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SALVA

La governance del patrimonio culturale

Il patrimonio culturale sta entrando sempre più in confidenza con la società e l’economia.

28 Ott 2022

Alessio Re

Giovanna Segre

Estratto del capitolo “Processi di gestione e governance del patrimonio culturale” di Io sono Cultura

Negli ultimi mesi il MiC (Ministero della Cultura) ha promosso il Piano strategico grandi progetti culturali, ovvero la realizzazione di 38 interventi di recupero e valorizzazione in tutta Italia (sono 16 le regioni coinvolte), con lo scopo di rafforzare la crescita economica del paese attraverso un investimento di 186 milioni di euro sul patrimonio culturale.  A questo, si aggiungono tre nuove acquisizioni, per un valore di 13 milioni: Villa Massenzia, pensata come base per i servizi aggiuntivi del Parco Archeologico dell’Appia Antica, per la quale è in corso anche il lavoro di preparazione per  un dossier di candidatura a patrimonio mondiale UNESCO; Villa Buonaccorsi a Potenza Picena (MC); e, in provincia di Venezia, un’area corrispondente alla città romana di Altino che permetterà di rendere organico il percorso di visita comprendente il Museo Nazionale, AltinoLab e le relative aree archeologiche. Altrettanto rilevanti sono gli strumenti predisposti nel quadro delle iniziative del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), che riguardano, attraverso bandi specifici, giardini storici, paesaggi rurali e borghi.

Quest’ultimo punto risulta particolarmente significativo: fra i paesi UE, l’Italia è l’unica a dedicare un’apposita linea d’azione per il comparto turistico (missione uno, linea tre), con l’obiettivo di rilanciare il ruolo economico e sociale dei borghi: per un totale di un miliardo di euro, da una parte sono stati finanziati 420 milioni a 21 borghi disabitati o in stato di avanzato declino, individuati dalle Regioni e dalle Province Autonome; dall’altra, si aggiungono 580 milioni a 229 borghi per la realizzazione di progetti locali a base culturale, selezionati dai Comuni tramite avviso pubblico.

L’attenzione ai borghi si ritrova anche nel supporto del MIPAAF (Ministero delle politiche agro pastorali e forestali) agli Smart Villages (Piccoli comuni intelligenti) per rafforzare la resilienza e la sostenibilità delle comunità rurali anche nei settori turistici, ambientali, socio-culturali. Il rilancio dell’attrattività del paese, attraverso lo sviluppo di offerte e di promozione turistica, è inoltre l’obiettivo del Fondo di 75 milioni a favore dei comuni riconosciuti come siti o città creative UNESCO. Sul piano delle esperienze, si possono riconoscere alcune tendenze che caratterizzano la gestione e valorizzazione del patrimonio culturale italiano. L’innovazione permane su differenti aspetti: dai modelli di gestione alle tipologie di offerta culturale, diversi soggetti del settore stanno rinnovando la propria organizzazione per includere più pubblici e proporre nuovi modelli di offerta e di business.

Da un’indagine condotta su un campione di 181 musei dall’Università degli studi di Modena e Reggio Emilia, il 10% ha dichiarato di disporre all’interno della propria struttura hub di comunità. È il caso del Mua – Museo e Archivio Sinnai, che ospita studenti o professionisti del piccolo centro cagliaritano per workshop e laboratori e del Museo Castromediano di Lecce, che ha concesso per attività di coworking e benessere un intero piano del proprio edificio all’associazione locale di stampo sociale Artem, vincitrice del bando PIN-Pugliesi Creativi. Dalla riorganizzazione degli spazi a una logica di open innovation, alcuni musei stanno trasformando la propria sede in un luogo di catalizzazione e attivazione di relazioni, attraverso attività didattiche e partecipazione a progetti europei. Un esempio è il Museo Internazionale delle Ceramiche di Faenza (MIC) con il progetto CERDEE – Creative entrepreneurship in ceramic regions – developing. Conclusosi questo aprile (2019-2022), obiettivo dell’iniziativa è quello di incrementare le competenze dei professionisti del settore ceramico, attraverso un supporto attivo della rete Ceerde, composta da alcuni dei principali distretti ceramici europei (tra quali spicca il Porzellanikon di Selb in Germania, il Ceramic Museum di Boleslawiec in Polonia, il New Design University di Pölten in Austria, l’University of West Boemia in Pilsen in Repubblica Ceca e il Tourist centre di Kranj in Slovenia). In tal senso, un risultato interessante e sviluppato dal MIC è Ceramics in Europe, piattaforme digitale che contiene, oltre a contenuti meramente didattici, una banca dati del comparto – con elencati i principali produttori e stakeholder del mercato della ceramica europea – e strumenti di marketing per aiutare interagire con i diversi pubblici di riferimento[1].   Altra tendenza risulta essere l’allestimento di alcuni spazi museali al servizi al cittadino, come gli ambulatori medici al Museo Egizio o al MAUTO – Museo dell’automobile, entrambi a Torino e realizzati grazie al progetto Cultura di Base promosso da Compagnia di San Paolo.

Continua a leggere il capitolo da p. 220 a 224  su”Io Sono Cultura 2022″, la ricerca realizzata con UnioncamereRegione Marche, in collaborazione con l’Istituto per il Credito Sportivo

 

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Fondazione Santagata per l’Economia della Cultura

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Università di Torino

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