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Le piste di ghiaccio made in Italy

Un Giro d’Italia alla scoperta dello sport. Così come la corsa rosa finisce a Milano, noi proprio dal cuore più moderno ed elegante di Milano facciamo partire il nostro racconto. Fino a metà febbraio piazza Gae Aulenti aveva un altro gioiello con cui conquistare il pubblico: la pista di pattinaggio su ghiaccio. Siamo andati a scoprire quanta parte di made in Italy c’è in questa e in altre installazioni che sempre più fioriscono d’inverno in tutte le città.

10 Mar 2017 - Redazione

Quando Porta Nuova, più comunemente detta Gae Aulenti, non era ancora il motore della rinascita di Milano, dunque quando non era ancora il salotto più bello di una città che si è scoperta poi felice di specchiare la sua ambizione di metropoli internazionale in una piazza di standard europeo, insomma quando dove oggi svetta la torre Unicredit e poco lontano il bosco verticale pluripremiato di Boeri c’era solo un grande cantiere, i costruttori dell’area, oggi di proprietà araba, ebbero un’intuizione geniale: vogliamo la pista di pattinaggio su ghiaccio.
A lavori terminati gli chiesero ? No, subito, pretesero. A cantiere aperto, come se volessero allenare al bello i curiosi, costruendo il risultato finale anche in questo modo.
Parlare di sport non significa snocciolare solo risultati, statistiche da albo d’oro. Raccontare lo sport, in un Paese come l’Italia, significa raccontare la declinazione forme meno attesa e risaputa del made in Italy. Perché non ci sono dubbi che se parliamo di piste di pattinaggio su ghiaccio tutti andiamo con l’immaginazione a New York, al Rockfeller Centre o a Central Park. Ma una buona base di partenza è anche, appunto, Porta Nuova, la Milano più moderna che ci possa essere. E poi, con Milano, Cerreto Laghi, Viareggio e Calcinato.
Prima tappa: Cerreto Laghi. Qui Adriano Formenti ha gestito, per anni, il Palaghiaccio. La svolta per Torino 2006 quando la struttura divenne la sede di allenamento oltre che degli azzurri anche di russi, bulgari e inglesi. Formenti è un dirigente della Federazione Italiana Sport su Ghiaccio ed è, seconda tappa, di Viareggio. Abita al mare eppure la poesia per lui invece che dalle vele che si gonfiano viene dai pattini che scorrono sul ghiaccio. “In realtà – spiega – io non gestisco piste, quello ormai lo fanno tanti. Io organizzo degli eventi, perché una pista, come ha dimostrato quella che abbiamo tenuto aperta in Gae Aulenti fino al 12 febbraio, chiudendo ogni sera a mezzanotte, non è solo un impianto sportivo. È un modo di comunicare, è pure un progetto sociale e infatti i momenti più belli per me coincidono con l’arrivo in pista dei disabili, ho visto bambini autistici, e le loro famiglie, trovare la vera gioia”. Formenti, da vero sportivo, è alla vigilia di un traguardo importante: la centesima pista, il centesimo progetto dice lui. Eppure non sta fermo un attimo, non ha finito il suo lavoro, è come un missionario che tiene la sua chiesa sempre aperta in attesa di un nuovo ospite.
Non è un poeta soltanto, è un imprenditore: quest’anno in Gae Aulenti hanno pattinato oltre 25 mila persone, e per gestire questo tipo di traffico era al lavoro una decina di persone. La pista è un angolo di magia ma è anche un business da marcare stretto perché se il tempo fa le bizze non arriva la gente, la pista soffre …E pure quando è in forma costa, di noleggio, circa 35 mila euro al bimestre, a cui si devono aggiungere poi i costi della bolletta elettrica.
Terza tappa: Calcinato, poco più di 10 mila persona vicino a Brescia. Qui ha sede la Industrial Frigo, il castello di …ghiaccio della famiglia Penocchio. Ovvio, si parte da competenze nella refrigerazione, ma le piste non sono un gioco. Sono un business: 100 piste, anche loro, in 15 anni. Dalle più recenti a Granada, per le Universiadi invernali, apprezzate anche perché realizzate sotto una tensostruttura, e non all’interno di un palaghiaccio, a quelle più impegnative in Vietnam dove la temperatura e il tasso di umidità sono avversari difficili. Perché parliamo sempre di ghiaccio, ma anche di made in Italy: “Eh sì – spiega Simone Mondini – il nostro jolly è garantire che tutto il nostro prodotto è made in Italy, dalle balaustre al pattino. Il mercato potrebbe scegliere un pattino cinese da 10 euro, invece vuole il pattino italiano da 27/28 euro. Una bella soddisfazione. Perché noi forniamo il prodotto chiavi in mano e in un mercato di nicchia come questo riuscire a consegnare tutto quanto serve è l’elemento decisivo per essere competitivi”. La squadra qui è ovviamente più grande: quasi 150 persone.
Così è made in Italy, anzi pensata in Italy la vera sfida, che è quella di risparmiare più energia possibile, di realizzare piste che siano il più possibile sostenibili.
Le piste come quella allestita in Gae Aulenti torneranno a fare bella mostra di sé nell’autunno 2017, una stagione particolare: nel 2018 ci sono in Corea quei Giochi Olimpici Invernali che nel 2022 arriveranno addirittura in Cina facendo diventare Pechino la prima città sede sia dell’Olimpiade Estiva che di quella su neve e ghiaccio. Al solito, il pubblico guarderà gli atleti, li seguirà ammirato fin sul podio, e nessuno, o quasi, saprà quante medaglia d’oro ha vinto, anzi costruito l’Italia. Ma non ci sono dubbi sul fatto che lo sport contribuisce, e non poco, al Pil del Paese. Basta alzarsi sui pattini e saper guardare oltre la Milano più moderna: nelle giornate di cielo limpido si arriva fino a … Cerreto Laghi, Viareggio e Calcinato.

Luca Corsolini – Symbola

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A cura di: Luca CORSOLINI

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