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“L’economia verde per uscire dalla crisi”. Parla Ermete Realacci

Matteo Angeli | Ytali

02 Nov 2020

Redazione

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Le imprese green affrontano meglio la crisi. A dirlo è l’undicesimo rapporto Greenitaly, realizzato dalla Fondazione Symbola e da Unioncamere, attraverso il coinvolgimento di oltre cinquanta esperti operanti in molteplici settori. Si tratta di un fenomeno dai numeri importanti: sono infatti ben 432mila le aziende italiane che negli ultimi cinque anni hanno effettuato investimenti in campo ambientale, che vanno, tra le altre cose, dall’impiego di fonti rinnovabili al risparmio energetico, dal recupero di materiali alla riduzione dei consumi d’acqua, dall’abbassamento delle emissioni alle innovazioni di processi e di prodotti.

Perché le imprese green hanno migliori performance di mercato e sociali? ytali ne ha discusso con Ermete Realacci, presidente della Fondazione Symbola, protagonista e testimone della storia recente dell’ambientalismo italiano.

Ermete Realacci, perché le imprese “verdi” sono più resilienti rispetto al resto del tessuto produttivo italiano? 
È innanzitutto una questione di direzione. È necessario affrontare con coraggio la crisi climatica: la transizione ecologica è la direzione del futuro e si tratta di un percorso in parte già avviato. Faccio l’esempio delle rinnovabili: negli ultimi dieci/vent’anni, il prezzo del solare fotovoltaico è calato dell’ottanta per cento, quello dell’eolico s’è dimezzato e anche quello delle batterie è sceso dell’ottanta per cento. Questo accade anche in altri campi. Anche per questo le aziende green crescono di più, innovano ed esportano di più, producono più lavoro. E reagiscono meglio alla durissima crisi generata dalla pandemia.

Si tratta di una dinamica che attraversa il mondo. 
Esatto. Negli Stati Uniti, durante la campagna presidenziale dal 2016, Donald Trump aveva due slogan: il muro con il Messico e il rilancio delle miniere americane di carbone. “Trump scava carbone”, si leggeva sui cartelli in occasione dei comizi elettorali. Com’è finita? Trump è andato al governo, ha abbandonato gli accordi di Parigi sul clima, ha introdotto una serie di misure a favore del carbone, ma il consumo di carbone è continuato a diminuire. Anzi, ha accelerato la sua discesa. Negli anni di Trump hanno chiuso cinquanta centrali a carbone e nel giugno scorso tutti i nuovi impianti di produzione di energia elettrica negli USA erano alimentati da fonti rinnovabili, sia negli stati governati dai democratici, sia in quelli governati dai repubblicani.

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