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Run Economy

A primavera fiorisce la Run Economy: maratona in contemporanea a Milano e Roma l’8 aprile, breakfast run dappertutto e Night Run all’aeroporto di Linate. Siamo diventati un popolo di eoi, poeti, santi e corridori. La Federazione Atletica ha capito di poter interpretare un ruolo anche sociale e non solo sportivo, e la corsa diventa un motivo di richiamo anche turistico.

31 Mar 2018 Redazione

In mezzo a tante altre, la fioritura più spettacolare di questa primavera è quella del running. Di solito, in un anno pari non bisestile, a inizio aprile siamo sommersi da comunicazioni di ogni tipo, album, inserti legati al Mondiale di calcio. Quest’anno, con gli azzurri che se ne staranno alla larga da Mosca e dintorni, è la corsa, in tutte le sue declinazioni, e in quanto esercizio fisico anche il camminare, il walking come si dice adesso, a occupare quegli spazi, oltre tutto con una licenza sociale più ampia: davanti alla tv siamo tifosi tendenti all’obesità, se ci alziamo dal divano siamo ambasciatori di quel nuovo mantra che è l’equazione sport=salute.

Poi, capita anche che in questa nuova ricchezza della corsa, che pure è una attività povera, e storica per un Paese che potrebbe anche festeggiare nel 2018 i 110 anni dalla Maratona di Londra che fece diventare Dorando Pietri il più illustre degli sconfitti, sveliamo tutte le nostre debolezze: l’8 aprile si svolgono contemporaneamente la Maratona di Roma e di Milano. Incapaci di fare gioco di squadra e di non, è davvero il caso di dirlo, pestarsi i piedi.

Cosa è una Maratona oggi? Un manifesto per la città che la ospita affisso in tutto il mondo, non semplicemente un evento ma il più dinamico dei biglietti da visita. Ed è pure un grande affare: a Milano lo sponsor tecnico è niente meno che Giorgio Armani, a Roma la New Balance realizza delle scarpe speciali; da una parte e dall’altra il charity program, ovvero il coinvolgimento delle organizzazioni benefiche al fine di aumentare i partecipanti, numero che con la qualità del percorso e dei partecipanti tra gli atleti top determina il valore della gara nel ricco calendario mondiale, fa raccogliere milioni di euro.

Piano dunque a pensare che si tratti di un business da poco. Nei giorni scorsi è stato presentato il bando per la Maratona di Roma dal 2019 al 2022 per un valore di 13 miliardi. E se la Maratona è la corsa di un giorno, per cui si aprono villaggi dal giovedì precedente, a Roma addirittura nella nuvola di Fuksas, a Milano in fiera, correre è un affare di tutti i giorni. E si corre in mille modi diversi: ci sono da anni le Breakfast run che il 22 giugno troveranno finalmente a Linate, proprio all’aeroporto, l’appuntamento complementare, la Night Run che parte alle 22 da un hangar ed è inevitabilmente destinata a …decollare; ci sono le diverse edizioni della Deejay Ten, caso unico di una radio che si materializza non solo in concerti ma anche facendo correre i suoi ascoltatori dietro al direttore artistico Linus, uno dei tanti testimonial anche involontari della corsa, un fior di squadra di cui fa parte anche Gianni Morandi, mancano solo gli amministratori delegati e i direttori finanziari delle grandi aziende che preferiscono le maratone in bicicletta, le Gran Fondo; e c’è pure la Color Run, 5 chilometri appena, quanto basta per una festa in cui a ogni mille metri si finisce in una nuvola di colori spruzzati dagli stessi organizzatori, anche loro così divertiti da rendere divertente il tutto, a beneficio di quello statunitense che ha brevettato il format e incassa royalty per ogni partecipante.

Si corre, o si cammina, per Telethon, e anche il Nordic Walking, ovvero la passeggiata con i bastoni, è stato scelto da altre associazioni mediche. Ci sono appuntamenti per tutti i gusti: il 29 luglio, ad esempio, è in programma il primo Monterosa Est Hymalayan Trail, una gara estrema, ma non la più estrema, da 26 oppure 60 km, con staffetta da 35 km più 25. Nessuno stupore dunque, anche per l’assist servito dal calcio, che Corriere e Gazzetta riportino in edicola addirittura una enciclopedia del settore: CorriAmo, scritto proprio con la A maiuscola. Ci siamo scoperti con la passione per il running e adesso non ce la leva più nessuno.

Addirittura nel running lo spread è una zavorra che tocca al resto d’Europa, non a noi. L’Eurobarometro dice che la frequenza nella pratica sportiva nei 28 Paesi della Comunità è del 60 per cento, in Italia del 72. Addirittura tra i pensionati è del 96 contro il 72. Siamo invece perdenti sui luoghi dove pratichiamo sport: il 40 per cento in Europa sceglie i parchi e i giardini, da noi solo il 35; nei 28 Paesi, la palestra è un rifugio per il 12 per cento della popolazione attiva, da noi per il 27.

Sono già pronte le soluzioni. Una, futuribile, dice che tra un po’ noi sceglieremo in palestra non solo il tapis roulant ma anche il percorso su cui virtualmente correremo, magari ricevendo un buono sconto per una visita nel territorio che abbiamo appena frequentato. Corri per un quarto d’ora nelle crete senesi e hai uno sconto di un tipo, corri mezz’ora ne hai un altro. In attesa di applicazioni tutt’altro che fantascientifiche della Virtual Reality, possiamo accontentarci di una iniziativa della Fidal che ha già scatenato la fantasia dei comuni. Il programma che assegna una bandiera azzurra, colore scelto per richiamare le imprese degli atleti olimpici, e il portavoce dell’iniziativa è il marciatore Maurizio Damilano, si chiama Città della corsa e del cammino. La bandiera azzurra è un altro manifesto, un altro spot con cui conquistare quel popolo di eroi, santi, poeti e camminatori che siamo diventati, e che all’estero sono da un pezzo. Pesaro, che l’anno scorso era Città Europea dello Sport, che ha già una bicipolitana, ha organizzato un evento il 20 maggio per festeggiare quest’altro titolo.

Insomma, nessuno stupore se adesso si parla di Run Economy, e se per Run Economy si intendono tante cose contemporaneamente: salute pubblica, mobilità, turismo, smart city, pratica sportiva, business, beneficenza. E nessuno stupore nemmeno che paladina del settore sia la Federazione Atletica Leggera. La Fidal sa benissimo di non poter migliorare i suoi risultati sportivi grazie alla Run Economy, ma sa altrettanto bene che dall’allargamento della base dei praticanti può solo ricavare benefici, appunto anche sportivi, in primis soprattutto l’assunzione di un ruolo sociale che negli anni lo sport ha delegato ad altri settori. In questo, la Run Economy è anche un’idea precisa del Paese: cominciare, o anche ricominciare, a correre, è un inizio. Si tratta di fare il primo passo, poi le opzioni, come visto, sono tante.
L’appuntamento è per il 23 maggio nel Salone d’Onore del Coni con la Fidal nei panni della padrona di casa in una data scelta con una certa attenzione: dopo quattro mesi, il 23 settembre, ci sarà la seconda edizione della Via Pacis, la mezza maratona il cui percorso tocca, a Roma, i luoghi di culto di tutte le principali religioni, da San Pietro alla sinagoga, dalla moschea al ritorno in San Pietro per l’Angelus con Papa Francesco.

“Correre è un gesto che abbiamo dentro, qualcosa di primitivo” dice Stefano Baldini, medaglia d’oro nella Maratona ai Giochi di Atene nel 2004. Attualizzando il parere, e traducendo la lingua spiccia degli economisti, possiamo chiudere dicendo che la strada per il futuro la imbocca chi follow the runners. Chi corre e segue i runner troverà anche le ragioni del money.

Luca Corsolini – Symbola

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A cura di: Luca CORSOLINI

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