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L’Italia è una Repubblica fondata sullo sport

Lo sport ha bisogno di un censimento nuovo. Bisogna fare la conta delle esperienze sportive di chi oggi comanda il Paese, e bisogna fotografare lo stato degli impianti perché non tutti sono luoghi dove si può realizzare l'equazione sport=salute Intanto Giusy Versace porta a teatro il valore, umano e professionale, di un distretto come quello di Budrio che confina con la Wellness Valley di cui parla Nerio Alessandri: storia, presente e futuro di un'Italia che dovrebbe ricordare di essere figlia di ‘mens sana in corpore sano’.

02 Dic 2017 Redazione

Sarebbe uno sbaglio non parlare più degli Stati Generali dello Sport perché sono terminati: in realtà sono stati un inizio. E proprio l’inizio è stato uno dei momenti più significativi. Giovanni Malagò il presidente del Coni ha ricordato che non esiste la parole sport nella costituzione e che non esiste la parola scuola nello statuto del comitato olimpico.

Quindi adesso ci aspettiamo che lo slogan per la Giornata Nazionale dello Sport, in programma ogni anno nella prima domenica di giugno, dunque a ridosso del 2 giugno, sia dall’anno prossimo “L’Italia è una Repubblica fondata sullo sport”. Oltre tutto, a pochi giorni dall’inizio dei Mondiali di calcio, dove gli azzurri non saranno presenti, sarebbe una rivendicazione forte ma garbata a beneficio di tutte le discipline praticate in Italia. Sono addirittura 386: ai fini olimpici una enormità, probabilmente il nostro bilancio ai Giochi sarebbe migliore in quanto a medaglie se fossimo capaci di concentrarci di più e meglio su un numero ristretto di sport, per quello di cui parliamo in questa rubrica sono anche e soprattutto la fotografia di un mercato che offre tante opportunità di lavoro, e che in effetti non conosce la parola crisi.

Poi, tornando a Malagò, dopo quell’accenno ci si poteva aspettare in platea il ministro della pubblica istruzione, o del Miur che dir si voglia. Invece la mattarice assoluta degli Stati Generali dello Sport è stata Beatrice Lorenzin, la ministra della salute, che non ha tenuto un comizio da campagna elettorale, al contrario si è impegnata con tanta e tale passione da presentare la relazione forse più convincente su quello che è il futuro della società, e dunque dello sport. Perno del suo discorso una equazione che, ormai lo hanno capito tutti, vale fior di soldi, in tanti modi diversi: sport=salute.

Nell’Italia dei distretti, e pure lo sport ne ha diversi, c’è un territorio dove l’equazione ha assunto, per la spinta di una azienda e ancor più per la visione del suo titolare, una forma ancor più elegante, moderna, trendy. Parliamo della Wellness Valley fiorita in Romagna attorno all’esempio di Technogym e alla visione di Nerio Alessandri che sarà anche motivato da interessi aziendali ma è straordinariamente sincero, ed efficace, quando dice che il nostro futuro ha un cuore antico. Noi siamo quelli di ‘mens sana in corpore sano’. Per meglio dire: eravamo. Abbiamo dimenticato gli inizi della nostra storia e adesso li dobbiamo recuperare se vogliamo vivere bene, ecco cosa è il wellness, e se vogliamo vivere di wellness. Perché l’equazione di cui sopra, ovvero lo sport, è anche uno straordinario esempio di economia.

Alessandri in realtà a Roma ha parlato da presidente della Wellness Foundation, il cui raggio d’azione è ancora limitato a Cesena e, appunto, alla Wellness Valley dove lo sport è felicemente dappertutto, ed è pure un motore turistico rilevante. Ma il territorio su cui bisogna intervenire, e questo era ovviamente l’orizzonte evocato dagli Stati Generali, è quello largo del Paese.

Dove ad esempio si è appena formata una catena che si chiama Palestre Italiane che si presenta come il più importante network di fitness interamente made in Italy: non garage riconvertiti, ma spazi di design dove si fa esercizio fisico ispirati dal confort e dall’igiene.
Se, come certificato dall’Istat, sempre più italiani praticano sport anche in forme non convenzionali, lontano dalle federazioni, dunque lontani da spazi sportivi non concepiti e non curati con le stesse logiche, pure un discorso sullo sport come ambiente, adesso che lo sport sceglie l’ambiente, i parchi, ma anche spiagge e montagne, come nuova palestra, andrebbe fatto. Impegnarsi a realizzare l’equazione sport=salute significa anche avere il coraggio di dire che tanti ambienti sportivi, non solo gli stadi che sono solo la parte emersa dell’iceberg, devono essere migliorati e, prima ancora, censiti.

Ecco, servirebbe un censimento generale dello sport: un censimento che ridia il senso della storia contando anche i trascorsi sportivi di chi oggi fa altro, in azienda o negli enti pubblici; un censimento degli spazi che ne certifichi il livello per poter avanzare altre rivendicazioni, come quella che ormai appare irrinunciabile, anche se non se ne parla mai, in evidente contraddizione con quanto appena detto e sempre più spesso ripetuto, relativamente alla detraibilità delle spese sostenute per l’attività sportiva non solo dei figli ma anche delle persone adulte. Questo sarebbe un volano, un volano vero, per lo sport che durante gli Stati Generali ha sempre ricordato di ricevere contributi nettamente inferiori a quelli che riceveva qualche anno fa senza quasi mai ricordare che intanto migliaia di persone si sono allontanate da forme codificate di attività sportiva.

E ovviamente un censimento generale dello sport dovrebbe riguardare anche il mondo produttivo di cui torneremo volentieri a occuparci qui, convinti che l’industria del settore sia una qualità italiana. Una prova spettacolare l’abbiamo avuta al teatro Duse a Bologna, e altri la potranno avere il 16 dicembre al Puccini di Firenze. In scena, Giusy Versace con lo spettacolo ‘Con la testa e con il cuore si va ovunque’. È una storia di vita, ma anche, forse pure soprattutto una storia di sport che comincia a Vigorso di Budrio, vicino a Bologna, dove ha sede il centro protesi dell’Inail per cui sono passati tanti personaggi paralimpici. Arrivati dopo un incidente, come Giusy o come Alex Zanardi, o per altri motivi, come Bebe Vio, solo per citare i casi più famosi, hanno trovato la forza e il motivo, perché aiutati da un territorio che è fantastico proprio nell’essere somma di tante passioni e di tante competenze diverse, per ripartire. E Giusy a teatro, e non solo a dire il vero, commuove quando dice che non è la meta quello che conta, è il percorso, il viaggio quotidiano lungo un binario che ha un nome semplice e potente: normalità.

 

Luca Corsolini – Symbola

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Giornalista sportivo

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A cura di: Luca CORSOLINI

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