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La nuova generazione di imprenditori sta proprio qui: metteranno a terra le idee sulla transizione ecologica

Antonio Maria Mira | Avvenire

23 Set 2022

Redazione

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«La nuova generazione di imprenditori sta proprio qui: metteranno a terra le idee sulla transizione ecologica»

«C’è una bella frase della grande antropologa Margaret Mead spiega che dice che il profeta che ammonisce senza presentare alternative praticabili contribuisce ai mali che enuncia. Io dico sempre che alla generazione Greta, il cui compito è stato ed è fondamentale, vanno date risposte non carezze. Anche perché spesso sono pelose». E fa un preciso esempio. «Quando è venuta in Senato a Roma, ci sono stati interventi appassionati, ma la settimana dopo il Senato ha bocciato la mozione sulla crisi climatica». Mentre la Laudato È un documento in cui ci sono alti principi ma si parla pure di raccolta differenziata e di verde urbano. Si dice che la sobrietà è liberante, non è meno vita, non è bassa intensità, è tutto il contrario. E ancora: la sobrietà non si oppone allo sviluppo anzi è evidente che è diventata una sua condizione. Io dico che essere buoni conviene. Non è un atto penitenziale. Una delle frasi più efficaci di Alex Langer era che la conversione ecologica sarà vincente quando sarà socialmente desiderabile. Quel momento è probabilmente giunto, perché oggi occuparsi di questi temi non corrisponde solo a un atto etico ma a una lungimirante scelta economica. Che è quella che si può vedere in controluce dalle politiche che l’Europa cerca di mettere in atto, quella triade, coesione, transizione verde e digitale, in qualche modo imparentata con la Laudato si’ dove si cita più volte una riflessione gioiosa e drammatica. Farla solo drammatica è un rischio che si corre, che corrono anche gli ambientalisti, che corre anche Greta. La speranza deve esprimere fatti concreti, voglia di futuro, gioia. continua a pagina 13 segue da pagina 12 Ma questo non va a sbattere in questo clima di guerra che diventa un alibi per vecchi ragionamenti? È un rischio che sicuramente può essere strumentalizzato da interessi del passato ma in realtà spinge in direzione esattamente opposta. Se oggi avessimo il doppio di rinnovabili avremmo un’energia al prezzo più basso e saremmo più liberi. Perché quello che dice il Papa è più importante in Italia che in altri Paesi? Perché in Italia la società, le imprese contano di più perché lo Stato è più debole. L’economia a misura d’uomo è figlia di processi interni alla società in cui la cultura cattolica gioca un ruolo molto importante perché è cultura della responsabilità in cui le persone sono chiamate a fare delle scelte. Verso dove? Quando dicevamo no al nucleare e al carbone e sì alle rinnovabili, era una scelta che aveva molte ragioni ambiente, salute ma economicamente era zoppicante, perché bruciare carbone era più conveniente. Adesso non è più così, e una buona parte dell’economia lo ha capito. Quando Feralpi, acciaieria guidata da Pasini, presidente di Confindustria bresciana, già prima della guerra aveva deciso di investire 130 milioni di euro sul fotovoltaico, non lo ha fatto per motivi valoriali. La più grande acciaieria del Mondo che neutralizza l’emissione di CO2 e comincia a vendere il suo acciaio tra due settimane, è Arvedi di Cremona, la maggiore italiana, avanzatissima, con rapporti formidabili col territorio. Arvedi è cattolicissimo e c’è un elemento valoriale nella sua scelta, ma anche la convinzione che quel terreno economicamente conviene. Per questo penso che le parole che il Papa pronuncerà, sono più importanti di quelle che si dicono a Davos. Queste scelte concrete possono essere anche un contributo alla pace? Assolutamente sì. Sottrarre alla guerra il “carburante” degli interessi energetici è centrale. E da questo punto di vista le fonti rinnovabili sono obiettivamente amiche della pace. Un tempo si diceva che erano il modo più democratico per produrre energia… Perché sono diffuse, perché non hanno un padrone, anche se poi le tecnologie esistono e quindi bisogna che l’Europa si metta a servizio di quei Paesi che non le hanno. Ricordo che l’anno scorso l’Olanda ha installato 3.100 megawatt di solare fotovoltaico mentre l’Italia 700. C’è qualcosa che non va. E questo qualcosa ora vuol dire bollette più alte.

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