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Hai voluto la bicicletta? Allora pedala!

Tutti in bicicletta, in tutta Italia. L'economia delle due ruote è in salute e tiene in salute tutto il Paese. Oggi le biciclette si trovano persino al Cafè, nelle figurine e hanno rimesse dedicate negli alberghi. Il Giro d'Italia numero 100 fa scoprire la ricchezza di un settore ricco di tecnologia ma con un cuore antico: è l'A Bi Ci della bicicletta.

06 Mag 2017 Redazione

Non ci sono dubbi sul fatto che la preesistenza dello sport rispetto all’Unità del Paese, essendo nato il primo nel 1844 in Italia e la seconda arrivata nel 1861, è uno dei segreti meglio conservati da noi, ovvero una informazione che lo sport dovrebbe dare di sé e invece ignora.

Che quest’anno si corra il Giro d’Italia numero 100 invece per fortuna lo sappiamo in tanti. La Rcs ha sparato le sue cartucce migliori per celebrare la ricorrenza, anche coinvolgendo altre aziende editoriali che rappresentano l’eccellenza del Paese, dalla Rai con tanto di polemiche sul valore del contratto a Bell’Italia, dunque Cairo Editore, alla Panini che si è impegnata orgogliosamente in una raccolta di figurine che a qualcuno avrà fatto venire in mente le biglie con cui si giocava in spiaggia.

D’altra parte il ciclismo, meglio, le due ruote oggi sono dappertutto. Non siamo ancora, in Italia, al manifesto politico lanciato da Sky in Gran Bretagna: more bikes, less cars, piu’ biciclette, anche per ridurre traffico e smog. In compenso abbiamo le proteste dei nuovi fattorini che in bici viaggiano per le loro consegne, abbiamo pochi km di piste ciclabili eppure un’industria di settore che è tanto un fiore all’occhiello che un marchio come Pinarello è finito nell’orbita di Louis Vuitton, abbiamo interi centri storici che sono una sinfonia di pedalate come Ferrara e Ravenna, e poi …

Poi, ci sono i Bike Cafè. Quelli raffinati come il Bianchi, a Milano, poco lontano dal Duomo, dove si mangia in mezzo a una esposizione degli ultimi modelli di un altro marchio storico del Made in Italy, oppure sempre a Milano, l’Upcycle Cafè. Sono la nuova resistenza all’ormai prossimo sbarco all’ombra della Madonnina di Starbucks, strizzano dichiaratamente l’occhio al locale numero 1 – ‘Look Mum no hands’, guarda mamma, pedalo senza mani sul manubrio, un luogo di culto a Londra – e sono posti dove col menu è come ti portassero un manifesto da sottoscrivere.

Su quel manifesto c’è scritto che non si tratta solo di mobilità, e già sarebbe molto, ma anche di un modo di ripensare il tempo, “di un modo diverso di vivere e condividere la convivialità”. A Treviso, da goliardi, qualche anno fa avevano riassunto la stessa filosofia in un titolo ammiccante su una manifestazione cicloturistica: in 3 mila tutte con una voglia di bici, che non traduciamo ma decliniamo.

Oggi la bici è sexy. I fedelissimi di Strava, una app nata a San Francisco, si sfidano sui percorsi più belli del mondo anche senza incontrarsi, e poi ci sono comunque i grandi raduni rock per ciclisti di tutte le generazioni: le gran fondo e le cicloturistiche. L’Italia è un Paese di eroi, santi e pedalatori.

Tutti in sella, anche con la S maiuscola di Selle Italia, azienda di Asolo che ha appena lanciato IdMatch, un sistema che elabora la miglior posizione da tenere. L’azienda evidentemente ha imparato bene la lezione visto che ha 120 anni di storia e li festeggia con Smart Caliper, uno strumento a sensori digitali, che deve mantenere la stessa leggerezza garantita dalla sella Novus SuperFlow che pesa appena 290 grammi. Saperi artigiani e ricerca il segreto, come per chi corre: allenamento e passione combinati per pedalare, succederà il 21 maggio, lungo la Nove Colli che si definisce Regina delle Gran Fondo e introduce il derby italiano delle due ruote.

Materia del contendere, primariamente tra Riviera Romagnola e Alto Adige, con la partecipazione allargata in realtà a tutta Italia, perché ad esempio a Lucca, dove il Bike Cafè si chiama addirittura Ciclo Di-Vino, si pedala sulle mura, i Bike Hotel che sono una bella dimostrazione di come lo sport abbia trascinato il Paese sul fronte di un nuovo turismo. Da una parte low, accessibile a tutti; dall’altra love, interessante per chi ha tanti soldi da spendere e magari per un evento nemmeno vuole essere protagonista e si accontenta di un posto in tribuna Vip. In mezzo, lo sport appunto, un settore in cui la domanda determina l’offerta.

In Alto Adige ci sono 36 Bike hotel. Funzionano proprio così, con la rimessa per le bici vicino alla reception e gli orari del ristorante adattati per questa nuova clientela che si sveglia prima, mangia più tardi e ha una stagione lunghissima, da marzo a novembre, oltre tutto compatibile con quella classica invernale. Guardi i siti degli alberghi e oltre alle camere sono presentate delle tecniche, come la flow uphill che è un altro manifesto: cercando e trovando la giusta posizione sulla mountain bike non ci sono più salute impossibili. E così la vacanza diventa un fatto di famiglia, un divertimento buono per tutti.

Potremmo andare avanti ancora, tanto avanti che ieri, 5 maggio, altro che “siccome immobile”, è stato presentato L’A Bi Ci di questa parte felice del Made in Italy: il primo rapporto sull’economia del settore. Un settore che gode di ottima salute al punto che oggi dire “hai voluto la bicicletta? Allora pedala!“ non è piuù una battuta quasi denigratoria ma un invito che tanti interpretano come una benedizione.

Luca Corsolini – Symbola

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Giornalista sportivo

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A cura di: Luca CORSOLINI

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