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Economia circolare: il propulsore della transizione energetica

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03 Mar 2020 - Stampa

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Sono 432mila le imprese italiane che negli ultimi cinque anni hanno investito nella green economy. E il 2019 è stato un anno record per gli eco investimenti secondo (firmato da Fondazione Symbola e Unioncamere)

“La green economy in Italia incrocia innovazione, qualità e bellezza e può dare forza all’economia e al Paese senza lasciare indietro nessuno, senza lasciare solo nessuno. L’Italia è una superpotenza nell’economia circolare”. Basterebbe prendere in prestito le parole di Ermete Realacci, presidente della , per evidenziare quale ruolo può avere la green economy in Italia per spingere il futuro della politica economica del Paese. Come ha già fatto, in realtà, perché la green economy è stata, in questi anni difficili, la migliore risposta alla crisi, una coraggiosa e vincente evoluzione di sistema avviata dal «basso» che si basa su investimenti e produce lavoro. Lo dimostrano le 432mila imprese italiane che negli ultimi cinque anni hanno investito nella green economy e l’ulteriore dato per cui il 2019 è stato un anno record per gli eco investimenti. Tutti segnali di crescita, come la statistica relativa al 2018, in cui l’occupazione green è cresciuta rispetto al 2017 di oltre 100 mila unità. Tutti dati certificati (firmato da Fondazione Symbola e Unioncamere) che scattano una fotografia eloquente: l’economia circolare è parte del presente, ma soprattutto si sta andando a prendere il futuro. Una transizione energetica che dovrà concretizzarsi anche con i provvedimenti e le determinazioni del “Green new deal” del Conte-bis, deciso a promuovere la rigenerazione urbana e la riconversione energetica verso un progressivo e sempre più diffuso ricorso alle rinnovabili, con l’occhio rivolto anche alla protezione della biodiversità e dei mari nonché alla lotta ai cambiamenti climatici. Ed è un impegno che passa anche dalle parole, che si intrecciano con i fondi a disposizione: dall’1 gennaio 2021 il Comitato interministeriale per la programmazione economica, il Cipe, diventerà Comitato interministeriale per la programmazione economica e lo sviluppo sostenibile (Cipess). Un atto, non solo simbolico, per testimoniare un cambio di passo. Che ha bisogno di meccanismi incentivanti, per puntare a orientare tutto il sistema produttivo verso la transizione da un modello economico lineare a uno circolare. Una strategia nazionale che, ovviamente, non può che coordinarsi con il Green New Deal europeo: il pacchetto di azioni da realizzare entro il 2050, voluto dalla Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, prevede di ridurre le emissioni inquinanti e adottare modelli di economia circolare per portare l’Europa entro il 2030 all’abbattimento del 50% delle emissioni di CO2 ed entro il 2050 alla Carbon neutrality. All’insegna di economia circolare e transizione energetica, per costituire una nuova politica economica, più rispettosa e fiorente.

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