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Via Spluga, dove i romani costruirono la conquista delle Alpi

la Repubblica

05 Ott 2020 Stampa

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Via Spluga, dove i romani costruirono la conquista delle Alpi | la Repubblica

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Ecco i numeri principali della Via Spluga: 30 km in Italia su 65 totali, una regione, una provincia, 4 piccoli Comuni (su 5 totali). I beni culturali presenti sono 4, 9 tipicità, 82 strutture ricettive, 744 imprese, 115 associazioni. Il Cammino si sviluppa su 200,3 km quadrati e tocca una popolazione di 3.611 abitanti (su complessivi 10.924).
Chiamato dai Romani Cunus Aureus, per via delle miniere d’oro che si trovavano sulle Alpi, il Passo dello Spluga è stato per millenni uno dei principali valichi dell’arco alpino. La conformazione del terreno, che presenta una bassa pendenza, si prestava infatti a percorrere questo passo montano con animali da soma. Da qui passava la Via Spluga, costruita dai Romani nel I secolo a.C. per favorire le conquiste delle Alpi e della Rezia, corrispondente alle attuali Svizzera, Baviera e Austria occidentale. Oggi la traccia dell’antica via non esiste più, ma è possibile osservare dei tratti di galleria scavati dai Romani.

Nell’800, però, con la realizzazione di nuove vie di comunicazione carrozzabili, il Passo Spluga ha perso d’importanza in favore di altri passi come quelli del San Gottardo e del San Bernardo, rinascendo poi come meta turistica. Oggi il cammino della Via Spluga, che dal paese svizzero di Thusis arriva fino a Chiavenna, segue approssimativamente la via romana, regalando ai viaggiatori panorami alpini mozzafiato. Il tratto italiano del cammino, interamente in Lombardia e lungo 30 km (su 65 km totali), attraversa il territorio di 5 comuni, di cui solamente uno supera i 5000 abitanti.

Si parte dai 2117 m s.l.m. del Passo dello Spluga, nome che deriva probabilmente dal termine spelonca: a riprova di ciò, nel primo abitato che si incontra, il piccolo villaggio di Montespluga, nel comune di Madesimo, c’è una caverna chiamata “truna de l’urs”, ovvero tana dell’orso. Da qui si percorre il sentiero della Gola del Cardinello, che fino al 1709, prima che venisse costruito un sistema di gallerie e parapetti, rappresentava il punto più pericoloso dell’intero percorso e si raggiunge la frazione di Isola, sull’omonimo lago artificiale. Una variante passa più ad est e porta fino a Madesimo, dove soggiornò più volte il poeta Giosuè Carducci. Il paese è una rinomata località sciistica, che attira sciatori esperti grazie al Canalone, pista tra le più difficili d’Italia, che lo scrittore Dino Buzzati definirà “la più bella delle Alpi”.

 

Per approfondire tutti gli altri percorsi presenti nella nostra uscita “Piccoli Comuni e Cammini d’Italia” clicca qui.

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