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Il futuro sta nelle pompe di calore

Silvia Camisasca | Avvenire

08 Feb 2019 - Redazione

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Il futuro sta nelle pompe di calore - Silvia Camisasca | Avvenire

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Sono rimasti in garage perfino i diesel Euro 4, in circolazione fino al 2020, in attesa che i valori di PM10 calassero sotto la soglia di attenzione: è il provvedimento scattato pochi giorni fa, in alcune aree del nord Italia, che si ripete ogni volta ne pioggia, ne vento spazzano dai nostri cieli lo smog prodotto dalle città. Ma occorre individuare tutti i colpevoli. Agli impianti termici degli edifici va attribuita infatti una quota delle emissioni totali di CO2 compresa tra il 50 e il 75%, di gran lunga superiore del 26% imputabile al traffico veicolare. E non è tutto, perché ai sistemi di riscaldamento vanno addebitate anche le emissioni di polveri sottili PM10, in parte tre volte maggiore di quelle a carico delle vetture.

L’Energy Strategy Group del Politecnico di Milano nel suo più recente report in materia parla di una “vicenda” che ha origini lontane: ben 12 milioni di edifici residenziali, circa il 77%, sono ormai quarantenni, costruiti ben prima dell’introduzione dei vincoli progettuali, concepiti per il contenimento del consumo energetico (legge 373 / 1976). Come non bastasse, lo stato di uno su 4 è valutato “mediocre” o “pessimo”. Nel nord Italia, dove la richiesta di riscaldamento è maggiore, solo il 7,4% degli edifici appartiene alle classi energetiche B, A o A+, con oltre la metà che rientra nelle più basse G o F. La seconda ragione coinvolge, invece, gli stessi impianti termici. Di essi oltre il 94% è alimentato dai combustibili fossili.

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