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L’Italia ha vinto la sfida della Green economy. E l’Europa?

Gianluca Zapponini | Formiche

30 Ott 2020

Redazione

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L’Italia ha vinto la sfida della Green economy. E l’Europa? - Gianluca Zapponini | Formiche

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O quasi. L’Italia travolta dalla pandemia e a un passo da un nuovo lockdown, seppur formato light, ha un suo asso nella manica per vincere le sfide del futuro, Covid incluso: la transizione energetica e la sostenibilità industriale, sociale e ambientale. Di questo erano più che convinti i relatori intervenuti alla presentazione del GreenItaly 2020, il documento curato da Unioncamere e Fondazione Symbola e che ogni anno fa il punto sull’avanzata dell’Italia sui fronti dell’energia pulita e della sostenibilità. Tra questi, oltre al segretario di Unioncamere, Giuseppe Tripoli, che ha introdotto il rapporto, il commissario europeo all’Economia, Paolo Gentiloni, il ministro per gli Affari Europei, Enzo Amendola, il presidente di Symbola, Ermete Realacci, il ceo di Novamont Catia Bastioli e il presidente del Conai, Luca Ruini.

“Si dice spesso che investire nella green econonomy è controproducente, persino anti-economico. Ma è vero il contrario”, è stata la premessa di Realacci, ex presidente della commissione Ambiente della Camera. “Abbiamo l’Enel che anni fa è entrata nella prospettiva dell’azzeramento delle emissioni di Co2 e oggi è una delle prima aziende energetiche al mondo per capitalizzazione in Borsa ed è leader globale nelle rinnovabili. Questo dimostra che, quando l’intelligenza umana si sposa con la green economy, allora non c’è nessun gioco a perdere, semmai a guadagnare. Ora però c’è un aspetto, il Recovery Fund.

Ursula von der Leyen ha auspicato che il 37% dei fondi vadano alla sostenibilità e alla transizione. Bene, deve essere così. In questi anni abbiamo visto un’accelerazione verso la green economy, la cui espansione ha comportato anche un calo dei prezzi su scala globale”. Secondo Realacci, il punto è oggi anche “la velocizzazione delle procedure. Tanti soldi, quelli del Recovery, non fanno un Paese più pulito se non c’è un’infrastruttura burocratica efficiente”.

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