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Matera 2019. La co-creazione come volano per le imprese culturali del territorio. Di Agostino Riitano

Per dare concretezza alla dimensione valoriale dichiarata nel dossier di candidatura, la Fondazione Matera-Basilicata 2019 ha puntato sulla co-creazione

19 Nov 2019 - Redazione

Tutto comincia nel 2014 con la designazione di Matera a Capitale della Cultura Europea. Anno in cui prende avvio un programma culturale generato dalla cooperazione tra artisti, collettivi, istituzioni, associazioni e network locali ed europei. Per dare concretezza alla dimensione valoriale dichiarata nel dossier di candidatura, la Fondazione Matera-Basilicata 2019 ha puntato sulla co-creazione: più del 50% del programma culturale di Matera 2019 è stata messa a punto come un lavoro sartoriale, insieme a numerose imprese lucane operanti nel settore culturale. Imprese interessate a mettersi in gioco in un processo sperimentale di innovazione territoriale, a trasformarsi in project leader di altrettanti progetti (a cui hanno partecipato con una percentuale di co-finanziamento), e ad essere affiancate in percorsi di capacity building. Tutto è stato realizzato pensando a quale sarebbe stato il lascito dopo il 2019: un patrimonio di conoscenze che può giocare la sua partita non solo su una dimensione locale, ma nazionale ed europea.

La scelta di Matera come Capitale della Cultura Europea — titolo che viene assegnato dalla Comunità Europea sulla base di una particolare urgenza, sociale ed economica, affrontabile attraverso la cultura — ha significato centrarsi sul Mediterraneo, nell’intenzione di trasformare un’area culturale minacciata di marginalità in una porta sul dialogo e sulla conoscenza, superando il concetto di confine e liberando condotte cooperative.

2019 musicisti nel Sasso Barisano e nel Sasso Caveoso hanno accompagnato l’inaugurazione ufficiale di Matera-Basilicata Capitale della Cultura Europea 2019, portando a compimento un lavoro di immaginazione, cominciato il 17 ottobre 2014. La designazione di Matera ha provocato una rilettura dei territori periferici, in quanto territori europei. Gli amministratori e i professionisti coinvolti giudicarono poco lungimirante ed effimera la politica del “grande evento”, politica che ha caratterizzato le strategie culturali dello scorso decennio, quando si cercava di compensare l’incapacità delle autorità locali a perseguire obiettivi sociali. I programmi culturali che espressero questo tipo di piano si assunsero il compito di ricostruire l’immagine della città attraverso interventi simbolici.

È accaduto, però, che i valori sociali della convivialità, della conversazione, della politica si siano ritirati in zone sempre più private perché il mercato prelevava per sé lo spazio pubblico. I criteri produttivi del “grande evento”, così come si sono consolidati nel tempo, hanno generato opere pensate per i contenitori, contenitori sovradimensionati e inabili a fungere da centri di ricerca e di produzione di opere. Tutto questo si è voluto evitare per Matera2019.

I progetti che costituiscono il programma culturale della candidatura sono nati dalla collaborazione tra artisti, collettivi, istituzioni e associazioni, locali ed europei. Ogni progetto ha racchiuso tre dimensioni: locale, mediterranea ed europea. Il percorso che ha portato alla consegna e alla vittoria del dossier di candidatura è una complessa esperienza di innovazione sociale. Il dossier di candidatura è stato dunque una “dichiarazione di esistenza” e, in secondo luogo, una prospettiva di sviluppo. Sono stati mobilitati centinaia di volontari, associazioni, privati e tutti i comuni della regione.

La partecipazione degli abitanti di Matera è stata perseguita attraverso numerose e capillari strategie di animazione territoriale. Durante Museo per un giorno, ad esempio, il Museo Nazionale d’arte Medievale e Moderna della Basilicata ha esposto in due diverse manifestazioni alcune delle sue opere più importanti in sei appartamenti privati, in diverse parrocchie, in centri di aggregazione e di aiuto dei quartieri di Serra Rifusa e di Spine Bianche, chiedendo ai ragazzi del quartiere di allestire un loro personale museo, con gli oggetti personali o famigliari più preziosi. In occasione della Festa della Bruna, invece, più di quattromila bandiere con il logo della festa e quello di Matera 2019 sono state distribuite gratuitamente per abbellire i balconi della città, stabilendo un visibile e consapevole legame di continuità tra le radici e il potenziale, auspicato, futuro.

I progetti chiave, che hanno collegato antico e contemporaneo, sono stati due: l’Istituto Demo-Etno-Antropologico – I-DEA, che ha messo in rete gli archivi della Basilicata, disegnando una cartografia culturale di inestimabile valore, e l’Open design School, laboratorio che pratica l’apprendimento come esperienza tra pari e genera e testa modelli didattici.

L’ambiente fisico di Matera, non meno del racconto orale, ha incoraggiato a ripensare il tempo: Open Future è lo slogan di Matera. Lo sviluppo del programma culturale è stato un continuo ripensamento dei traumi del passato nel rilancio verso il futuro.

Per il 2016–2019 il programma di candidatura ha previsto, ad esempio, su un tema soggettivo come quello della bellezza e della vergogna, una piattaforma — La più bella delle vergogne — che coinvolge artisti. Questa piattaforma ha implicato un ribaltamento nella percezione della realtà geofisica di Matera. Nella creazione del programma culturale di Matera 2019 Capitale Europea della Cultura, ampia attenzione è stata data alla relazione tra l’Arte e la Scienza con l’individuazione di un tema specifico. Il tema Futuro Remoto rappresenta, ad esempio, una riflessione sul rapporto millenario con lo spazio e le stelle; un rapporto che, ripercorrendo anche i passi di Pitagora, uno dei residenti più illustri della Basilicata, esplora l’antica bellezza universale della scienza.

Si mettono a confronto pratiche antichissime con modelli di vita attuabili, capaci di influenzare le idee di cultura e di sviluppo dei prossimi decenni. I lavori per Matera nel 2017 sono passati dalla dimensione valoriale dichiarata nel dossier a quella di esecuzione del processo produttivo. Anziché individuare un grande direttore artistico abbiamo puntato sulla co-creazione: a differenza della progettazione partecipata, che prevede il coinvolgimento intorno a un tema prestabilito, essa inizia proprio con l’individuazione del tema. Più del 50% del programma culturale di Matera 2019 è frutto di questa metodologia, utile a creare spazi nei quali cooperano soggetti di solito separati: chi produce cultura e chi ne fruisce. Per farlo, ci siamo serviti di uno strumento abituale, un bando pubblico. Il bando, però, non è servito per selezionare progetti ed attribuire risorse, bensì per individuare imprese lucane operanti
nel settore culturale e interessate a mettersi in gioco in un processo, imprese tramutate in project leader di altrettanti progetti del programma culturale di Matera 2019. La programmazione così messa a punto è un lavoro sartoriale, cucito e rifinito a misura.

Se per Matera sono stati messi a budget 48.000.000 €, il budget allocato per questa operazione dalla Fondazione era di 6.000.000€. Poiché un finanziamento non ben dimensionato poteva rappresentare una criticità nella crescita organica delle imprese coinvolte, al contributo a fondo perduto abbiamo preferito un sistema imprenditoriale: l’80% del budget di ciascun progetto è stato erogato dalla Fondazione Matera-Basilicata 2019, mentre il restante 20% è stato apportato dalle imprese culturali lucane come quota di co-produzione, di cui il 50% in cash e il restante 50% in kind mediante la valorizzazione del lavoro, delle sedi e delle competenze disponibili.

Per tutto il 2018 abbiamo portato avanti dei percorsi di capacity building, con un’attività di fiancheggiamento costante agli imprenditori in una dinamica one to one. Alcuni strumenti hanno determinato effetti entusiasmanti, come ad esempio il Go and See: un voucher dal valore simbolico di 2.019€, che abbiamo messo a disposizione di ciascuna organizzazione e che poteva essere speso per viaggiare in Europa e incontrare partner di progetto: oggi contiamo 280 partner internazionali, che hanno moltiplicato il valore culturale dei singoli progetti.

Il 2018 è stato anche l’anno dei crash test: con un anno di anticipo rispetto al 2019, le organizzazioni culturali hanno avuto la possibilità di sperimentarsi con il mercato, il pubblico e la fattibilità tecnica, avendo così la possibilità di riparametrare, in un contesto protetto, gli obiettivi e la missione del progetto.

Tutto è stato progettato e realizzato pensando a quale sarebbe stato il lascito dopo il 2019. Una parte rilevante della nostra legacy si sostanzia nel patrimonio di consapevolezza, conoscenze e competenze che si è diffuso sul territorio e che può giocare la sua partita non solo su una dimensione locale, ma nazionale ed europea.

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