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Piccoli Comuni: perché sono importanti per il futuro del nostro Paese (e del turismo)

Non tutti sanno che i Piccoli Comuni del nostro Paese sono quasi seimila, rappresentando il 69,5% del totale dei comuni italiani con quasi 10 milioni di abitanti. Perché il futuro del Paese passa per le Aree Interne?

29 Set 2020 - Deborah Di Lucia

Non tutti sanno che i Piccoli Comuni del nostro Paese sono quasi seimila, rappresentando il 69,5% del totale dei comuni italiani con quasi 10 milioni di abitanti.
Perché sono importanti per il nostro Paese? 
Perché sono uno scrigno di opportunità per l’Italia intera. Sono veri e propri cantieri di diversità culturale e territoriale, dove l’accoglienza diventa una risorsa, la sostenibilità si tramuta in spinta alla crescita e l’identità si trasforma in competitività.  Solo per fare un esempio che riguarda le tipicità alimentari italiane: delle 297 DOP e DOC mappate sul territorio nazionale, ben 268 coinvolgono i piccoli comuni, ovvero il 90,2% dei prodotti (dalla ricerca Piccoli Comuni e Tipicità, realizzata con Coldiretti).

Tutelarli e promuoverli è l’obiettivo della legge sui Piccoli Comuni (la n.158 del 6/10/2017),  meglio conosciuta come legge Realacci dal nome del suo promotore nonché presidente Symbola, con lo stanziamento di  oltre 100 milioni di euro da destinare a questi territori.  Lo spiega bene in maniera sintetica e sistematica un recente articolo del quotidiano La Repubblica quale iter abbia dovuto affrontare la proposta prima di essere approvata. Le  misure e gli strumenti sono volti soprattutto a rafforzare i servizi territoriali e promuovere, in particolare, le produzioni artigianali ed enogastronomiche e il recupero, la riqualificazione e la messa in sicurezza dei centri storici.

Come Fondazione ce ne occupiamo con una collana editoriale che descrive le Geografie dell’Italia che quest’anno intreccia i confini dei Piccoli Comuni (in collaborazione con IFEL ) con la rete dei 44 Cammini d’Italia che il MIBACT ha censito nel suo progetto. Abbiamo scoperto un network di percorsi che collega tradizioni, natura e bellezza, economia a misura  d’uomo e agroalimentare a filiera corta, multinazionali tascabili e associazioni non profit.

I Cammini d’Italia si sono dimostrati un formidabile strumento di scoperta delle Aree Interne per appassionati camminatori e turisti di ritorno in Italia in epoca di Covid19.  E insieme una opportunità per la valorizzazione turistica ed ambientale per i suoi abitanti, con l’attivazione di piani di accoglienza e strutture ricettive. Non a caso quest’anno la Giornata mondiale del turismo 2020 è dedicata a Turismo e sviluppo rurale, sottolineando l’importanza dello sviluppo economico delle aree rurali e la valorizzazione del loro patrimonio culturale e naturale.

In Italia la via Francigena è la più nota tra i Cammini, al pari dello spagnolo Cammino di Santiago, tanto da avere anche un festival dedicato. Ma per ognuno dei 44 cammini esistono guide on line, iniziative e un piccolo indotto economico.

Nell’Oltrepo Pavese, per esempio, dove dal 2018 lavorano ad un piano di attrattività del territorio per nuovi abitanti e potenziali investitori puntando sulla biodiversità con Oltrepò (bio)diverso, grazie al programma Attivaree di Fondazione Cariplo , hanno promosso il territorio raccontandolo come crocevia di numerosi cammini, dalla Francigena alla via del Sale, fino alla via degli Abati con numerosi cammini minori, anche realizzando due guide pubblicate dal Touring Club Italiano: “Oltrepò Pavese. L’Appennino di Lombardia”  e la “CARTA DEI CAMMINI DELL’APPENNINO DI LOMBARDIA – OLTREPO’ PAVESE”.

I Cammini sono uno strumento di realizzazione di una idea ambiziosa di Italia che, raccogliendo l’eredità del passato, parte dalla nostra identità e dalle nostre qualità per valorizzare territori, comunità e talenti. Tale è il valore strategico dei percorsi turistici  che recentemente lo stesso ministro Franceschini (che ha il merito di averli promossi con il MIBACT nel 2016) si è impegnato ad ampliare la mappatura dei Cammini d’Italia con particolare attenzione alle regioni del Mezzogiorno escluse in parte dalla prima mappatura.

Fondazione per lo Sviluppo dell’Oltrepo Pavese © Luca Merisio

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