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SALVA

Il bello dei ”lavori verdi”? Sono inclusivi e hanno più futuro

Carla Reschia | Green & Blue

13 Nov 2020

Redazione

Resilienza. Ma anche sostenibilità ambientale, economia circolare. Il mondo di Greta Thunberg non è più solo un’utopia ma inizia a diventare anche un progetto, ovviamente sostenibile, di impresa. Complici forse la pandemia e l’aggravamento della crisi, le aziende capiscono e applicano sempre meglio alla produzione la legge di conservazione della massa. Ovvero, citando Lavoisier: “Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma”. Tanto da creare nuove figure professionali “green” richiestissime e da rappresentare quindi, in tempi magri, una bella occasione di lavoro.
Questo e altro racconta il corposo rapporto GreenItaly di Fondazione Symbola e Unioncamere secondo cui tra il 2020 e il 2024 il 38% del fabbisogno delle professioni, richiederà proprio competenze legate al settore “verde”. Un campo che comprende un ventaglio ampio e variegato di prodotti e tecnologie e coinvolge ben 432 mila imprese. Tante sono quelle che negli ultimi cinque anni (2015-2019) hanno investito in settori come l’efficienza energetica, le fonti rinnovabili, il taglio dei consumi di acqua e rifiuti, la riduzione di sostanze inquinanti, il riciclo. Si tratta di quasi un terzo, il 31,2%, del totale dell’imprendtoria extra-agricola e di un numero di imprese in netto aumento rispetto alle 345 mila del quinquennio precedente. La tendenza è particolarmente spiccata tra quelle guidate da under 35, dove il 47% ha fatto eco-investimenti, contro il 23% delle restanti.

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