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La vera ripresa è cambiare l’economia

Padre Enzo Fortunato | Il Sole 24 Ore

29 Mar 2020

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La vera ripresa è cambiare l'economia - Padre Enzo Fortunato | Il Sole 24 Ore

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L’incontro con Papa Francesco slitta a novembre

Un sistema nuovo che sappia prendersi cura degli ultimi, degli altri e della terra

Le grandi economie vengono travolte come la piccola bottega sotto casa. Il pensiero va anche ai medici, agli infermieri, ai volontari che al fronte combattono e donano la vita per loro e per noi. Un critico letterario francese Bernard Pivot con un tweet, tra ironia e serietà, ha descritto così il Coronavirus: “è anti-capitalista (caduta della Borsa), ama l’oro (+8%), è ecologista (meno aerei in cielo), è misantropo (odia le persone che parlano tra loro), è puritano (impedisce alle persone di toccarsi)”. A questa descrizione manca l’aspetto teologico. È un castigo di Dio, una prova che Dio manda agli uomini, stavamo correndo, troppo… dovevamo fermarci. Ci ha fermato una visita inopportuna. Ma questa non è teologia, o meglio, è vecchia teologia. Il Papa l’ha ricordato con la preghiera del Padre Nostro: il vero filo rosso di questo Pontificato, tratto dall’esperienza del Santo di Assisi. San Francesco il “playboy convertito”, con questa espressione, che fece discutere mezzo mondo, Benedetto XVI descrisse il figlio di papà del Centro Italia puntato su se stesso. Era il giovane che chiedeva al padre i soldi, le stoffe, la carriera, il guadagno, fregandosene di tutti. Sperperando tutto e sprecando la propria la vita. È la logica del “padre mio”. Poi improvvisamente un lebbroso, o un contagiato di coronavirus oggi, lo mise in crisi e gli fece comprendere che il male aveva la sua luce, iniziò ad affiorare la logica del Padre Nostro. È la quinta delle 28 scene del ciclo di affreschi di Giotto della Basilica superiore di Assisi(vedere sopra). Due logiche che si affrontano e si confrontano nell’atto dialettico di possedere o di donare. Con sguardo rivolto a terra o in alto. Colorando perfino i sentimenti dell’avere, con un verde livido o viceversa con un rosaceo sereno.
Quest’ultimo era la pagina nuova che proprio in questi giorni Bergoglio voleva scrivere con i giovani economisti di tutto il mondo qui sulla piazza antistante la Basilica riprogrammata a novembre – per accendere una luce nel buio degli iniqui interessi. La luce, che conduce a scoprire la presenza dell’altro, la riscoperta degli ultimi. Un’economia nuova che si prenda cura dell`altro e della terra. Spiragli non erano mancati, forse tardivi, ma necessari di un cambio del paradigma su equità sociale e sostenibilità ambiente. In altri termini economia circolare. Le dichiarazioni dei 3.81 Ceo delle più importanti aziende americane della Business Roundtable con la nuova carta etica per creare più responsabilità sociale; o il Manifesto di Assisi voluto insieme all’amico Ermete Realacci e sottoscritto con lungimiranza e senza esitazione da Starace (Enel), Boccia (Confindustria), Prandini (Coldiretti), Bastioli (Terna/Novamont) e tanti altri… è solo l’inizio se vogliamo “uscir a riveder le stelle”. Ha ragione la poetessa lombarda Mariangela Gualtieri che da Bergamo, dove la visita inopportuna imperversa, ha scritto: “È portentoso quello che succede. E c’è dell’oro, credo, in questo tempo strano. Forse ci sono doni. Pepite d’oro per noi. Se ci aiutiamo”. È stato, ed è, l’atteggiamento dei francescani, di papa Bergoglio e dei giovani che verranno ad Assisi a novembre. Oggi l’eco della Basilica di Francesco e delle chiese vuote dice “Padre Nostro”. All’economia potranno pure iniettare miliardi di euro, di dollari, di yen odi sterline, ma la vera iniezione per ricostruire è la concezione nuova di un saper restare al mondo in modo diverso.

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