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Restauro e conservazione, nel Dna degli architetti italiani

Paola Pierotti | ItalianArchitects.com

24 Nov 2020 - Redazione

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Restauro e conservazione, nel Dna degli architetti italiani - Paola Pierotti | ItalianArchitects.com

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Archliving, Binario Lab, Canali Associati, CN10, Marco Ermentini, GTRF Tortelli Frassoni Architetti Associati, Guicciardini&Magni, Markus Scherer, Pastor e Michelotto, Solarraum, SPC Engeneering, Studio Berlucchi, Studio Comes, Carafa e Guadagno, lo studio di Guido Carmassi, Studio Feiffer Raimondi. Sono 16 gli studi di progettazione selezionati per la nuova edizione del rapporto “100 Italian Architectural Conservation Stories” realizzato da Fondazione Symbola con Fassa Bortolo, insieme ad Assorestauro.

Il patrimonio storico-culturale è una fonte dell’identità italiana e la base di una buona economia. L’Italia si conferma un laboratorio mondiale per il restauro e la conservazione, tanto che «i nostri restauri sono apprezzati e premiati in tutto il mondo. Non è un caso – si legge nell’introduzione del rapporto firmata da Ermete Realacci e Paolo Fassa – se anche nel 2020 il più prestigioso riconoscimento europeo, l’European Heritage Award, ha premiato un’esperienza italiana. Parliamo dell’intervento sulla Basilica di Santa Maria di Collemaggio distrutta durante il terremoto de L’Aquila. Un cantiere il cui valore risiede nelle tecnologie innovative impiegate e nell’aver tenuta aperta e in sicurezza, per tutta la durata dei lavori, la fruizione della Basilica. Rimangono a testimonianza le tante foto di matrimoni o della Perdonanza celebrate nella basilica puntellata. Un cantiere che nonostante le sue complessità è durato solo due anni (da gennaio 2016 sino a dicembre 2017)».

Il rapporto “100 Italian Architectural Conservation Stories” è di fatto un racconto della filiera tutta made in Italy, che lega i beni oggetto di restauro ad artefici e protagonisti. E tra le cento esperienze nell’edizione 2020 ampio spazio viene dedicato proprio ai crateri dei terremoti che hanno colpito il centro Italia. Una storia che lega progettisti, tecnologie e materiali sviluppati dal mondo dell’impresa e il sistema dell’Università. Con uno sguardo al futuro, visto che c’è spazio anche per lo sviluppo delle tecnologie digitali che si declinano nell’Heritage BIM, nella computer vision, e poi ancora realtà virtuale e Iot, «con l’intento di sviluppare piattaforme uniche, in grado di unire le necessità legate alla conservazione e manutenzione del bene e quelle legate alla sua valorizzazione, ad utilizzo del gestore/manutentore del bene, ma anche del visitatore o di chiunque sia alla ricerca di una conoscenza approfondita sul bene stesso».

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