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La musica indipendente ed emergente come espressione della cultura italiana contemporanea

La musica indipendente ed emergente è in sofferenza. Tante le realtà che rischiano il collasso a seguito del lockdown. Tutelarle è fondamentale, perché parliamo del cuore pulsante dell’economia del settore musicale: libera dalle logiche del mercato, alimenta il pluralismo musicale e la sopravvivenza della sperimentazione e dell’innovazione musicale italiana.

15 Lug 2020 - Redazione

Realizzato in collaborazione con Claudia Barcellona – Avvocato specializzato in diritto e management dello spettacolo e dei beni culturali.
Questo contributo fa parte della rubrica #iosonocultura,  parte del Decimo rapporto IO SONO CULTURA realizzato da Fondazione Symbola, Unioncamere e Regione Marche in collaborazione con l’Istituto per il Credito Sportivo.

 

Piazza piena concerto organizzato dal MEI

 

La musica è una delle massime espressioni culturali del nostro Paese, un nostro importante fiore all’occhiello all’estero e un grande elemento di condivisione identitaria.

Anche solo con queste tre valenze, ma se ne potrebbero aggiungere tantissime altre, è del tutto evidente quanto sia fondamentale tutelare, sostenere e sviluppare il made in Italy musicale.

Ci si riferisce ad un settore costituito da 10 mila imprese che occupano direttamente circa 25 mila addetti, e indirettamente – durante gli eventi – notevolmente di più[1].  Ogni giorno autori, interpreti, esecutori, musicisti e band, attraverso le loro produzioni sostenute dalle piccole startup della filiera della nuova musica italiana, fotografano la cultura di questa terra in questo momento storico e lavorano alla costruzione della musica del futuro.

Tali piccole imprese (produttori, editori, promotor, organizzatori di festival, club, disco, uffici stampa) rappresentano il vero motore dell’economia del settore, poiché è grazie ad esse che si realizza l’opera d’arte musicale in ogni sua fase: dall’ideazione alla produzione, dall’allestimento degli spettacoli dal vivo alla distribuzione.

Esse rappresentano il 40% dell’intera filiera musicale europea[2] e assolvono ad un compito importantissimo: quello della sopravvivenza della sperimentazione artistica. Il mondo delle produzioni indie, lontano dalla logica commerciale che caratterizza le major, è quel mondo che consente una continua ricerca, l’esperienza laboratoriale, la possibilità di esplorare nuovi percorsi o di ritessere antichi percorsi contaminandoli con la musica attuale o con influenze insolite.

La musica indipendente ed emergente è l’espressione autentica del vivere contemporaneo, la voce vera di questo ventunesimo secolo, con la sua forza e le sue frustrazioni.

Com’è noto, il Covid 19 ha messo in ginocchio l’intero settore, uno dei più colpiti dall’emergenza.

Tale circostanza ha fatto sì, anche in considerazione della mobilitazione generale dei rappresentanti della categoria, che il Governo e le istituzioni tutte, per la prima volta puntassero seriamente i riflettori sul comparto.

Il Decreto Cura Italia ha previsto una serie di misure di sostegno per i lavoratori dello spettacolo, ed in particolare, l’indennità una tantum per i mesi da marzo in poi e la creazione di due Fondi d’emergenza. Al di là delle osservazioni sull’inadeguatezza delle risorse a disposizione, nonostante l’incremento notevole apportato dai successivi decreti e l’adozione di altri provvedimenti in favore del settore, è certamente un dato positivo l’attenzione posta alla categoria, un riconoscimento ufficiale della medesima che, ad oggi, non è stato affatto scontato.

Altro provvedimento importante sul tema è la Risoluzione unitaria della Commissione Cultura della Camera che, riconoscendone l’importanza, ha previsto l’impegno del Governo di proseguire le attività di consultazione con gli esperti dell’intera filiera dell’industria culturale e dello spettacolo, comprese quelle minori e il loro diritto ad essere sostenute. Inoltre, la risoluzione si è soffermata sul ruolo della musica popolare, da sempre sottovalutata, e che rappresenta, invece, l’anima della tradizione culturale italiana.

Oggi, passata la fase emergenziale, bisogna far tesoro dell’accaduto al fine di individuare nuovi percorsi organizzativi, già sorti durante il lockdown, e mantenere compatto il settore per chiedere la formalizzazione delle tutele dei lavoratori dello spettacolo.

Alcune tendenze emerse nel mondo indie negli ultimi mesi sono certamente degne di nota, anche in virtù delle potenzialità future. Fra queste, ad esempio, il boom delle dirette live in streaming per artisti e festival indipendenti ed emergenti. Questa tendenza potrebbe divenire, grazie a una grande piattaforma pubblico/privata, realizzata in sinergia con RaiPlay e le aziende musicali del made in Italy, un grande player per aumentare gli introiti in capo agli artisti e produzioni indipendenti bypassando i monopolisti YouTube e Spotify.

In tal senso si segnala, ad esempio, il grande successo de L’Italia in una stanza e Festival Day, organizzate dal MEI- Meeting Etichette Indipendenti e da OAPlus. Sono due manifestazioni che hanno visto il coinvolgimento di diverse centinaia di artisti, alcuni molto amati dal pubblico italiano, seguite da oltre 400 mila spettatori e che sono state in grado di raccogliere fondi da destinare all’emergenza. Grazie ad iniziative di questo tipo la musica, ha avuto l’occasione di farsi linguaggio e strumento di solidarietà, attraverso tantissimi brani di matrice indipendente, realizzati con finalità di volontariato.

 

Italia in una stanza

 

Prima ancora che venissero emanati i provvedimenti restrittivi previsti per la ripartenza dello spettacolo dal vivo, che limitano il pubblico a 200 spettatori per i luoghi al chiuso e 1000 per quelli all’aperto, gli autori indipendenti avevano formulato delle proposte per offrire spettacoli musicali in luoghi inusuali e periferici, proponendo format di musica d’asporto e a domicilio. Parliamo di esibizioni dal vivo in terrazze, cortili, giardini, grandi condomini (Bologna), spazi antistanti agli ospedali (Mantova e Ravenna) e via dicendo, mantenendo il distanziamento sociale fra gli artisti e fruibili dagli spettatori dai propri balconi, oppure ricorrendo ad apecar, motocarri e altri veicoli.

Anche oggi, nella vigenza delle limitazioni citate, il desiderio di riprendere i live è fortissimo. Una vera esigenza tant’è che le imprese della filiera indipendente si stanno organizzando, nonostante non si riuscirà, probabilmente, a rientrare nei costi a causa delle limitazioni di pubblico.

Frutto della pandemia è, come si accennava in precedenza, un’intensa e mai vista collaborazione tra artisti, festival, etichette e associazioni del settore indie, quale risultato della presa di coscienza della necessità di tutelare i diritti del comparto tramite adozione di leggi ad hoc, oggi inesistenti in Italia. Spesso gli accorgimenti adottati da tali associazioni hanno colmato le lacune esistenti nel sistema, anticipando le azioni poi intraprese dal Governo e dagli Enti locali.

Significativa, in tal senso è la redazione da parte di AIA – Associazione artisti italiani di un protocollo di sicurezza per la ripartenza di intrattenimenti musicali nei locali, un utile quadro di riferimento per gli operatori del settore.

A proposito dei piccoli e medi eventi non si può non sottolineare come, sin dalla prima ora, gli Stati Generali della Musica Indipendente ed Emergente – coordinati da Giordano Sangiorgi del MEI – abbiano evidenziato la necessità di una immediata parità di trattamento tra i grandi eventi a prevendita con sbigliettamento e tutti gli altri eventi. Se per i primi è stato, infatti, previsto il rimborso dei voucher, limitando il danno in capo all’organizzazione, nessun accorgimento è stato adottato per gli eventi a sbigliettamento senza prevendita, o per quelli gratuiti per il pubblico, che hanno comportato comunque costi in capo all’organizzazione e perdite notevolissime di fatturato.

Le iniziative assunte a livello nazionale a sostegno della musica indipendente italiana sono certamente insufficienti e non paragonabili al sostegno incontrato dai colleghi in altri Stati.

La mancata previsione di adeguati sostegni ha colpito gravemente non solo gli artisti ma tutte le piccole imprese che stanno dietro la realizzazione di un evento (produttori ed editori, agenzie di promoter e festival, club e circoli, cooperative di tecnici, partite iva, free lance attivi nella promozione e stampa e tantissime altre figure). Tutti soggetti che oggi hanno bisogno di recuperare il fatturato perduto: un bonus per le piccole imprese che permetta di recuperare almeno il 50% di quanto perso tra il 23 febbraio e il 23 giugno sarebbe certamente un bel primo passo, per evitare la chiusura di oltre un terzo del settore entro la fine dell’anno e di vedere persa la metà delle produzioni del made in Italy musicale.

Guardando all’Europa, ad esempio, ci sono Germania e Francia che hanno erogato un bonus di 5 mila euro a impresa. A livello continentale Impala, il network degli indipendenti europei che coordina le iniziative fra i diversi Stati, sta svolgendo un importante lavoro di rete. Negli Stati Uniti, invece, sono stati riconosciuti 1200 dollari ad ogni lavoratore impiegato nel settore musicale, oltre a sostegni ulteriori in virtù dei figli a carico.

 

Incontro MEI e Franceschini

 

Quanto allo scenario indie italiano, fra i percorsi fondamentali da intraprendere ci sono diverse possibilità, a partire dall’adozione di un Patto con la Rai, che consenta di trasmettere musica indipendente al fine di dirottare reddito, attraverso il diritto d’autore, verso quelle fasce più deboli ma di grande qualità, oltre che fornire visibilità ai tanti artisti talentuosi del Belpaese spesso costretti a restare in ombra per mancanza di risorse capaci di fornire vetrine importanti. Inoltre, un accordo di questo tipo assolverebbe al compito che dovrebbe essere connaturato al servizio pubblico radiotelevisivo. Tra le altre fondamentali misure ci sono: l’adozione di un credito d’imposta rivolto a gestori di locali e organizzatori di eventi sui costi di organizzazione (assurgerebbe anche ad incentivo verso la regolarizzazione del lavoro sommerso); il rinnovamento Fus in modo da tener conto anche del rock nei piani di finanziamento; l’istituzione di  un art bonus diretto anche sui festival e sulle produzioni; la riduzione dell’Iva al 4% per i prodotti discografici come per gli altri prodotti culturali; l’adozione di una Legge sulla musica e riordino della materia. Esemplare, in proposito, è la Francia, dove l’esistenza di una Legge sulla Musica è in grado di riconoscere e far fronte alle necessità delle imprese e lavoratori del settore.

Com’è noto agli addetti, ad oggi il 90% degli eventi musicali di rilievo non si possono realizzare mentre è stato necessario attendere il 15 giugno per la ripartenza dei piccoli eventi, seppur tra varie difficoltà, dettate anche dalle modalità attraverso le quali garantire la sicurezza. Per non far lievitare i costi, sarebbe opportuno che la Protezione Civile affiancasse gli organizzatori, ad esempio, nelle operazioni relative alla misurazione della temperatura corporea, al mantenimento del distanziamento sociale, al controllo sull’utilizzo dei dispositivi di protezione individuale. Considerando il fatto che gli organizzatori sono già duramente colpiti dalla mancanza di liquidità e dai minori introiti che deriveranno dagli eventi in considerazione del minor numero di partecipanti.

Così come è necessario trovare delle soluzioni per l’allestimento in sicurezza di zone “food & beverage”, senza le quali è pressoché utopico rientrare dei costi di organizzazione, e per ottenere una scontistica sui diritti d’autore con tutti i player del settore. Altrettanto necessario è garantire un maggior numero di risorse da versare a Regioni e Comuni per queste iniziative, che supportino e riconoscano quei festival e quegli artisti che hanno realizzato a titolo gratuito eventi on line di grande successo durante la quarantena, 4 magari riconoscendo loro dei diritti d’autore, così come avvenuto in Francia.

Sarebbe un grande passo in avanti capace di tutelare anche i laboratori del made in Italy musicale giovanile, sparsi in tutta la penisola, mantenendo viva la nostra tradizione e identità musicale apprezzata in tutto il mondo.

A tal proposito ci si auspica una maggiore apertura di Sanremo, la kermesse musicale italiana per eccellenza, e di tutti gli altri festival verso la musica emergente, valorizzando maggiormente lo spazio televisivo e la diversità di offerta musicale.

Il Governo e il MiBACT hanno avviato il percorso giusto con l’adozione degli ultimi provvedimenti (decreti cosiddetti Cura Italia, Rilancio, Liquidità). Per la prima volta è stata finalmente riconosciuta la categoria dei lavoratori dello spettacolo: ora si tratta di percorrere la strada in modo diritto e scorrevole lavorando di concerto con un Tavolo delle Piccole Imprese del Settore che deve diventare interlocutore dei Ministeri e delle Commissioni Cultura, oltre a Confindustria e ai Sindacati, approcciando in modo nuovo ed organico, anche a livello ministeriale, tutto il settore.

 


[1] L’industria musicale suona bene in Italia, attive 10 mila imprese, QuiFinanza, 2016.

[2] WIN Associazione Mondiale Discografici Indipendenti, 2018

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user Santina Claudia barcellona

Avvocato specializzato in diritto e management dello spettacolo e dei beni culturali

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