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Edilizia e Green Economy

Ricerca e sviluppo di tecnologie e materiali, interconnessione tra pubblico e privato: tutta la filiera del mondo dell'edilizia sta puntando negli ultimi anni sempre di più alla circolarità e alla sostenibilità per costruire abitazioni, quartieri e città sempre più rispettose dell'ambiente. Ce lo raccontano meglio da vicino in questo articolo Paola Pierotti e Andrea Nonni

12 Gen 2021 - Redazione

Realizzato in collaborazione con Paola Pierotti, architetto e giornalista, socia e fondatrice, insieme ad Andrea Nonni, di “PPAN comunicazione e networking per il costruito”: piattaforma di informazione giornalistica che svolge attività legate alla comunicazione e al networking nel mondo del costruito, assieme a strategie di supporto e management al fianco di progettisti, developer e costruttori (www.ppan.it)

Questo contributo fa parte del decimo rapporto GreenItaly, realizzato da Fondazione Symbola e Unioncamere, in collaborazione con CONAINovamont e Ecopneus.

 

Nuovi trend nel settore delle costruzioni: industrializzazione e integrazione della filiera

“The next normal in construction” è il titolo del rapporto 2020 della società McKinsey & Company, che mostra come la crisi del Covid-19 sembri destinata ad accelerare drasticamente la rivoluzione dell’ecosistema delle costruzioni, iniziata ben prima della pandemia. È ormai evidente come la crisi sia stata una leva per accelerare la rimodellazione del settore e come i paradigmi di riferimento siano sempre più chiari e condivisi: economia circolare, decarbonizzazione, salute e benessere delle persone, digitale, interdisciplinarietà, servizi.
In Italia nel 2020 l’edilizia è stata associata al “Superbonus” del 110% e alle opportunità legate al Recovery Fund, strumenti e politiche eccezionali e necessarie per la rigenerazione urbana sostenute da tutto il comparto della progettazione, della manifattura e delle costruzioni.
Una misura, quella dell’ecobonus per l’efficientamento delle costruzioni, che ha rappresentato un volano per un settore fortemente colpito dalla crisi e una spinta all’innovazione sostenibile della filiera. Che ha mobilitato oltre 42 miliardi di investimenti per la riqualificazione energetica, di cui 3,5 miliardi solo nel 2019, con un risparmio complessivo di circa 17.700 GWh/anno (1.250 GWh nel 2019) [74].
Politiche eccezionali e necessarie e tuttavia non risolutive. Dal mondo delle Utilities ad esempio, è forte la richiesta di un diverso approccio infrastrutturale alla riqualificazione energetica, che tenga conto dei bisogni delle diverse comunità coinvolte, dagli abitanti  del singolo edificio a quelli del sistema città, connettendoli tra loro.
Il settore delle costruzioni è l’industria più grande del mondo, si va dai tunnel sottomarini ai grattacieli, eppure, anche a prescindere dalla crisi, registra risultati insoddisfacenti da lungo tempo. L’ecosistema rappresenta il 13% del Pil globale, ma negli ultimi due decenni – come riporta la ricerca McKinsey & Company – ha visto una crescita della produttività di appena l’1% annuo. Sforamenti di tempo e costi sono la norma, e i guadagni complessivi al lordo di interessi e tasse (EBIT) sono solo del 5% circa. Da qui l’urgenza e l’evidenza dei cambiamenti che si dovranno affrontare: la combinazione di requisiti di sostenibilità, la pressione sui costi, la scarsità di competenze, i nuovi materiali, gli approcci industriali, la digitalizzazione e l’aggiunta di una nuova categoria di attori che sembra destinata a trasformare la catena del valore.
Dopo l’attenzione rivolta per anni alla sostenibilità ambientale – con il moltiplicarsi di iniziative legate alla ricerca e sviluppo di tecnologie e materiali e il diffondersi di certificazioni sempre più articolate raccontate nel dettaglio anche nei capitoli “Edilizia” del rapporto GreenItaly degli ultimi anni – e alla digitalizzazione, il focus si concentra sul Design For Manufacturing and Assembly (Progettazione per Produzione e Assemblaggio), in sigla DfMA, che risveglia l’interesse del mondo delle costruzioni e di quello  dell’industria, e impone un dialogo più serrato con la progettazione. Obiettivo? Ottimizzare il processo, aumentare la qualità, ridurre costi e tempi, creare sinergie virtuose tra  mercati, sviluppare soluzioni compatibili con l’ambiente.
Tra gli attori del real estate che si sono distinti nel 2020 nel mercato italiano c’è la multinazionale australiana Lend Lease, impegnata a Milano anche nella valorizzazione dell’area di Expo Milano 2015 (Arexpo – Mind) dove con l’operazione West gate si sta progettando un distretto innovativo, per dare una risposta concreta alla constatazione condivisa che il mondo delle costruzioni è tra i meno produttivi dei settori industriali (che qui citiamo perché riguarda Milano e perché, anche se impresa non italiana, avvia un approccio che senza dubbio sarà seguito da altri).
Sfide aperte per la progettazione e l’industrializzazione, anche facendo leva sulla digitalizzazione del prodotto real estate. A caratterizzare l’investimento della multinazionale australiana si ricorda che il nuovo chief executive digital office ricopriva il medesimo ruolo in General Electric: un segnale dell’investimento in una risorsa con competenze specifiche nella trasformazione digitale, ereditato da un settore avulso dal real estate. E parlando di digitalizzazione del costruito, si va oltre il Building Information Modelling (BIM) arrivando al concetto di “digital twin”, del modello virtuale dell’edificio che incorpora tutte le caratteristiche dell’edificio e valuta i comportamenti anche ambientali nel ciclo di vita dell’opera. A Milano, nel distretto di Mind, tutto il processo sarà gestito in questa modalità.
La spinta all’innovazione è indubbia, tutti sono alla ricerca di sacche di aumento di efficienza, ma oggi si deve fare i conti con un contesto di incertezza complessiva a fronte di una domanda in evoluzione e in calo su diversi comparti. Tutte le spinte innovative avvengono per definizione quando ci sono scale significative di progetto e budget importanti, vero è che se viene a mancare uno di questi due elementi, si rimane nella fase laboratoriale e non si riesce a ingegnerizzare.

 

Alleanza pubblico e privato, partenariati interdisciplinari

Nel contesto nazionale si distingue l’iniziativa promossa dall’Associazione aree urbane dismesse (Audis) per finanziare, con un partenariato pubblico-privato, la transizione green delle città, obiettivo reso più urgente dopo la crisi sanitaria, facendo tesoro proprio del dibattito sugli incentivi per l’efficienza energetica (eco e sisma bonus, e superbonus del 110%) e di quello sull’uso delle risorse del Recovery Fund. Si parte con tre comuni italiani che hanno aderito per primi alla proposta “Rigenerazione in Classe A”, Ferrara, Bologna e Prato. All’interno del gruppo di lavoro di Audis hanno messo in campo le proprie competenze Nomisma, Lama, Euregio+ e Dentons. Si punta ad interventi che simultaneamente tengano conto della riqualificazione energetica degli immobili (della componente edilizia e degli impianti), della riduzione di vulnerabilità sismica, dell’accessibilità e del miglioramento del contesto urbano. Ribadito che non basta procedere condominio per condominio, si ipotizza di partire da “spicchi di città” dove si possa costruire un progetto pubblico che tenga conto di tutti gli interventi che possono beneficiare dei bonus nazionali, con l’intento di rilasciare, grazie all’economia di scala, anche del valore nel quartiere.
Il progetto Audis si chiama “Verso la città in classe A” e guarda con interesse a edifici di proprietà pubblica (uffici, scuole, biblioteche) e a quartieri dove dovrebbero essere attivate forme di intervento in ottica multi-stakeholder. A Prato si lavorerà sul tema dell’economia circolare, a Bologna grande attenzione alle aree dismesse, a Ferrara focus sull’edilizia residenziale pubblica.

Progetto innovativo che prevede la compartecipazione delle amministrazioni locali con player del settore, e in prima battuta sono stati individuati tre partner di scala nazionale, Enel X, ENI Gas & Luce e TEP Energy Solution (Snam), con l’intento di supportare i Comuni perché diventino promotori e coordinatori (anche eliminando costi gestionali) per ottenere benefici collettivi in termini di qualità urbana.
Da tempo Eni gas e luce persegue ad esempio l’obiettivo di evolversi da fornitore di gas ed elettricità a un vero e proprio energy advisor del cliente. Ed è in linea con questa strategia la soluzione “CappottoMio” dedicata alla riqualificazione energetica e sismica degli edifici che, anche grazie alle opportunità offerte dall’ecobonus, sismabonus e recentemente dal superbonus 110%, permette di attualizzare subito i benefici economici per il cliente grazie alla cessione del credito d’imposta. La prossima sfida sarà coinvolgere aziende, enti locali ed esperti del settore per individuare linee guida che, nel rispetto delle normative di settore, consentano alle amministrazioni locali di approcciare al meglio interventi di riqualificazione energetica e/o sismica su scala urbana.
Player pubblici e privati concordano sul fatto che la riqualificazione energetica e sismica degli edifici sia essenziale per la rigenerazione delle città, ma da sola non è sufficiente. Ecco che il coinvolgimento delle amministrazioni locali è imprescindibile per orientare gli interventi là dove possano creare maggiori benefici per la collettività e senza tralasciare aree tradizionalmente svantaggiate come quelle di edilizia residenziale pubblica. Tra i soggetti in campo c’è anche Snam4Efficiency con il braccio Tep Energy Solution (una delle principali Esco acquisite nel 2018) che tra l’altro ha affiancato al proprio pacchetto per l’efficientamento dei condomini “Casa Mia” il Sustainable Energy Program per le aziende. “Vivi Meglio” è invece l’offerta per la riqualificazione energetica e sismica di Enel X, che permette di effettuare interventi mirati all’efficientamento energetico degli edifici, come il cappotto termico per la coibentazione degli involucri edilizi, la realizzazione di impianti di riscaldamento efficienti con ridotte, o azzerate, emissioni inquinanti, sistemi fotovoltaici con storage, per l’autoproduzione ed accumulo di energia elettrica, impianti di illuminazione ad alta efficienza di strade, parchi ed edifici, sistemi di videosorveglianza, al fine di elevare la sicurezza dei centri abitati, e l’installazione di infrastrutture di ricarica per veicoli elettrici.
Iniziative puntuali, sperimentali e innovative, ma come richiesto dalla filiera occorre poter contare su un contesto idoneo e favorevole attraverso la stabilizzazione dei bonus fiscali, almeno fino al 2023, al fine di riuscire a sviluppare e completare i grandi interventi di rigenerazione urbana.

Tra le città italiane che nel 2020 si sono distinte per un impegno attivo, con cantieri sperimentali, prestando attenzione ai temi della transizione digitale, della circolarità e della forestazione urbana c’è Prato. Se Savona si era messa in corsa per diventare la prima città in Europa a misurare la propria sostenibilità aderendo al progetto internazionale Leed for Cities, promosso dallo U.S. Green Building Council (l’ente no profit statunitense che gestisce il sistema di certificazione di sostenibilità degli edifici Leed), la città toscana ha avviato in questi mesi tre iniziative di co-progettazione da realizzare con fondi europei di UIA Urban Innovative Actions (3,8 milioni di euro di cui il 20% co-finanziato dal comune toscano), che mettono la natura al centro del processo per contribuire ad avere una città sana e resiliente, grazie all’impiego delle Nature Based Solutions nell’architettura.
Tre gli interventi-pilota in altrettante aree del comune di Prato, con l’obiettivo di creare un’infrastruttura appetibile per gli investimenti privati. In campo per il piano di forestazione urbana anche l’architetto Stefano Boeri e il neurobiologo Stefano Mancuso con Pnat (Plant, Nature and Technology). Nel quartiere del Soccorso, ad altissima densità abitativa, con edifici degli anni ’50 e un’importante arteria di attraversamento, è previsto il progetto per la forestazione di un edificio per uffici delle multiutilies Estra/Consiag, un immobile degli anni ’80 caratterizzato da un involucro trasparente. Il secondo progetto riguarda il quartiere di San Giusto caratterizzato da case popolari, periferia degli anni ‘80 con centri commerciali e grandi contenitori mono-funzionali. Qui l’intervento riguarderà le facciate di tre edifici residenziali multipiano, del giardino interno e della ripavimentazione dei parcheggi, a cui si aggiungerà una serra idroponica, in modo tale  che questo intervento, volto ad incentivare anche l’inclusione e l’innovazione sociale, diventi di fatto un luogo di produttività e redditività. Il terzo progetto sarà nel quartiere del Macrolotto Zero, un’area post-industriale con edilizia degli anni ‘50-‘60, completamente edificata: un edificio industriale verrà riconvertito in mercato coperto per la filiera corta.
Tre sfide dell’iniziativa denominata Prato Urban Jungleche, stando alla timeline del bando europeo, dovranno concretizzarsi entro la primavera del 2022. Un caso scuola che fonda le sue radici sul partenariato interdisciplinare e che, in linea con le tematiche legate alla smart city punta ad arrivare anche qui ad un digital twin, un gemello digitale anche per i temi ambientali connessi alla città.

 

Digitalizzazione, tecnologia, connessioni e co-progettazione

Se la pandemia è stata un acceleratore, gli effetti sull’efficientamento del settore delle costruzioni si misurano anche attraverso nuovi modelli di business dove al prodotto si aggiungono i servizi, con nuovi mestieri, in particolare sul fronte del program management per far interagire le controparti in tutto il processo, dalla progettazione, alla costruzione alla gestione, e dando una risposta alla frammentazione dei diversi ruoli della catena del valore. Dal digital al post digital: al Bim si aggiungono altre componenti come l’IoT e l’attenzione si sposta sulla gestione degli sviluppi immobiliari. Oltre la casa e il condominio, il focus è sui pezzi di città. Con attenzione all’uomo e all’ambiente. Gli esperti sottolineano che chi avrà in mano l’ultimo miglio potrà giovare della marginalità aggiunta: se si pensa ad esempio ai servizi che spaziano dalla consegna dei prodotti dell’e- commerce alla telemedicina quando si aggiunge la componente della domotica. Il real estate diventa sempre più complesso e la tecnologia gioca un ruolo fondamentale.

Non mancano sul mercato nuovi soggetti impegnati nei grandi progetti di sviluppo immobiliare come consulenti, ma che hanno il know how e le competenze per dare concreto valore aggiunto alla filiera. Tra le altre R2M, research to market [75] (con sede nel polo tecnologico di Pavia) che, tramite partnership strategiche, crea e sviluppa la proprietà intellettuale (conoscenza, prodotti e servizi) attraverso la traiettoria dell’innovazione, dalle fasi iniziali della progettazione concettuale e della ricerca di base alle fasi finali dei test sul campo e l’ingresso nel mercato. Focus specifico sulla sostenibilità per la valutazione della certificazione degli edifici, con specializzazioni in materia di energia e ambiente. Ancora una volta l’attenzione è rivolta alle fasi del progetto, dalla consulenza sullo sviluppo di masterplan nel modo più sostenibile, alla modellazione ambientale dettagliata per analizzare la progettazione degli edifici e dei loro sistemi di ingegneria, fino alla consulenza continua per monitorare e guidare il miglioramento degli edifici in esercizio.

Nella sfida di filiera, l’attenzione è rivolta al design e alla centralità del progetto, che deve essere studiato e definito in funzione del ciclo di vita dell’opera. Se si stima che il costo di manutenzione va dall’1 al 3% a seconda della complessità dell’asset, e se si considera una vita media variabile da 30 a 70 anni, è chiaro che se non si progetta adeguatamente, ci sono ampi margini di incidenza nel tempo. Tra le linee di azione più ambite anche quella di limitare i cantieri con singoli prodotti, e di andare verso soluzioni integrate per pacchetti, a titolo di esempio, con sistemi-solaio che già includono tutta la componente impiantistica. Scelte che impongono uno stravolgimento del rapporto con la supply chain: non si progetta per poi andare sul mercato a trovare il partner migliore per costruire, le partnership si fanno a monte. L’orizzonte sembra essere quello della co-progettazione e del co-sviluppo: più lavoro a monte nella scelta di stakeholder economicamente e tecnicamente impeccabili, ma più controllo del processo e valorizzazione delle competenze.

Da oltre vent’anni, nato da una collaborazione pubblica-privata promossa da ENEA (Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile), con base a Brindisi, c’è CETMA [76], Centro di Ricerche Europeo di Tecnologie, Design e Materiali, un’Organizzazione di Ricerca e Tecnologia (RTO) che fa ricerca applicata, sviluppo sperimentale e trasferimento tecnologico nel settore dei materiali avanzati (compositi, polimeri, materiali bio-based e da riciclo), si occupa di ICT (sviluppo di  software specialistici per applicazioni innovative nell’ingegneria, nella produzione e nei servizi) e di sviluppo di prodotto, e reinveste tutti gli utili in progetti di ricerca, formazione  e trasferimento tecnologico. Il Cetma (i cui soci sono, in ordine di rilevanza delle quote, ENEA, Rina Consulting, ASA – Azienda Servizi A.N.I.M.A., Axist, G.M.T. Sud, Università del Salento, Digimat, Lattanzio Group, Marlanvil, Sysman) implementa un concreto trasferimento tecnologico, in quanto le conoscenze prodotte dai suoi tecnologi e ricercatori sono impiegate per risolvere problematiche di innovazione per clienti mirati. In particolare, la missione della sua unità “Resilient and Sustainable Civil Engineering” punta a favorire opportunità di business per le imprese del settore costruzioni, attraverso soluzioni che massimizzino la sostenibilità ambientale e la resilienza, anche valorizzando  la partecipazione a progetti di ricerca nazionali ed europei.

Dal 2007 in poi, si sono rapidamente diffusi vari protocolli internazionali per certificare la sostenibilità degli edifici (Leed, Breeam, Well, etc) ed entro il 2020 anche in Italia dovrebbe esserne lanciato uno nuovo. Si chiama Wired Score [77] (Evora Global che ha aperto una base nel nostro Paese, è tra i primi Wired Score AP in Italia) ed è il primo protocollo internazionale che misura e certifica la connettività degli immobili. Gli ambiti oggetto di misura sono la resilienza intesa come capacità di trasformare i rischi climatici in opportunità di investimento, attraverso un piano d’azione mirato; la qualità del servizio offerto agli occupanti; la copertura mobile senza interruzioni in tutte gli ambienti; la gestione della molteplicità di operatori disponibili; la capacità dell’immobile di avere un’infrastruttura a “prova di futuro”, pronta ad accogliere gli sviluppi che la tecnologia porterà nei prossimi anni.

Tra le numerose certificazioni proposte a scala nazionale e internazionale ce ne sono alcune anche specifiche sulla salubrità, nell’ottica di orientare la progettazione alla prevenzione ambientale: particolare interesse è riservato al sistema di monitoraggio delle sostanze volatili indoor in campo edilizio, per analizzare e scegliere materiali mirati alla qualità dell’abitare. Biosafe è una di queste: uno standard piuttosto recente (i primi edifici sono stati certificati nel 2017) che serve a verificare che siano rispettate precise indicazioni che permettono di abbattere le emissioni inquinanti dalla fase di progetto a quella di collaudo finale (con l’aria che viene sottoposta ad analisi, anche a lavori finiti).

 

Progettazione

Come scrisse la World Conservation Union nel 1991, lo sviluppo ecosostenibile deve essere inteso come “un miglioramento della qualità della vita, senza eccedere la capacità di carico degli ecosistemi di supporto dai quali essa dipende”. Da qui, l’interesse nel valorizzare tanto le grandi opere quanto l’architettura del quotidiano, allineando quest’ultima alle esigenze specifiche della modernità, con uno sguardo sempre rivolto al domani. Bioarchitettura, bioedilizia, biofilia. Si moltiplicano le diciture, rimane che lo scopo dell’architettura sostenibile è quello di minimizzare gli impatti ambientali negativi dell’edilizia, ripensandola come una proficua e necessaria collaborazione con la terra.
Tenendo al centro l’uomo, il suo confort e benessere.

E nella lunga rassegna di architetture progettare e costruite negli ultimi mesi, un outlook può essere offerto dalle opere vincitrici di alcuni premi di rilevanza nazionale. Per l’edizione 2020 dei CasaClima Awards si è distinto un edificio residenziale costruito a Sabaudia (LT), inserito all’interno del Parco Nazionale del Circeo, oggetto di un intervento di demolizione e ricostruzione con il mantenimento della sagoma esistente. Costituito da una struttura intelaiata in cemento armato con tamponatura in laterizio e cappotto esterno in fibra di legno, si compone di un piano seminterrato ed un piano fuori terra per complessivi 280 mq lordi. La scelta del progettista, Federico Lestini, è stata quella di realizzare un edificio NZEB. È un CasaClima Gold Nature ed è appunto il progetto vincitore dell’ultima edizione.

Oltre al premio del pubblico, ogni anno l’agenzia di Bolzano assegna riconoscimenti ai progetti più meritevoli o peculiari fra quelli che, nell’anno precedente, hanno ottenuto il sigillo di garanzia di qualità ed efficienza in edilizia (in totale 1.544 i fabbricati certificati nel 2019).
Nel 2020 gli esperti hanno premiato realizzazioni in tutta Italia. Tra gli altri il negozio NaturaSì di Corso Europa a Genova, il primo caso di retail certificato Work&Life. Qui (progetto dello Studio Architetture – Mariarita Mariani) l’attenzione per l’ambiente si è tradotta passo dopo passo in un concreto percorso verso una visione olistica della sostenibilità, testimoniata dalla volontà di costruire un negozio energeticamente efficiente sfruttando fonti di energia alternative, l’uso di materiali ecologici e quando possibile riciclabili e in generale di adottare pratiche finalizzate al risparmio energetico. Inoltre, esso può essere considerato una vera e propria “macchina termica”, in grado di recuperare il calore prodotto dagli impianti di refrigerazione e dotato, all’esterno, di colonnina di ricarica per auto e moto elettriche.
Riconoscimenti da Nord a Sud. Premio anche a Lamezia Terme (CZ) dove, attraverso un intervento di ristrutturazione eco-sostenibile e innovativo, l’Albergo Centrale, un palazzo storico di fine ‘800 situato nel centro della città, è stato riportato ai suoi antichi fasti. Particolare impegno è stato dedicato al progetto di risanamento energetico (coordinato dall’architetto Carlo Carlei) con un isolamento interno reso possibile dalla scelta dei materiali (sono stati rispettati i più severi criteri ecologici quali isolamenti in fibra di legno, intonaci in argilla…) e con tecnologie impiantistiche che hanno permesso di raggiungere la classe energetica A e un alto livello di sostenibilità attraverso la certificazione ClimaHotel.
Tra le riqualificazioni, si è distinto il riuso di un opificio dismesso nel centro di Torino, ai piedi della Mole Antonelliana, diventato occasione per riconfigurare questa porzione di tessuto urbano con un insediamento residenziale. L’intervento di ristrutturazione, avviato nel febbraio 2017 e firmato da G*AA-Giaquinto Architetti Associati si è posto come obiettivo quello di alterare il meno possibile l’aspetto del fabbricato esistente nel rispetto delle normative comunali e dell’estetica dell’intorno. Certificazione CasaClima “R”isanamento.
Tornando in Alto Adige, premiato il CiAsa – hotel Acqua Bad Cortina (Pedevilla Architekten) di San Vigilio di Marebbe, una costruzione senza isolamento e in solo legno massiccio. La particolare composizione della copertura rende l’edificio visibile da lontano, mentre allo stesso tempo il tetto assume una posizione protettiva grazie alla sua bassa linea di gronda. Grande importanza è data all’aspetto della sostenibilità e della regionalità con l’impiego di materiali locali, lavorati da artigiani locali. Il legno proviene dalle foreste che sono state colpite dalla tempesta Vaia nel 2018 e i pavimenti in pietra da blocchi erratici delle Dolomiti. Ancora, lungo la valle dell’Adige, sul margine meridionale del paese di Postal, il vecchio fienile dell’Innerbachlerhof ha acquistato nuova vita grazie ad un’attenta ristrutturazione curata da Mark Pichler: dal preesistente fabbricato sono stati ricavati tre appartamenti per le vacanze e una sala di degustazione per i prodotti della fattoria. Le vecchie murature sono state preservate anche nell’aspetto, preferendo intervenire con un isolamento dall’interno. La maggior parte della nuova struttura interna  è stata costruita in legno. A testimoniare la nuova vita del fienile, certificato CasaClima A, l’installazione di moderni balconi sporgenti in ferro scuro sulla facciata a sud-ovest.

La certificazione CasaClima, obbligatoria per le realizzazioni in provincia di Bolzano, è facoltativa in tutti gli altri territori, ma è oramai ampiamente diffusa anche grazie all’impegno di progettisti in tutto il Paese e all’azione dei network locali.
Ancora una volta con l’intento di far emergere un tracciante si ricorda anche l’operazione promossa dal Green Building Council, che lavora sugli standard sviluppati a partire dall’esperienza americana del protocollo Leed.
In occasione dell’undicesima edizione della World Green Building Week, il GBC Italia ha infatti assegnato i GBC Italia Awards, esemplificativi del movimento green dell’edilizia sotto più fronti. La leadership in Green Building Design e Performance è stata assegnata all’impresa Ghella spa per il Ghella Meeting Center di Roma, certificato LEED Platinum con il punteggio 81/110. L’intervento riguarda la realizzazione di un volume di collegamento tra due edifici esistenti che ospitano la sede dell’impresa e l’ampliamento, di circa 200 mq, offre nuovi spazi per uffici e una sala di rappresentanza multi-funzionale. Un esempio di sostenibilità reso possibile anche grazie alle tecnologie più avanzate e ad un processo di sviluppo interamente eseguito in BIM, con il supporto di Spaini Architetti Associati e Sinergi Consulting.
La leadership di Impresa e Sostenibilità è stata attribuita a pari merito a Italcementi e Colorificio MP. Il Premio Mario Zoccatelli, che riconosce la leadership in Green Building nel settore pubblico è stato assegnato anche in questo caso ex aequo al Comune di Pesaro con il progetto: “Pesaro: città amica dell’ambiente” e al Mibact con il progetto del “MEIS – il Museo nazionale dell’Ebraismo italiano e della Shoah” a Ferrara, certificato GBC Historic Building® Oro.

Nel 2020, Coima, piattaforma leader nell’investimento, sviluppo e gestione di patrimoni immobiliari per conto di investitori istituzionali (si legga il rapporto GreenItaly 2019 per dettagli sul bilancio di sostenibilità) ha ricevuto invece dal US Green Building Council il riconoscimento Greenbuild Europe Leadership Award 2020, ottenuto per avere sviluppato e gestito il più grande patrimonio immobiliare nazionale certificato da un punto di vista ambientale, avviando un programma dedicato a livello nazionale. Apripista alle certificazioni Leed in Italia con la registrazione di Torre Unicredit nel 2005, Coima ha nel 2020 un portafoglio di 33 edifici certificati Leed per oltre 400mila mq che rappresentano circa il 40% delle certificazioni dell’intera città di Milano. A questi se ne aggiungono 15 in via di sviluppo, 10 dei quali riceveranno anche la certificazione Well. Coima ha inoltre avviato il percorso per certificare Porta Nuova Leed e Well for Community: sarà il primo progetto al mondo di riqualificazione urbana di quartiere a ottenere la doppia certificazione, contribuendo al posizionamento di Milano e del Paese tra i territori più avanzati nel perseguire la leadership in iniziative ESG (Environmental, Social & Governance) con impatto misurabile e trasparente. Il percorso per la doppia certificazione prevede una fase di progettazione, di raccolta dati, di rendicontazione che porterà inoltre all’integrazione di alcuni strumenti e servizi per la comunità, con l’obiettivo di ottenere la certificazione nel 2021.
Tra i numerosi cantieri in corso con Coima c’è Gioia 22, in fase di completamento, che grazie all’introduzione delle più efficaci best practice di edilizia sostenibile sarà in grado di rispondere agli standard Nearly Zero Energy Consumption Building consentendo una riduzione del fabbisogno energetico del 75% rispetto alle più recenti torri direzionali presenti a Milano. Gioia 22, una torre di 26 piani fuori terra per 120 metri di altezza, progettata dallo studio di architettura Pelli Clarke Pelli Architects è il primo tassello dell’area Porta Nuova Gioia promossa da Coima sgr ed è realizzato con l’utilizzo di materiali certificati Cradle-to-Cradle – approccio incentrato sui principi di circolarità economica nello sviluppo immobiliare – con l’obiettivo di ottenere le certificazioni Leed Platinum e Well, grazie all’adozione di soluzioni architettoniche, tecnologiche e di  gestione capaci di massimizzare il benessere degli occupanti.

La concreta alleanza tra developer, progettisti e aziende è la chiave del successo di molte operazioni immobiliari. Ecco quindi il rinnovato interesse nell’avviare un dialogo tra manifattura, real estate, ingegneria e architettura. Tra i tanti esempi possibili, a Milano, l’operazione Nòvampère che si distingue per avere scelto una “facciata mangia smog” per un progetto residenziale. In campo c’è l’Impresa Rusconi, il progetto è a firma Beretta Associati ed è stato impiegato il cemento i.active TECNO di Italcementi contenente TX Active: si tratta di una superficie di 2.700 mq di pannelli che grazie a TX Active, il principio fotocatalitico brevettato da Italcementi, permette di unire sostenibilità ambientale e qualità estetica. Mille mq di superficie contenente il principio TX Active eliminano potenzialmente dai 6 ai 7.5 kg NOx/anno. In concreto, i 2.700 mq di facciata di questo progetto esposti alla luce del sole di Milano contribuiscono a neutralizzare le emissioni di circa 54 auto a benzina (euro 6) o 40 auto diesel (euro 6) e corrispondono a piantare circa 243 alberi, che si vanno ad aggiungere agli ulteriori 70 alberi ad alto fusto che la società ha piantumato nel parco di nòvAmpère.
Sempre nel capoluogo meneghino, nell’intervento De Castilla 23 firmato da Progetto Cmr si è scelta una soluzione Fiandre Architectural Surfaces che ha sviluppato soluzioni personalizzate, fornendo anche le ceramiche fotocatalitiche Active, speciali superfici autopulenti, antiodore, antinquinanti e antibatteriche con performance battericide, 24 ore su 24, anche al buio.
Ancora, nell’ambito del progetto SeiMilano sviluppato dall’impresa Borio Mangiarotti a firma di Mario Cucinella Architects con il paesaggista Michel Desvigne, sono state individuate soluzioni per la progettazione che consentono di raggiungere 10 Goals dei 17 Sustainable Development Goals delle Nazioni Unite e definiscono 6 Qualità specifiche (in salute, attrattivo, inclusivo, digitale, efficiente, informativo), che, bilanciate tra loro, renderanno SeiMilano un “ecosistema urbano intelligente”. E le soluzioni che saranno adottate nel comparto T consentiranno di ottenere la certificazione Leed Gold degli edifici terziari. Più nel dettaglio per questo progetto è stata rivolta particolare attenzione all’impatto ambientale con elevanti standard tecnologici: al fine di ridurre al minimo le emissioni di Co2 verrà adottato un sistema di teleriscaldamento e teleraffrescamento così da rendere gli edifici Nzeb (Near Zero Energy Building) e gli appartamenti saranno vere e proprie smart home, ambienti completamente connessi con sistemi di domotica gestibili anche da remoto tramite app.

 

È ormai evidente come la crisi sia stata una leva per accelerare la rimodellazione del settore e come i paradigmi di riferimento siano sempre più chiari e condivisi: economia circolare, decarbonizzazione, salute e benessere delle persone, digitale, interdisciplinarietà, servizi.

 

Case in legno

Anche la nuova Commissione Von Der Leyen punta molto su strumenti di miglioramento del patrimonio edilizio esistente (Renovation wave) e sul connubio materiali rinnovabili e tecnologia.
Nel suo discorso sullo Stato dell’Unione, il 16 settembre 2020, ha affermato: “I nostri edifici generano il 40% delle nostre emissioni. Devono diventare meno dispendiosi, meno costosi e più sostenibili. Sappiamo che il settore delle costruzioni può anche essere trasformato da una fonte di carbonio in un assorbitore di carbonio, se vengono applicati materiali da costruzione organici come il legno e tecnologie intelligenti come l’Intelligenza artificiale”.
Legno e, come abbiamo visto, la tecnologia si stanno affermando tra i protagonisti delle costruzioni anche in Italia. Il nuovo bio-quartiere di Bolgare (BG) realizzato da Marlegno Srl è la manifestazione di come alcune eccellenze italiane stiano incentrando le proprie realizzazioni sui temi della sostenibilità, del comfort ambientale e dell’efficienza energetica. L’intervento, attualmente in fase di completamento, è uno dei più grandi progetti di questo tipo in Europa e ruota attorno alla costruzione di 150 unità abitative in classe energetica A4 con struttura a telaio in legno, suddivise in ville unifamiliari e case a schiera con appartamenti a due piani. Il bio-quartiere si sviluppa complessivamente su un’area di 36 mila metri quadri e garantisce un’elevata qualità del costruito grazie all’impiego di legno ottenuto da foreste certificate PEFC, pacchetti di finitura dalle alte prestazioni termiche e acustiche, oltre a sistemi di domotica e monitoraggio ambientale di ultima generazione. La tecnologia entra in gioco già in fase di prefabbricazione che avviene in uno stabilimento conforme agli standard dell’Industria 4.0. Le singole unità abitative sono dotate di impianti di riscaldamento e raffrescamento a bassa temperatura, e utilizzano dei sistemi di captazione del calore solare mediante pannelli in copertura che contribuiscono a loro volta a ridurre le emissioni di gas serra in atmosfera. La bassa densità abitativa, i giardini privati al piano terra e gli ampi terrazzi che caratterizzano le aree esterne delle residenze, nonché la capacità di studiare spazi e volumi in accordo con le esigenze dei committenti, sono ulteriori punti di forza di Marlegno e che hanno trovato forma in quest’opera, che rinnova profondamente il tessuto cittadino di Bolgare.

Sostenibilità e rigenerazione urbana sono i due concetti chiave alla base del complesso residenziale Eco-Living Milano Navigli, costruito da un’altra azienda del settore, la Wolf Haus srl, nel cuore della città meneghina. L’intervento ha riguardato la realizzazione di 10 unità abitative in classe energetica A4 con struttura a telaio in legno, e ha riqualificato l’area in precedenza occupata da un opificio dismesso. La scelta di materiali naturali e dalle alte prestazioni, oltre alla cura dei dettagli, garantiscono un elevato confort abitativo e hanno permesso all’Eco-Living Milano Navigi di ottenere il prestigioso certificato NZEB (Nearly Zero Energy Building). Inoltre, nonostante i due mesi di stop forzato durante il lock-down, gli alloggi sono stati consegnati dopo solo quattro mesi e mezzo di cantiere effettivo. Proprio il cantiere è stato il punto di forza del progetto: da un lato l’azienda ha spinto al massimo le operazioni di prefabbricazione in stabilimento fornendo in cantiere sistemi pre-assemblati, come le pareti che sono arrivate a Milano già dotate di serramenti, della predisposizione per il sistema elettrico e degli scassi per il passaggio dell’impianto idraulico. Dall’altro, ha saputo gestire al meglio le fasi di montaggio, eseguite in una corte interna dai ridotti spazi di manovra.

È stata realizzata a Cavenago, alle porte di Milano, la più grande e avanzata vertical farm d’Europa. Voluta da Planet Farms srl, l’opera è stata costruita dalla bresciana Camuna Prefabbricati srl che ha operato da general contractor fornendo le tecnologie per la realizzazione dell’involucro a secco, il quale consente la smontabilità della struttura. Ha contribuito al progetto anche Wood Beton spa, che si è occupata della quinta decorativa con maglia reticolare in larice e della copertura in legno, entrambe interamente prefabbricate. Il complesso si estende su un’area di oltre 9 mila metri quadri e ospita una filiera integrata che parte dai semi e termina con prodotti confezionati (insalatine, erbe aromatiche e basilico).
È opera di Ri-Legno srl la rigenerazione dell’area ex Marangoni Meccanica di Rovereto (TN). Il progetto è l’esempio di come sia possibile valorizzare il territorio cittadino in precedenza occupato da stabilimenti produttivi dismessi, eliminando il degrado e creando spazi di vita ed aggregazione. Al termine dei lavori, verranno consegnati ai cittadini due edifici a struttura di legno con l’utilizzo di pannelli XLAM forniti da XLAM Dolomiti srl (uno di nove piani, il più alto del genere in Italia, e l’altro di sei), un ampio parco pubblico e un parco giochi di oltre 5mila mq, un campo da calcio, una pista ciclo pedonale, una stazione di bike sharing, colonnine per la ricarica dei veicoli elettrici e nuovi marciapiedi che permetteranno di ricucire questo quartiere con il resto della città. Rigenerare e rivivere sono due concetti cardine che contraddistinguono il complesso residenziale che prenderà il posto dell’area ex industriale. Infatti, il legno utilizzato in entrambi gli edifici è ottenuto dagli alberi abbattuti durante la tempesta Vaia del 2018.

 

Player pubblici e privati concordano sul fatto che la riqualificazione energetica e sismica degli edifici sia essenziale per la rigenerazione delle città, ma da sola non è sufficiente. Ecco che il coinvolgimento delle amministrazioni locali è imprescindibile per orientare gli interventi là dove possano creare maggiori benefici per la collettività e senza tralasciare aree tradizionalmente svantaggiate come quelle di edilizia residenziale pubblica.

 

Aziende, tecnologie e materiali green

Canapa, paglia, sughero. Anche questi sono i materiali naturali di cui parla il progetto edilizio contemporaneo. Soluzioni biocompatibili che si affiancano non di rado ad altre derivate anche da scarti dell’industria tessile e alimentare.

Tra i numerosi esempi di architetture “naturalmente green”, fa scuola il progetto realizzato a Costermano del Garda (VR) dallo Studio Albori. Un’applicazione della ricerca progettuale che scommette sugli elementi naturali e sul riuso dei materiali della tradizione. Protagonista in questo caso è la paglia, un prodotto di rifiuto della coltivazione dei cereali, che permette di fare architettura con gli scarti. Non solo, è un materiale che sfugge al monopolio dell’industria, un prodotto in qualche modo de-industrializzato: non viene prodotto in uno stabilimento o in un capannone, ma in mezzo a un campo; chi lo vende non è un produttore di paglia, ma uno che fa un altro mestiere, è un contadino.

Proprio per questo, ha delle dinamiche di approvvigionamento che tendono spontaneamente ad essere corte: non si fanno arrivare le balle di paglia dalla Germania o dalla Cina, ma conviene prenderle nel posto più vicino. Con la paglia è stato costruito quindi un maneggio nella frazione di Marciaga, poco lontano dal Lago di Garda. Una costruzione in legno di larice e abete del Trentino, con balle di paglia, fondazioni in gabbioni di pietrame, intonaci interni in argilla, serramenti esterni ed interni di recupero, tetti verdi. Una storia che spiega cosa significhi per degli architetti l’attitudine alla sostenibilità, che diventa progetto e poi cantiere. Progetti green, senza bisogno di un certificato per dimostrarlo.

Più in generale, il settore edilizio è responsabile – come abbiamo già osservato – di una buona parte delle emissioni climalteranti e considerando il suo intero ciclo di vita, e anche di parte dell’inquinamento atmosferico, del consumo di suolo e del suo sfruttamento. Per questo, intervenire in questo settore, risulta essere uno strumento fondamentale e concreto per contribuire in maniera determinante ai diversi problemi ambientali, tra cui quello dell’emergenza climatica. Da qui l’idea di Legambiente di promuovere MaINN, la libreria online dei Materiali INNovativi e sostenibili, nata proprio con l’obiettivo di raccontare come il mondo dell’edilizia abbia oggi importanti occasioni di cambiamento, e come già oggi sia possibile progettare e costruire mettendo al centro la qualità e sostenibilità ambientale, anche attraverso l’uso di materiali innovativi e sostenibili.

MaINN è una vetrina, gratuita, per cittadini, ma anche amministrazioni ed esperti del settore attraverso la quale orientarsi nel nuovo mercato dei materiali innovativi e sostenibili. Tre le categorie della libreria: i materiali naturali e salubri, quelli provenienti da riciclo e quelli provenienti da cicli produttivi innovativi proprio con l’obiettivo di offrire a tutti gli interessati uno strumento gratuito di conoscenza attraverso la quale fare scelte consapevoli. MaINN è anche una mostra itinerante in grado di far toccare con mano ai visitatori i diversi materiali. Tra i tanti, a titolo di esempio, anche Tecnosugheri impegnato nella ricerca di rivestimenti ecofriendly in sughero, che si possono posare anche faccia a vista, senza bisogno di una copertura di intonaco.

Il settore delle costruzioni da tempo si interroga sul tema del cappotto termico, diventato sinonimo di coibentazione dell’involucro edilizio, e a maggior ragione considerando il fatto che l’isolamento termico di tetti e pareti è uno dei maxi-interventi trainanti del Superbonus, la filiera è al lavoro per studiare soluzioni innovative che facciano tesoro dell’offerta del mercato e di opzioni in fase di ricerca e sviluppo. Ecco che accanto ai più comuni e diffusi isolanti a base plastica (in polistirene espanso o estruso o in poliuretano), lane minerali o prodotti a base vegetale (fibra di legno) si affacciano soluzioni d’avanguardia nell’intento di ridurre gli spessori e l’incidenza dei costi. Ci sono blocchi di laterizio o cemento ottimizzati per reagire alla luce e migliorare le proprie performance sia in campo energetico che nella purificazione dell’aria. Non mancano composti innovativi come il grafene, o intonaci e pitture termiche o termoriflettenti, che impiegano le nanotecnologie per garantire l’isolamento.
Le aziende fanno la loro parte, e la loro l’alleanza diventa virtuosa per il mercato. Ecco che dal 2007 in Italia è nato il Consorzio Cortexa, un progetto associativo che riunisce le più importanti aziende specializzate nel settore dell’isolamento termico a cappotto in Italia. Hanno aderito tra le altre Alligator Italia, Baumit Italia, Boero, Caparol, Ivas, Licata, Röfix, Saint-Gobain, Settef, Sigma Coatings, Sto Italia, Univer, Vieroe Waler. Sono main partner le aziende: BASF Italia con il marchio Neopor, Eni Versalis, EJOT e Stiferite.
Questo consorzio si è affermato come punto di riferimento per tutti coloro che desiderano informarsi correttamente sui sistemi di isolamento termico a cappotto, anche con un manuale che per anni è stato l’unico riferimento in Italia per la corretta posa e applicazione. Ma ha inciso anche per l’aggiornamento di norme nazionali (norma UNI/TR 11715:2018 e norma UNI 11716:2018, relative rispettivamente alla progettazione e posa del Sistema a Cappotto e alla certificazione professionale degli applicatori di cappotto termico).

Aziende, associazioni e industria. La galassia dei soggetti coinvolti per la sfida green dell’edilizia è ampia e diversificata. Limitare l’impatto ambientale – calcolato su fattori come il consumo di energia e materie prime – è la base dell’architettura sostenibile, e da tempo lo è anche di alcuni materiali che sposano questa filosofia. Un esempio è il  laminato in zinco-titanio zintek, prodotto a Venezia Porto Marghera, che non inquina perché è naturale, è totalmente riciclabile e virtualmente è esente da manutenzione.
Anziché rovinarsi, con il tempo si ricopre di uno strato protettivo composto da carbonato basico di zinco, che gli garantisce una durata fino a cent’anni e un forte valore di mercato anche come materiale di recupero. Materiale che ha trovato la sua espressione in note architetture come il quartiere Le Albere, riqualificazione dell’area ex Michelin della città di Trento, progettata da Renzo Piano Building Workshop o i nuovi headquarters di Davines, a Parma, progettati dagli architetti Matteo Thun e Luca Colombo.

Passando al calcestruzzo e alla prefabbricazione, è stato presentato a fine 2020 il primo bilancio di sostenibilità da parte di Manini Prefabbricati. Da anni il gruppo umbro (nato ad Assisi nel 1962 con quattro sedi produttive a Bastia Umbra, Roma, Lodi e Perugia) sta investendo risorse e tecnologie per perseguire politiche di sostenibilità ambientale, ma ora c’è un primo documento tangibile per comprendere tutti gli sforzi compiuti finora e le prospettive future. Tra le iniziative concrete una partnership con l’ateneo di Perugia sulla sostenibilità applicata al settore ingegneristico, e per la realizzazione di un software per il controllo e la gestione della quantità di CO2 prodotto dalla stessa Manini Prefabbricati.

Nel mondo dell’imprenditoria delle costruzioni italiane, con attenzione all’efficientamento del processo, il fermento si traduce anche nell’organizzazione di nuovi gruppi com’è la Costim srl, società industriale costituita in partnership da Immobiliare Percassi e Polifin (holding di partecipazione da Domenico Bosatelli che controlla, tra le altre, Gewiss e Grupedil) cui è aggregata, con la propria autonomia gestionale e operativa anche Gualini spa, leader in Italia nel settore dell’involucro edilizio e delle coperture.
Questo nuovo gruppo, che si configura come una realtà inedita nel panorama nazionale, integra competenze diverse grazie alle aziende leader nei propri settori, e ha come punto di partenza la realizzazione dell’innovativo intervento di riqualificazione urbanistica a Bergamo, Chorus Life, ma insieme raccoglie le potenzialità per proporsi in modo competitivo lungo tutta la filiera del Real Estate per la realizzazione di un format di smart city replicabile a livello nazionale e internazionale partendo dal prototipo bergamasco.

Dall’industria, è Manni Group con la sua Manni Green Tech, ad aver rilanciato il tema della sperimentazione nei mesi del lockdown e nel post Covid. Prima con un modulo per  un ospedale industrializzato, poi con un prototipo di “upgrade architecture”. Nell’intento di supportare il sistema sanitario nazionale con strutture flessibili e dalla costruzione rapida la realtà veronese è scesa in campo con Stylcasa Architettura d’interni e Idrotermica Coop, entrambe di Forlì, per dare vita ad un progetto dettagliato per la realizzazione di moduli ospedalieri polifunzionali. Tradotta in numeri, la struttura è stata studiata per  essere consegnata preassemblata al 90% e senza la necessità di fondazioni. Anche per questo la durata dell’intero processo che va dalla fabbricazione al suo pieno funzionamento è stata stimata in 69 giorni. Una volta realizzato il volume potrà accogliere fino a 20 pazienti di cui due in isolamento. La superficie operativa di 770 mq, con 125 mq riservati ai locali tecnici, garantirà uno spazio di 43 mq per singolo posto letto. Nelle componenti industrializzate (materiali principale è l’acciaio) sono comprese anche le distribuzioni impiantistiche primarie e secondarie.

Dal punto di vista dell’impatto ambientale Manni Group è tra i precursori in Italia ad aderire al protocollo della Science Based Targets initiative (SBTi): oggi compare insieme ad altre 9 grandi aziende italiane, accanto a Pirelli, Barilla, Enel, Fastweb, Moncler.
SBTi è una joint venture tra United Nations Global Compact, Carbon Disclosure Project (CDP), World Resources Institute (WRI) e World Wide Fund for Nature (WWF): il suo scopo è revisionare gli obiettivi di riduzione delle emissioni di gas effetto serra assunti dalle aziende, per garantire che siano in linea con quanto concordato a Parigi nel 2015 dai 196 Paesi partecipanti alla COP21.
Da marzo 2017 Manni Group si è impegnata (‘committed’) a fissare nuovi target in linea con l’obiettivo di mantenere il riscaldamento globale “ben al di sotto di 2°C”. SBTi, infatti, classifica gli obiettivi di riduzione in tre categorie: 2°C, ben al di sotto di 2°C, 1,5° C., Manni Group ha già raggiunto nel 2019 il precedente traguardo di –15% di emissioni di CO2, grazie al taglio del 21% di emissioni in categoria 1 e 2 rispetto al 2016.
La stimolante sfida lanciata da Manni Group punta ora a una riduzione del 40% entro il 2028 sulle proprie emissioni dirette e da consumo energetico, e del 18% e 20% su quelle relative ai trasporti e alla produzione dei materiali approvvigionati dai propri fornitori. A luglio 2020 SBTi ha approvato i nuovi sfidanti obiettivi di Manni Group, confermando come essi siano in linea con l’Accordo di Parigi, nella categoria “ben al di sotto dei 2°C”.

Da regina del vetro a gruppo di riferimento per l’edilizia sostenibile, con la produzione in Italia di sistemi a secco, isolanti, premiscelati e tanti altri materiali alla base delle moderne tecnologie costruttive. Saint-Gobain, nata in Francia nel 1665 e approdata in Italia nel 1889 con il primo stabilimento a Pisa, è impegnata anche nel vincere la scommessa green. Ogni anno l’azienda deposita oltre 400 brevetti e anche nel 2020, per la nona volta consecutiva, si è posizionata tra le Top100 più innovative del mondo secondo la classifica “Derwent Top 100 Global Innovators” di Clarivate Analytics.
L’obiettivo che il gruppo si è posto oggi è di raggiungere zero emissioni di carbonio entro il 2050, attraverso un approccio innovativo allo sviluppo e alla formulazione dei prodotti, all’efficienza energetica dei processi, all’utilizzo di fonti energetiche a minore intensità di carbonio, ad un focus sui fornitori di materie prime e sui trasporti. Alcuni recenti esempi che riguardano l’Italia: a Pisa è stato installato un impianto che consente di recuperare il calore dei fumi espulsi dal forno di fusione del vetro e trasformarli in energia termica per il riscaldamento, vapore ed energia elettrica. Grazie a questo investimento, lo stabilimento ha ridotto di circa 5.000 tonnellate all’anno le proprie emissioni di CO2. In aggiunta, è  stato realizzato un sistema in grado di abbattere più del 60% degli ossidi di azoto presenti nei fumi del forno fusorio. Anche all’interno delle cave – Saint-Gobain conta 4 poli di estrazione di gesso sul nostro territorio – sono stati attivati dei processi di biomonitoraggio ambientale, e si sta portando avanti un progetto di variazione della modalità di estrazione del gesso, non più con uso di esplosivo ma tramite fresa, certamente meno invasivo ed impattante.

Tra le eccellenze italiane si distinguono anche i prodotti GreenBuilding di Kerakoll azienda impegnata nella ricerca scientifica nel campo della salute e del benessere anche con un laboratorio dedicato, il Kerakoll GreenLab, un centro tecnologico (a Sassuolo) per lo studio e lo sviluppo di nuovi materiali per l’edilizia green. È un edificio progettato e costruito integralmente con soluzioni ecosostenibili: un ecosistema in equilibrio con l’ambiente circostante e in grado di autoprodurre energia, recuperare l’acqua piovana per depurarla naturalmente e garantire i più alti livelli di qualità dell’aria indoor e di benessere.

In questo laboratorio ci sono più di 1.100 strumentazioni all’avanguardia con alcune eccellenze come: il laboratorio Indoor Air Quality (IAQ) Lab per la ricerca sulle emissioni e analisi sui VOC con 12 camere VOC gestite via software, costantemente operative e parametrate all’Indoortron del Joint Research Center di Ispra (VA), centro di ricerca della Commissione europea; la KlimaRoom, la prima camera climatica in Europa, sviluppata in collaborazione con la Facoltà di Ingegneria dell’Università di Modena e Reggio Emilia (EELab, Energy Efficiency Laboratory), in grado di determinare le reali performance energetiche di un muro correttamente isolato. Più della metà del fatturato dell’azienda oggi è investito in ricerca e sviluppo per soluzioni green.

La sfida della formazione

L’industria delle costruzioni è il motore della crescita economica e dell’occupazione in tutti gli stati membri dell’UE, con l’8,2% del prodotto interno lordo e 18 milioni di posti di lavoro. Si prevede che entro il 2025 saranno necessari circa 1 milione di nuovi lavoratori, che dovranno essere formati su nuove competenze. A tal fine, il progetto europeo Blueprints (2019-2022, dove anche l’Associazione Nazionale dei Costruttori – ANCE è partner, con la Fundación Laboral de la Construcción spagnola come capofila) mira a identificare le carenze di competenze relative a tre pilastri principali: efficienza energetica, digitalizzazione ed economia circolare.
Circa il 75% degli edifici in Europa sono inefficienti dal punto di vista energetico, il che si traduce in una sostanziale opportunità per nuovi posti di lavoro nell’economia sostenibile. Ancora, l’edilizia è stata riconosciuta come un settore chiave nel pacchetto economico circolare dell’UE del 2015, perché le attività di costruzione e demolizione  sono una delle maggiori cause di produzione di rifiuti. Ed entro il 2020, l’UE dovrebbe riciclare il 70% dei rifiuti di costruzione. Si aggiunga che l’edilizia è tra i meno digitalizzati e la tecnologia gioca un ruolo chiave per svolgere il lavoro in modo più rapido, accurato e con meno errori. La sfida è aperta.

 

 

74. Fonte: ENEA

75. https://www.r2msolution.com/it/

76. http://www.cetma.it/profilo.aspx

77. https://wiredscore.com/en/

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user Paola pierotti

Architetto e giornalista

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