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E’ in salute il Made in Italy negli sport invernali

Alberto Tomba interruppe 30 anni fa la diretta tv di Sanremo: il Paese guardò le sue gare d'oro. Quest'anno con gli atleti ... canteranno anche le aziende: Liski, dalla provincia di Bergamo, alla Corea del Sud partendo da Torino e passando da Vancouver e Sochi, realizza tutto quanto serve per le gare di sci. E pure altri, marchi hanno dimostrato all'Ispo di Monaco di Baviera quanto è in salute il Made in Italy negli sport invernali.

03 Feb 2018 Redazione

Se una fiera è il termometro con cui misurare la salute di un settore, allora l’Ispo di Monaco di Baviera, la più importante fiera per il mondo dello sport, almeno in Europa, ha detto che il Made in Italy se la passa proprio bene e ha proprio intenzione di passarsela pure meglio. Lo dicevano le bandiere tricolori che erano la bussola di tanti visitatori, attratti anche da indirizzi, ovvero aziende nuove, e non solo dalle classiche; lo sentivi da quanto italiano si parlava negli stand, ovvero da quanti ascoltavano come se stessero parlando di nuovo i maestri. Lo ha dimostrato in modo evidente il primo padiglione nel quale si entrava. Da una parte l’immagine di potenza di EA7, dimostrazione dell’intenzione di Armani di raddoppiare a breve il suo fatturato nello sport. Dall’altra Colmar, un marchio storico, con al comando ormai la quarta generazione della famiglia Colombo che fa di nuovo la voce grossa mixando creatività e novità tecnologiche come il grafene.

Tutto il settore poi vive di nuovi entusiasmi scoprendo le tante declinazioni possibili dell’equazione salute=benessere, godendo per la spinta che viene dal turismo esperienziale che vuol dire camminare, correre, saltare, esplorare, non con passo lento ma cercando la prestazioni, il massimo e il meglio, anche per divertimento.

Torniamo al Made in Italy portato in scena anche da distretti nuovi, non solo quello di Montebelluna, ma anche la Val d’Aosta, la Lombardia, persino le Marche. Scarponi, sci, anche quelli made in Bormio, le calze e tutto l’underwear, i caschi e gli occhiali. Poi ci sono le nicchie e in quelle siamo veramente dei numeri uno. Tra pochi giorni cominciano le Olimpiadi Invernali che hanno raccontato anche la storia del Paese, non solo quella dello sport. Trenta anni fa per Alberto Tomba il Festival di Sanremo fu interrotto, in diretta andò lui, l’Albertone che si prendeva la scena a Calgary. Trenta anni dopo a nessuno è venuto in mente di ricordare questo episodio per non disturbare il rito affidato a Baglioni, ma l’Italia continua a vincere. Chi porterà a casa una medaglia da atleta lo scopriremo tra poco. Intanto sappiamo già come si chiama l’azienda medaglia d’oro delle attrezzature, evoluzione di una storia che comincia addirittura prima di Tomba.

Nata nel 54, la Spm di Brissago, Sigillli in Plastica e Metallo, nel 78 si spostò sulla neve. Grazie alla consulenza di Oreste Peccedi, allora tecnico della valanga azzurra, inventò il palo snodato per le gare di sci, una rivoluzione esaltata dalla tecnica di Ingemar Stenmark. Da allora i pali SPM sono felicemente sposati con le gare di coppa del mondo. Ma nel 2006, Olimpiadi di Torino, a dire che i grandi eventi quando ben interpretati hanno sempre una ricaduta sul territorio, ricaduta anche economica e di lungo termine, è arrivata la Liski di Brembate che da allora si è come…sdraiata sui Giochi: i pali e tutto quanto serve per le gare, comprese le reti di protezione e i gonfiabili all’arrivo che, brevettati, adesso hanno conquistato pure il Motomondiale. Torino, Vancouver, Sochi e adesso PyeongChang: non si resta fornitori dei Giochi per meriti acquisiti ma per la capacità continua di aggiornarsi. Ed ecco la storia che si ripete: la consulenza arriva dal tecnico attuale Claudio Ravetto, e con lui Liski brevetta il Palo Chrono, un sistema di rilevamento cronometrico dell’istante di passaggio sul palo. Piccolezze, potrebbe dire qualcuno, ma in uno sport in cui la medaglia d’oro la vinci per centesimi di secondo le piccolezze hanno il loro significato.

E il bello che Liski a Monaco aveva due presenza diverse. Il Winter program è quello che abbiamo raccontato qui sopra, il Summer Program è quello che sta … corteggiando i Mondiali di calcio. Senza ancora un ruolo ufficiale l’azienda di Brembate, che cavalca intelligentemente il suo essere vicina di casa dell’Atalanta, ha servito attraverso i suoi rappresentanti i campi di allenamento delle squadre che parteciperanno ai Mondiali: barriere per le punizioni, ogni tipo di attrezzo per gli allenamenti. La matrice doppia: il Made in Italy come garanzia, e i … pali. Servono snodati per le gare di sci, servono snodati per reggere le bandierine che segnalano gli angoli dei campi da calcio.

Luca Corsolini – Symbola

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A cura di: Luca CORSOLINI

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