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Mille chilometri sui pedali: il Centro Abruzzo si mette in sella

Il Germe

11 Dic 2020 - Redazione

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Mille chilometri, quattordici itinerari e settanta ore di pedalata: il “Cuore d’Abruzzo” comincia a battere dall’Abbazia Celestiniana con i ritmi del cicloturismo, frontiera dalle mille potenzialità e suggestioni. Il progetto è stato presentato questa mattina dal Comune di Sulmona, capofila del progetto, e dalla Fondazione Symbola che si è occupata e preoccupata di mettere insieme teste e ambizioni di 27 Comuni del Centro Abruzzo, unendo oltre alle strade che li collegano, anche le tradizioni, gli appuntamenti, le peculiarità turistiche: dalle emergenze storiche e naturalistiche a quelle dell’agroalimentare.

Da oggi sarà possibile, andando sulla piattaforma Komoot (accessibile dai siti istituzionali dei Comuni), tra le più seguite nel settore con 5 milioni di download, scaricare le mappe, caricarle sul proprio telefono e mettersi in sella, alla scoperta delle strade e delle ricchezze delle aree interne. I percorsi sono modulari, accessibili a livelli di preparazione diversificati e permettono di scegliere, in base alle proprie esigenze, tempi di percorrenza e livelli di difficoltà differenziati: un viaggio che può andare da poche ore a tre giorni e che collega, oltre al grande anello che unisce i Parchi nazionali della Majella e d’Abruzzo e il Parco regionale Velino-Sirente, altri tredici percorsi che a petalo partono dall’Abbazia Celestiniana e si diramano sul territorio. Per ogni giro c’è la durata, la difficoltà, le opportunità.

 

“Un grande sistema urbano policentrico, interconnesso e quindi in grado di operare in maniera altamente competitiva – spiega Domanico Sturabotti, direttore di Symbola -. Un’idea che potrebbe contribuire a rafforzare in modo innovativo il sistema territoriale, composto per oltre il 90% da piccoli comuni, rendendolo complessivamente più efficiente ed attrattivo grazie alle collaborazioni con partner che potrebbero portare sul territorio conoscenze chiave per arricchire le competenze e la qualità degli operatori del territorio già molto qualificati nell’offerta dei servizi open air, ma anche per attrarre future e certe risorse economiche”.

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