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La più piccola multinazionale del mondo

I Giochi Olimpici sono la storia della più piccola multinazionale del mondo. È la Basic Net di Marco Boglione che ha un All star team di marchi: da Kappa a Superga, da KWay a Briko. Oggi veste gli azzurri dello sci, e non solo. Oggi, come già nel 1984, è al fianco dei migliori atleti Usa: un tempo Carl Lewis e Edwin Moses, oggi Lindsay Vonn. Una storia che comincia per ...K

10 Feb 2018 Redazione

La più piccola multinazionale del mondo è una bella definizione, normale che al quartier generale di Basic Net a Torino ne vadano orgogliosi: la storia dell’azienda, adesso quotata in borsa, e dal 1999, partita all’inizio del secolo scorso come Calzificio Torinese, è tutta una corsa tra prodotti, parole e persino lettere che diventano manifesto, prodotti iconici.

Il fatto è che se parliamo di Basic Net pochi conoscono il fenomeno, poi basta elencare uno dei gioielli di Marco Boglione, oggi affiancato in azienda dal figlio Lorenzo, che ha lo stesso senso della sfida e che ha allenato un gusto speciale per quell’area che nel mercato dell’abbigliamento si chiama heritage, e tutti capiscono al volo: Kappa, Robe di Kappa, Jesus Jeans, Kway, Superga, Sabelt, Briko, Sebago. Quindi più piccola multinazionale è anche una dichiarazione tipicamente piemontese, un understatement, che non può nascondere una storia anche olimpicamente straordinariamente ricca.

Con un collegamento diretto tra i Giochi di Los Angeles del 1984 e quelli cominciati in questi giorni in Corea del Sud. Nel 1984 i big della squadra Usa vestivano Robe di Kappa, una cosa oggi forse impossibile tanto è diventato diretto il legame tra i comitati olimpici nazionali e le migliori aziende del loro paese. In quella grande sfilata mondiale che è la cerimonia inaugurale oggi l’Italia veste Armani, gli Usa Ralph Lauren, la Gran Bretagna Stella Mc Cartney, la Francia Lacoste, la Germania Hogo Boss, la Svezia H&M, il Canada DSquared. Bene, nel 1984 Carl Lewis e Edwin Moses, per dire, due leggende dello sport, gareggiavano in casa vestendo Robe di Kappa come ormai facevano da tre anni. E Maurizio Vitale, erede della famiglia che aveva avviato il Calzificio Torinese, aveva fatto le cose in grande: un consulente della Nasa per disegnare le divise, Giugiuaro per disegnare le scarpe da passeggio. Il marchio, quello c’era già, nato nel ‘69 vedendo un ragazzo e una ragazza spalla contro spalla: altra intuizione di Vitale, ed era nata Robe di Kappa. Kappa c’era già. Origine curiosa: uno stock di calze si era rivelato tempo prima difettoso, i clienti si erano lamentati, e la azienda aveva trovato la soluzione inserendo sulle nuove produzioni una garanzia in forma di K a testimoniare un controllo più accurato.

Comunque, anni ruggenti. Vitale, evidentemente bravissimo a fare squadra, con Oliviero Toscani aveva fatto decollare i Jesus Jeans, nome scelto prendendo spunto dal successo di Jesus Christ Superstar, e intanto aveva ascoltato i consigli di un giovane alle sue dipendenze, Marco Boglione guarda caso, che aveva intuito che lo sportswear era una nuova frontiera da cavalcare. Poi nell’87 muore Vitale e la corsa si ferma. Ma non si interrompe perché nel 1994 arriva proprio Boglione a risollevare l’azienda, e lo fa mirabilmente anche come omaggio al suo nuovo pigmalione. Cambia il nome dell’azienda, non cambiano i marchi, anzi la corsa divento uno sprint: sempre avanti nel futuro senza mai dimenticare il passato.

Robe di Kappa che era già stata sponsor tecnico della Juventus nel ‘79 venti anni dopo mette il suo marchio sulle maglie della Nazionale. È una rivoluzione: la Kombat 2000 è una maglia perfettamente aderente, da una parte esalta il fisico dei giocatori, dall’altra sembra fatta, e il marketing ammicca, perché gli arbitri vedano ogni trattenuta dei difensori contro gli azzurri che in quegli anni sono gli imprendibili Totti e Del Piero.

Nel 2004 l’acquisto di KWays, nel 2007 quello di Superga di cui è stato riproposto nel 2016 il modello che Panatta calzava nel magico ‘76, l’anno di Roma, Parigi e Coppa Davis. Anche se, in realtà, pur senza giocare a tennis, ogni famiglia ha negli scaffali almeno un paio delle mitiche 2750, il modello talmente classico che oggi è persino bello vederne le reinterpretazioni degli stilisti. Possono aggiornarle, ma non cambiarle tanto sono inconfondibili.
In questi giorni sono firmate Kappa buona parte delle divise da gara degli azzurri in gara ai Giochi Olimpici: prodotti che nascono in un centro studi raffinato, e da una storia ricca. Anche perché la famiglia si è felicemente allargata a tutti i marchi elencati sopra. E così troviamo anche il collegamento con i Giochi di Los Angeles. A Pyeong Chang Lindsay Vonn, la regina dello sci, un personaggio che vale e forse persino supera Moses e Lewis, porterà sulle piste il suo talento avendo in testa due idee meravigliose. Quella personale è diventare una leggenda degli sport invernali. Quella che possiamo vedere tutti è un caso: Briko. Made in Italy. Un prodotto della più piccola multinazionale del mondo.

Luca Corsolini – Symbola

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A cura di: Luca CORSOLINI

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