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Parco Archeologico di Pompeii

Il secondo bene culturale per visite d'Italia sono proprio gli scavi del Parco Archeologico di Pompeii (NA). Una delle particolarità dei ritrovamenti e dei successivi lavori di restauro è l'alta concentrazione non solo di resti inorganici, ma anche organici. Alla conservazione di questi reperti contribuisce un approccio interdisciplinare dei diversi professionisti.

17 Nov 2020 - Redazione

La mission del Parco Archeologico di Pompei è quella di preservare l’unicità dei luoghi di cui è custode, attraverso la conservazione e la valorizzazione del patrimonio archeologico, nonché sostenere la ricerca e lo studio, anche attraverso la collaborazione con Istituti e Università, al fine di contribuire a migliorare la conoscenza del nostro passato. Una delle eccellenze del Parco è rappresentata dal Laboratorio di Ricerche Applicate che coordina lo studio interdisciplinare dei 3500 reperti organici (cibi, ossa, legni) e inorganici (metalli, elementi decorativi e strutturali) conservati nelle sue camere climatizzate; monitora inoltre lo stato di conservazione delle strutture antiche, per prevenire fenomeni di degrado; utilizza infine nuove applicazioni tecnologiche per l’indagine sul patrimonio archeologico. 

Recentemente, un approccio metodologico innovativo ha interessato gli scavi archeologici condotti nell’ambito degli interventi di manutenzione del Grande Progetto Pompei, per i quali ci si è avvalsi di tecnologie avanzate e di un costante confronto multidisciplinare fra professionisti diversi (oltre ad architetti, archeologi, restauratori, anche vulcanologi, geologi, paleobotanici, antropologi e archeozoologi). Ciò ha permesso di documentare in modo approfondito ogni fase di scavo, analizzandola sotto vari punti di vista, e di comprendere tutti gli aspetti utili alla ricostruzione della vita e del paesaggio vesuviano prima del 79 d.C. 

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