacolano i tentativi di rilancio del Mezzogiorno; una burocrazia spesso persecutoria e inefficace, che rallenta l’attività produttiva e impedisce il rinnovamento.
Se vogliamo finalmente lasciarci alle spalle questi mali, dare al nostro Paese un futuro all’altezza delle sue potenzialità e offrire prospettive desiderabili agli Italiani, non possiamo che immaginare un cammino di innovazione e rinnovamento che muove da ciò che di meglio il Paese sa offrire. Come fa il Manifesto Oltre la crisi, promosso da Fondazione Edison, Fondazione Symbola e Unioncamere e sottoscritto da decine di autorevoli personalità dell’economia nazionale: il nostro – nonostante le tante cassandre – non è un Paese senza futuro, a patto che non dimentichi che per farcela “l’Italia deve fare l’Italia”, deve ripartire da ciò che nel mondo ci rende ‘eccellenza’. La bellezza, il genio, la creatività ancorati ai territori. E la qualità, che da quella bellezza e creatività trae ispirazione e forza: qualità che nel mondo è uno dei sinonimi di Italia, e – smentendo tanti luoghi comuni infondati – trova riconoscimento nella forza del made in Italy. Ci sono solo 5 paesi al mondo che possono vantare un surplus commerciale manifatturiero superiore a 100 miliardi di dollari, e l’Italia è uno di questi. C’è un Paese nell’Eurozona che attira più turisti cinesi, statunitensi, canadesi, australiani e brasiliani di ogni altro: l’Italia. C’è un Paese che durante la crisi globale ha visto il proprio fatturato estero manifatturiero crescere più di quello tedesco: ancora l’Italia.
Dentro questo made in Italy di successo, un settore in particolare ha dato prova di vitalità, capacità di cambiamento e di leadership non solo produttiva ma anche culturale: l’agroalimentare. Non a caso una delle principali bandiere e uno dei comparti trainanti del made in Italy nel suo complesso.
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