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Istituto Centrale per il Restauro

Diretto da Cesare Brandi durante il II dopoguerra, è tutt'oggi tra le principali "istituzioni" del restauro in Italia. Tra ricerca e formazione, l'Istituto Centrale del Restauro è sicuramente propulsore di un restauro di eccellenza non solo teorico, ma anche pratico.

17 Nov 2020 - Redazione

Organo del MiBACT, l’Istituto Centrale per il Restauro (già “Istituto Superiore per la Conservazione ed il Restauro”) è un punto di riferimento internazionale per la conservazione dei beni culturali. Istituito nel 1939 su consiglio di Giulio Argan, ha avuto come direttore, dalla fondazione al 1959, Cesare Brandi, autore della raccolta di saggi Teoria del Restauro. Pioniere degli studi scientifici nel campo del restauro sin dalla sua fondazione, l’ICR è da sempre improntato all’interdisciplinarietà, tanto che vi collaborano storici dell’arte, archeologi, biologi, chimici, restauratori e architetti impegnati a fornire consulenze, eseguire restauri e studiare i fattori di rischio che mettono a repentaglio il patrimonio storico. 

Seguendo i princìpi di Brandi sulla conservazione preventiva, l’ICR dal 1996 ha stilato la Carta del Rischio, un insieme di banche dati che documentano lo stato di criticità e i pericoli cui sono esposti, sia per fenomeni antropici che per fenomeni naturali, i beni monumentali e archeologici presenti sul territorio nazionale. Fiore all’occhiello dell’ICR è la Scuola di Alta Formazione, dove studiano i futuri restauratori che, già durante il corso, hanno occasione di mettere in pratica gli insegnamenti sui cantieri dell’Istituto. Tra gli innumerevoli interventi di restauro quelli sui Bronzi di Riace, sui mosaici del sito sommerso di Baia e sul Cenacolo vinciano. 

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