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Politiche e strumenti EU: cultura e digitale per un’Europa protagonista

Mentre il mondo si connette e veicola cultura attraverso piattaforme digitali globali, numerose sono le azioni che a livello Europeo verranno intraprese nella “battaglia” sulla prossima programmazione 2021-27. L’impegno sugli strumenti rivolti agli Enti locali e agli Stati membri per sostenere le politiche culturali, oltre all’attenzione sul tema strategico della costruzione dello “spazio digitale” europeo.

23 Giu 2020 - Redazione

Realizzato in collaborazione con Massimiliano Smeriglio, Eurodeputato Relatore generale di Europa Creativa.
Questo contributo fa parte della rubrica #iosonocultura,  parte del Decimo rapporto IO SONO CULTURA realizzato da Fondazione Symbola, Unioncamere e Regione Marche in collaborazione con l’Istituto per il Credito Sportivo.

 

Viviamo giorni estremi, che ci spaventano e motivano a cercare nuove strade per restituire un futuro ai nostri Paesi e uno sviluppo più equo. La pandemia, come la peste a Tebe, mette gli esseri umani di fronte alla fragilità e al concetto di limite.

Le incertezze che attanagliano l’Europa sono sotto gli occhi di tutti, ma è pur vero che solo dal nostro continente possono ancor oggi prendere linfa quelle idee “universalistiche” che potranno garantire un futuro all’intera umanità. Parliamo di uguaglianza, democrazia, welfare, diritti. Parliamo di non lasciare indietro nessuno, sì, anche di carità.

Questa è la nostra cultura, questa deve essere e sarà l’Europa.

Il mondo si connette e veicola cultura attraverso piattaforme digitali globali (pensiamo alla straordinaria crescita a livello globale dell’entertainment, del VOD). Solo che quasi tutte le piattaforme hanno sede negli Stati Uniti, intorno alla Silicon Valley oppure in Cina e Israele. E in questa nuova frontiera dell’accumulazione l’Europa purtroppo esiste solo come mercato, non avendo programmato alcun intervento strategico nelle infrastrutture materiali e immateriali in settori strategici che producono ricchezza e orientano l’opinione pubblica.

È opportuno fare in modo che la prossima programmazione europea 2021-27 includa strumenti rivolti agli enti locali e agli Stati membri al fine di sostenere le politiche culturali per il sostegno dello spettacolo dal vivo quale forma più dinamica della nostra pacifica e armonica convivenza. Eppure tutto ciò sarà insufficiente se non investiremo sul tema strategico della costruzione dello “spazio digitale” europeo, una piattaforma comunitaria in grado di competere globalmente. Con l’obiettivo di fornire strumenti che favoriscano maggiore integrazione tra imprese culturali e creative europee.

All’opacità della programmazione degli algoritmi, dell’intelligenza artificiale, del machine learning, al degrado del cittadino in utente-prosumer, va affermata la sovranità dell’individuo e delle comunità sui propri dati e sulle relazioni digitali che pone in essere: devono prevalere la trasparenza, la partecipazione, la democrazia e i diritti, non l’apparente neutralità della disintermediazione tecnica, con la sua retorica di rimozione dell’umano e della sua “fallibilità”. Già, perché il World Wide Web non è più quello che aveva immaginato Tim Berners-Lee. Di quello spazio libero non abbiamo ormai quasi più memoria: oggi quell’utopia libertaria si chiama Facebook, Istagram, Google, Amazon, Alibaba. L’Europa, se vuole assolvere al proprio ruolo “storico”, dovrà combattere per rigenerare quello spazio di libertà, non per le nazioni europee, non per i nostri concittadini, ma per il mondo intero.

L’Unione Europea, per tenere conto dell’evoluzione del settore culturale avvenuta negli ultimi decenni, ha adottato una nuova agenda nel maggio 2018, concentrandosi sul contributo positivo della cultura alle società, alle economie e alle relazioni internazionali dell’Europa, definendo metodi di lavoro più efficienti con gli Stati membri, la società civile e i partner internazionali. La nuova agenda europea per la cultura ha fornito un quadro di riferimento per la fase successiva della cooperazione a livello dell’UE, iniziata nel 2019. La maggior parte delle priorità alla base della nuova agenda sono anche priorità proprie dell’azione della Commissione Cultura del Parlamento Europeo, insediatasi nel luglio 2019 all’indomani dell’elezioni europee. Tra queste priorità, due assumono particolare rilievo: la prima riguarda la promozione della diversità culturale, attraverso l’agevolazione della sostenibilità del patrimonio culturale e la memoria storica dell’UE, mentre la seconda concerne la promozione di un ecosistema capace di sostenere gli artisti, i professionisti del settore culturale e creativo e i contenuti europei al fine di migliorare la coesione sociale e il benessere.

La prima priorità di tale agenda è strettamente connessa al seguito dell’EYCH – European Year of Cultural Heritage. L’Anno europeo del patrimonio culturale ha creato lo slancio necessario per far conquistare al patrimonio una posizione prioritaria nell’agenda dell’UE, grazie a un approccio integrato. Il quadro d’azione europeo sul patrimonio culturale si basa sui risultati dell’EYCH e ne assicura l’eredità, sviluppando ulteriori azioni concrete. Esso ha integrato il nuovo piano di lavoro del Consiglio, organizzando una cooperazione volontaria tra gli Stati membri dell’UE nel settore della cultura nel periodo dal 2019 al 2022. Basato su un approccio olistico ed integrato, il quadro d’azione esamina le dimensioni materiali, immateriali e digitali del patrimonio culturale come inseparabili e interconnesse. Tra i pilastri che lo caratterizzano, assume particolare rilievo il terzo, che mira a migliorare le modalità di protezione del patrimonio culturale a livello europeo e, tra le sue azioni, è previsto un nuovo approccio per la protezione del patrimonio dalle catastrofi naturali e dai cambiamenti climatici.

 

Il nuovo Parlamento ha anche ripreso i lavori relativi al negoziato per il Quadro Finanziario Pluriennale per il prossimo settennato e per i programmi europei ad esso connessi; tra questi, Europa Creativa è il programma europeo di maggior rilievo per i settori creativi e culturali. Nelle prime fasi del negoziato inter-istituzionale con Consiglio e Commissione si è lavorato in modo che gran parte delle novità inserite nel testo dal precedente Parlamento fossero mantenute.

Nel futuro programma una nuova e più forte attenzione sarà posta sul passaggio al digitale e vi sarà anche una rinnovata attenzione agli aspetti sociali e alle questioni identitarie e non solo alla dimensione economica del settore.

Il programma includerà la moda nella sezione design senza modificare la definizione di Settori Creativi e Culturali. Permangono i due obiettivi base del programma – che sono più cooperazione e più competitività e, collegati a questi, la mobilità degli artisti e dei professionisti culturali viene inserita fra gli obiettivi specifici. Vi sarà poi un riferimento al valore aggiunto europeo, come condizione necessaria per ricevere sostegno dal programma, ponendo l’accento, in particolare, sul senso di appartenenza che la cultura offre ai cittadini e incoraggiando la narrazione delle radici comuni e dell’unità nella diversità.

Tra le criticità c’è senza dubbio quella delle risorse. I negoziati tra Parlamento, Consiglio e Commissione sono tuttora in corso e non si chiuderanno prima dell’autunno 2020[1]. Il programma si trova dalla nascita in condizioni di grave sotto finanziamento e presenta tassi di riuscita estremamente bassi, elementi che agiscono come un fattore dissuasivo, scoraggiando molti potenziali partecipanti dal presentare la propria candidatura. Le azioni a sostegno del settore audiovisivo verrebbero significativamente ridotte in un momento in cui i giganti tecnologici americani stanno diventando sempre più importanti nel mercato dei contenuti in Europa, con il risultato che i produttori indipendenti europei lottano per rimanere competitivi.

L’emergenza Covid cambia tutto e rischia di azzerare luoghi e produzioni.

In aggiunta alle risorse di finanziamento messe a disposizione dallo Stato membro, l’UE potenzia l’accesso ai finanziamenti per le PMI nel settore culturale e creativo attraverso lo Strumento di Garanzia per i Settori Culturali e Creativi, strumento prima gestito dal programma Europa Creativa ma spostato sotto InvestEU per la futura programmazione. É il primo, importante, strumento finanziario a sostengo delle imprese del settore e agisce da ponte finanziario sostenibile tra il settore bancario e le PMI, fornendo un supporto concreto ai tantissimi imprenditori del settore culturale e creativo. Lo spostamento dello Strumento di Garanzia sotto un programma nettamente più ampio favorisce la possibilità di generare investimenti pubblici e privati nei settori creativi e culturali. Tra gli obiettivi generali del programma è stata aggiunta la promozione del progresso tecnologico, della cultura, dell’istruzione e della formazione. Tra gli obiettivi specifici, invece, compare esplicitamente la dicitura “settori culturali e creativi” tra le entità eleggibili per i finanziamenti. All’interno delle finestre di policy, i settori culturali e creativi rientrano ora esplicitamente nella quarta finestra denominata “Investimenti sociali e competenze”, comprendendo anche quelle organizzazioni che si occupano di dialogo interculturale e coesione sociale. Sulla base della proposta della Commissione del 27 Maggio 2020, il nuovo budget per InvestEU sarà di 31,6 miliardi di euro (di questi: 1,3 mld sono destinati al budget del programma per il settennato 2021-2027; i restanti 30,3 mld saranno veicolati tramite il pacchetto Next Generation EU fino al 2024). Per la quarta finestra “Investimenti sociali e competenze” che ricomprende lo Strumento di Garanzia, il nuovo budget previsto è di 3.6 miliardi di euro.

Il regolamento per il futuro InvestEU garantisce visibilità e rilevanza ai settori all’interno del programma, scongiurando il rischio di ‘cannibalizzazione’. Sono previste, infine, disposizioni orizzontali sul funzionamento del Fondo, che interessano di riflesso anche i settori culturali, compreso il sostegno al capacity building e lo sfruttamento di sinergie con altri programmi settoriali, tra cui Europa Creativa.

Il settore creativo e culturale, fino alla diffusione della pandemia, ha rappresentato un settore in forte crescita, soprattutto in termini di nuovi posti di lavoro.

Nell’ottica di garantire un maggiore sviluppo delle imprese culturali e creative europee, la Commissione ha recentemente avviato due azioni importanti che si svilupperanno nei prossimi anni: un cluster Cultura, Creatività e Società inclusiva all’interno di Horizon Europe (ex Horizon 2020) e l’inclusione da parte dell’EIT – European Institute for Technology and Innovation della nuova area di intervento industrie culturali e creative nel Piano strategico 2021-27 per sostenere il potenziale delle ICC mediante attività integrate di alta formazione, ricerca e innovazione. Tuttavia, per quanto riguarda Horizon Europe, sebbene sia già stato raggiunto un accordo istituzionale sul testo consolidato, sono rimasti esclusi due elementi essenziali: il bilancio complessivo del programma con relativa articolazione interna e le sinergie con gli altri programmi settoriali. Europa Creativa è il programma di riferimento per le ICC ma, con un budget che rappresenta lo 0.16% del budget UE, è una goccia nel mare pertanto, l’inclusione di tali settori nel programma quadro europeo per la ricerca e l’innovazione è un importante passo avanti. Nei prossimi mesi bisognerà lavorare necessariamente per la definizione concreta del cluster, anche e soprattutto in termini di budget, e per la sinergia con Europa Creativa, che permetterà un’ulteriore iniezione di fondi a sostegno del settore.

 

Le industrie culturali e creative possono rappresentare una soluzione orizzontale a una serie di sfide crescenti che possono essere affrontate attraverso attività di ricerca e innovazione. Le industrie europee sono oggi sfidate dalla digitalizzazione e dalla globalizzazione e dal loro forte impatto sul modo in cui gli artisti producono e distribuiscono le loro opere e si relazionano con il pubblico. Le nuove aspettative dei consumatori e la continua potenza delle realtà statunitensi, insieme all’ascesa di giganti digitali globali come Amazon, ITunes, Google e Netflix, hanno avuto un impatto sulla tradizionale catena del valore. Per contribuire ad affrontare le nuove sfide globali emergenti, l’EIT lancerà nuove Comunità della Conoscenza e dell’Innovazione (KIC – Knowledge and Innovation Comunity), in settori considerati prioritari anche in base alla loro pertinenza rispetto alle priorità politiche di Horizon Europe. Tramite le KICs l’UE intende creare società transnazionali innovative capaci di far dialogare mondo della formazione, della ricerca e dell’innovazione industriale (il cosiddetto triangolo della conoscenza), per favorire lo sviluppo di giovani imprenditori e nuovi business. Attualmente esistono sei KiCs: Clima, Energia, Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione, Vita Sana e invecchiamento, Materie Prime e Sistema Alimentare. Il budget per l’EIT, e quindi per le KICs, dipende dal budget totale del programma Horizon Europe. Stando all’ultima proposta della Commissione (27 maggio 2020), parliamo di 94,4 mld di euro (di cui 80,9 per Horizon Europe per  7 anni (budget MFF) e 13,5 miliardi arriveranno tramite il pacchetto Next Generation EU fino al 2024). Tra i nuovi KICs, nel 2022 verrà lanciato quello relativo alle imprese culturali e creative, con un invito a presentare proposte a partire dal 2021. Il nuovo KIC, attraverso un approccio olistico e mirato, stimolerà la competitività delle ICC europee direttamente e indirettamente, creando vantaggi intersettoriali per l’intera economia, migliorando quindi la qualità della vita e aumentando l’attrattività del mercato europeo. Sulla base della recente proposta della Commissione, il budget complessivo per il lancio delle due nuove KICs (rispettivamente nel 2022 e nel 2025) sarà di circa 300 milioni di euro: un budget che sarà complementare ad altri programmi dell’Unione. In primis, Europa Creativa 2021-2027, le cui azioni riflettono alcune delle sfide già menzionate e che caratterizzeranno il nuovo KIC dell’EIT[2].

La transizione digitale sta già avendo un impatto significativo su ogni aspetto delle nostre vite, aprendo nuove opportunità per connettersi, comunicare, risolvere i problemi della società. L’Unione Europea ha tutte le carte in regola per sfruttare al meglio questa trasformazione e diventare un leader digitale a tutti gli effetti.

La Commissione Europea sta attualmente elaborando i dettagli del DSA – Digital Services Act, un nuovo quadro di riferimento presentato quest’anno, che aggiornerà la decennale direttiva sull’eCommerce e stabilirà nuove regole che disciplinano Internet. Una nuova legge sui servizi digitali rafforzerà il mercato unico dei servizi digitali e contribuirà a fornire alle piccole imprese la chiarezza giuridica e la parità di condizioni di cui necessitano. La tutela dei cittadini e dei loro diritti, non ultima la libertà di espressione, sarà al centro dell’attività di modifica. Il DSA includerà misure volte a contrastare i contenuti illegali online e la pubblicità politica attraverso le piattaforme, oltre a stabilire una definizione europea di incitamento all’odio (hatespeech). Dovremmo pertanto lavorare per stabilire un quadro giuridico e un sistema di infrastrutture tecnologiche che incoraggi gli attori a giocare in modo equo e a rispettare le regole, dando così all’Europa la possibilità di essere leader anche in questo settore.

 

 


[1] L’intero negoziato dei programmi settoriali del QFP è stato bloccato a febbraio 2020 dopo la proposta della presidenza finlandese a favore di un taglio del budget del 6% rispetto a quello previsto per l’attuale programmazione. In seguito all’interruzione dei negoziati decisa dal Parlamento, la proposta finlandese è stata superata da quella della Commissione (27/05/2020). Per i programmi afferenti alla Commissione CULT (Erasmus, Europa Creativa e Corpo Europeo) la proposta non è positiva. Anche se il budget totale voluto dalla Commissione per l’intero programma è più elevato rispetto a quello finlandese, è comunque inferiore a quello precedentemente proposto dalla stessa Commissione nel maggio 2018 (sulla base del quale il Parlamento si era poi espresso a favore del raddoppio del budget di Europa Creativa). Ad oggi la Commissione propone un budget totale per il programma di 1.5 miliardi di euro (+4% rispetto al budget annuale). Inoltre, non ha previsto risorse extra da veicolare a sostegno dell’educazione e della cultura tramite il pacchetto NextGeneration, a differenza di quanto dovrebbe accadere per altri programmi. Ora la palla passa agli stati membri (in seno al Consiglio) che potranno accettare, respingere o proporre modifiche rispetto al testo della Commissione. Da parte sua il Parlamento può fare pressione sui governi degli stati membri affinché propongano un aumento delle risorse per i 3 programmi di CULT. Una volta che il Consiglio raggiungerà un accordo politico sull’intero pacchetto di proposte della Commissione su Next Generation EU/MFF con programmi settoriali (previsto per luglio 2020), si potranno riaprire i negoziati. Per approfondire: https://www.europarl.europa.eu/news/en/press-room/20200527IPR79953/rethink-deeply-disappointing-budget-proposals-says-cult-committee

[2] Il KIC sulle industrie creative e culturali (da lanciare nel 2022) è già definito mentre il secondo (da lanciare nel 2025) verrà definito successivamente (ci sono ancora 5 anni prima del lancio e nuovi settori potrebbero divenire prioritari in questo lasso di tempo. Al momento si propende per settori la cui missione è collegata al raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite SDGs). La scelta avverrà sulla base di settori considerati prioritari, selezionati in base a criteri che valutano, tra l’altro, la loro pertinenza rispetto alle priorità politiche di Horizon Europe e il loro potenziale valore aggiunto da affrontare attraverso il modello dell’IET. Il lancio di nuove KICs terrà conto della pianificazione strategica di Horizon Europe e del bilancio assegnato all’EIT nel 2021-2027.

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user Massimiliano smeriglio

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