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Quanto conta la nostra Cultura?

Valentina Montalto | Il Giornale delle Fondazioni

17 Lug 2018

Redazione

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Quanto conta la nostra Cultura? - Valentina Montalto | Il Giornale delle Fondazioni

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Nello scenario attuale, cultura e creatività vengono sempre più identificate come fattori di innovazione, crescita e sviluppo, per imprese e territori. Motivare l’investimento in questi asset – particolarmente significativi per l’Italia – resta però complesso a causa delle sfide concettuali e metodologiche che la misurazione del loro valore e dei loro impatti comporta. Con il riconoscimento della cultura quale settore economico negli anni ’90, da allora si è registrata una domanda crescente di metriche e metodologie di valutazione degli impatti socioeconomici dei cosiddetti “settori culturali e creativi”. Tale domanda ha interessato enti governativi a tutti i livelli, che vedono nella cultura e nella creatività degli asset con cui uscire fuori dalla crisi e ripensare le economie moderne, ma anche l’accademia e centri di ricerca, che stanno avanzando approcci innovativi in materia. (Elaborato ripreso dal rapporto “Io Sono Cultura 2018” della Fondazione Symbola-Unioncamere)

 

A livello nazionale, i paesi che hanno provato a “mappare” il mondo delle industrie creative e culturali e a quantificarne l’impatto in termini di occupazione o contributo al PIL, su ispirazione del Regno Unito, sono ormai numerosi. A livello europeo, il lavoro svolto da ESSnet-Culture tra il 2009 e il 2012 permette oggi all’ufficio statistico europeo (Eurostat) di misurare in maniera più precisa e comparabile i settori culturali e creativi. Proprio lo scorso aprile, Eurostat ha riunito il Culture Statistics Working Group per presentare gli ultimi dati pubblicati che includono, per la prima volta, informazioni sulle condizioni di lavoro dei “creativi”, come la percentuale di autonomi o la percentuale di occupati con un secondo lavoro rispetto alle stesse quote nell’occupazione totale. Ma è soprattutto a livello locale che si sta manifestando il più grande interesse per questi temi, perché è proprio nelle aree urbane che i settori culturali e creativi tendono a concentrarsi, beneficiando così degli effetti dell’agglomerazione. Di conseguenza, è in prossimità di queste aree che la cultura riesce generare gli impatti più evidenti (anche se non sempre di facile misurazione), come una migliore immagine del territorio, un’accresciuta capacità di attrazione di persone altamente qualificate, lo sviluppo di nuove economie o un maggior orgoglio locale.

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