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DOCG, il patto ecologico

Francesco Dal Mas | La Tribuna di Treviso

08 Mag 2020

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Più ecologia, un patto fra 3.300 viticoltori
Sempre meno chimica nel Prosecco. Nardi (Docg): «Caporalato? Non tocca il consorzio, ma faremo la nostra parte»

Più di 92 milioni di bottiglie, 520 milioni di fatturato. La mafia adocchia il Prosecco facendosi strada attraverso il capolarato? Assolutamente no, rassicura Innocente Nardi, alla presentazione del Rapporto Symbola sulla sostenibilità del vino. Il capolarato, venuto a galla in questi giorni nelle campagne trevigiane, «non interessa i 15 Comuni della Docg. Non si annida tra i nostri 3300 viticoltori. Appartiene ad altre prassi, le nostre aziende sicuramente non lo vogliono. Tutte». In ogni caso, «la nostra attenzione aumenterò perchè non ci deve appartenere e lo combatteremo insieme». Perchè Nardi è così sicuro? «La nostra realtà è molto piccola, ogni azienda ha una media di 2 ettari, e grazie anche alla frammentazione aziendale possiamo monitorare quitidianamente tutto ciò che succede».

Protezione dell’ambiente
D’altra parte, il Consorzio di Tutela vuole la sostenibilità a 360 grado. Come la videoconferenza di ieri ha puntualmente sostenuto, dimostrando che le aziende si avvalgono di tecnologie di ultima generazione che permetteranno alla denominazione di rafforzare le diverse azioni a protezione dell’ambiente già messe in campo in questi anni. Ben oltre il divieto assoluto all’uso di glifosato, facendo diventare così l’intera area «il più vasto territorio viticolo d’Europa libero da questo erbicida». «Lo Champagne usa ancora il glifosato, il Prosecco non più» è stata l’efficace sintesi di Ermete Realacci, presidente di Symbola. E Nardi, di rimando: «Siamo orgogliosamente l’area “glifosato – free” più estesa d’Europa. Con questo studio abbiamo intenzione di segnare un ulteriore sviluppo del nostro approccio alla sostenibilità: aggiornare tutti gli attori del territorio circa le innovazioni più all’avanguardia in questo ambito e continuare così a confermare il ruolo della nosta Denominazione di laboratorio ambientale».

Gli strumenti della sostenibilità
Lo studio della Fondazione indaga cinque dimensioni della sostenibilità: la riduzione dell’uso dei prodotti fitosanitari; l’uso razionale delle risorse idriche; la protezione delle caratteristiche chimico-fisiche del terreno; la riduzione di emissioni gas climalteranti e la promozione di misure di efficienza energetica e di produzione di energia da fonti rinnovabili; il recupero e riciclo dei materiali/scarti di produzione e la promozione di packaging eco-compatibili. In sintesi: zero fitofarmaci, meno acqua e meno CO2. Tra le azioni messe in conto si prevede inoltre l’adozione di tecnologie 4.0, in particolare l`uso di droni in vigneto per la creazione di mappe tematiche georeferenziate con cui elaborare carte di prescrizione per operazioni colturali, rafforzando così l`azione dei bollettini agronomici, servizio già oggi presente per le aziende aderenti al Consorzio.

Produzione in crescita
D’altra parte, è proprio scommettendo su qualità, innovazione e territorialità, che il vino italiano, dopo la crisi del metanolo, è cresciuto: nel 1986 gli ettolitri prodotti in Italia erano 76,8 milioni per un fatturato di 2,5 mld di euro, oggi sono 54 milioni, il 30% in meno, ma valgono 11 mld di euro. L’export, che valeva allora 800 mln di euro, oggi vale 6,2 mld. Allora la quota di vini Doc e Docg era pari al 10% della produzione, oggi se contiamo anche i vini Igt, superano il 60%.

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