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2020: l’anno che ha cambiato (anche) il design

2020 è l’anno che ha cambiato il mondo e, soprattutto, il design. La filiera è in sofferenza ma mai come ora il mondo ha bisogno del design e dei progettisti, per ripensarsi. Da dove ricominciare? Il lockdown ha messo in gioco tre elementi fondamentali del progettare: gli ambienti e gli spazi di vita, la comunità e il digitale, l’emergenza e le strategie per affrontarla.

27 Lug 2020 - Redazione

Realizzato in collaborazione con Francesca Molteni, Curatrice design e fondatrice Muse Factory of Projects
Questo contributo fa parte della rubrica #iosonocultura,  parte del Decimo rapporto IO SONO CULTURA realizzato da Fondazione Symbola, Unioncamere e Regione Marche in collaborazione con l’Istituto per il Credito Sportivo.

2020 è l’anno che ha cambiato il mondo e, soprattutto, il design. Annullato il Salone del Mobile e tutte le manifestazioni e gli eventi live, ferme le produzioni, i laboratori, gli imprenditori, gli artigiani e i designer. Il lockdown è stato traumatico per tutti, ma ha messo in gioco tre elementi fondamentali del progettare: gli ambienti e gli spazi di vita per l’uomo, la comunità e il digitale, l’emergenza e le strategie per affrontarla. Un’occasione straordinaria per pensarli insieme – ambienti, comunità, emergenza – congiunti, avviando processi e decisivi cambi di paradigma, davanti a nuove sfide e nuovi modelli organizzativi.

Certo, tutta la filiera del design è in sofferenza. Dopo i mesi del lockdown, con lo stop alle produzioni e la chiusura dei negozi, le aziende sono ripartite in velocità per recuperare il tempo perduto, nonostante molta incertezza sul futuro. Le stime di FederlegnoArredo prevedono per il 2020 un calo del 21% circa nella produzione dell’intera filiera che (con 73.500 aziende e 312 ­mila lavoratori) lo scorso anno ha raggiunto un fatturato di 42,4 miliardi di euro, pari al 4,7% del Pil della manifattura italiana[1]. Nel primo trimestre il calo della produzione è stato del ­12,5%, con un crollo del 72% nel solo mese di aprile. A rischio ci sono 60mila posti di lavoro. La Federazione si è attivata con la Task force legno-arredo per sostenere le imprese e gli imprenditori, impegnandosi anche ai tavoli istituzionali per aiutare la filiera.

Mai come ora il mondo ha bisogno del design e dei progettisti per ripensarsi. Da dove cominciare? Gli spazi di intervento sono diversi e non toccano semplicemente la dimensione della sanità. Progettisti, medici e ingegneri dovranno definire spazi e soluzioni per gestire l’accettazione dei malati negli ospedali.

Si possono immaginare e sviluppare oggetti e servizi per la prevenzione della diffusione del virus. Si possono definire e mettere a punto interfacce digitali e applicazioni in grado di rendere espliciti i dati relativi alla diffusione dei fenomeni epidemiologici sul territorio. Si possono inventare nuove modalità per offrire servizi destinati alle fasce più deboli della popolazione (distribuzione di alimentari e farmaci). È possibile immaginare fin da ora il layout di bar e ristoranti, uffici pubblici e privati, coerenti con nuovi standard di igiene pubblica.

Gli ambienti e gli spazi di vita si sono improvvisamente ristretti ma dilatati nel virtuale, trasformati nel nostro hub personale, luogo di lavoro, tempo libero e familiare. Città, case e uffici sono da ridisegnare, per esigenze di sicurezza, privacy, rumore, flessibilità di usi e funzioni.

A Milano, per esempio, è nato un nuovo concetto di residenza contemporanea: POSThome è il progetto che indaga le esperienze abitative e lavorative di oggi, nell’ottica dello smart living. Da un’idea nata durante il periodo di lockdown, il progetto residenziale di Claudia Campone, fondatrice dello studio romano di progettazione ThirtyOne Design,  prende avvio con il coinvolgimento di una selezione di partner che contribuiranno alla riflessione sui nuovi modelli dell’abitare. La residenza – con una superficie di circa 50 metri quadrati – scardina lo schema esistente degli spazi interni, introducendo un volume centrale cardinale che determina le funzioni dell’abitare in modo fluido: cucina, bagno, camera da letto e ufficio si esprimono in una nuova definizione degli ambienti. Non solo gli spazi interni, ma anche la sostenibilità degli edifici, residenziali e non, va ripensata. Enerbrain, start up green nata nel 2015 all’interno dell’Incubatore Imprese Innovative del Politecnico di Torino, progetta soluzioni plug & play per l’efficienza energetica, migliora le performance finanziarie, il comfort degli edifici e la sostenibilità ambientale. Proponendo alle aziende un kit per monitorare la qualità dell’aria, Enerbrain ha raggiunto nel 2019 2 milioni di fatturato, quadruplicato i dipendenti e sta raccogliendo 3 milioni di nuovi finanziamenti. Il loro retrofit energetico per grandi edifici, che consente drastici tagli ai consumi e un sensibile miglioramento del comfort interno, è una soluzione adottata anche dagli ospedali di Parigi.

Architettura sì, ma anche il rapporto interno/esterno è da reinventare, così come i luoghi di lavoro. Finestre e balconi sono sempre più vitali, gli arredi e l’illuminazione sono percepiti come fondamentali estensioni del nostro corpo, fonte di benessere e armonia, o poco funzionali e poco confortevoli.

Nemo Lighting Workaround

Il contest Circular economy. Essential Furniture, promosso da Istituto Marangoni e da Cappellini, invita i partecipanti a immaginare arredi in un’ottica sostenibile, ponendo le dovute attenzioni alla scelta dei materiali, senza dimenticare estetica e funzione. Il designer Silvio Pompei, vincitore della sesta edizione del contest, si è aggiudicato una borsa di studio offerta dall’azienda per accedere al Master in Product & Furniture Design, oltre alla possibilità di un internship in Cappellini. Il progetto vincitore è la Chaise Longue Ghirigoro. L’idea nasce dalla volontà del designer di esplorare le potenzialità strutturali ed espressive del sughero, valorizzandone la superficie, la cui funzionalità cambia gradualmente tramite variazioni di elasticità. Nemo, azienda leader mondiale nel campo dell’illuminazione, con sedi in Brianza, a Lentate sul Seveso e a Torino, sta lavorando allo sviluppo di nuove soluzioni per lo smart working, sempre in tempi record. Workaround è un oggetto compatto che non solo illumina, ma include anche prese di ricarica e charger wireless, mentre Workingline, design Bernhard Osann, rappresenta un ecosistema completo di accessori multipli, che si snoda attraverso un binario per l’illuminazione e serve anche da barriera protettiva.

TDU, Touch Down Unit di Unifor

TDU, Touch Down Unit, un innovativo sistema progettato dal milanese Studio Klass per Unifor, azienda di Turate (CO) che progetta soluzioni per i luoghi del lavoro, è una postazione di lavoro mobile e autonoma, che può essere spostata ed adattata ai continui cambiamenti di layout e di configurazione degli spazi. “Progettare significa connettere la conoscenza astratta con la realtà quotidiana”, sostengono i designer di Studio Klass. Esempi di questo tipo non mancano anche sul piano internazionale. Uno fra tutti è quello di Woods Bagot, studio di architettura internazionale basato in Australia, che ha creato 4 proposte per il design degli spazi di lavoro, combinando smart working e lavoro in ufficio per rafforzare la cultura e le performance. Il progetto Working from Home, Working from Work supera il concetto delle misure di sicurezza e si concentra sullo sviluppo della collaborazione e della creatività. I 4 modelli di workplace – Culture Club, In and Out, Community Nodes e Collectives – sono progettati con l’idea che un certo numero di persone continuerà a lavorare da casa, e ognuno prevede una configurazione di scrivanie, sedie e divani.

E poi, oltre la dimensione domestica e lavorativa, gli spazi pubblici, le strade, le stazioni e gli aeroporti, la mobilità – tutti da ripensare secondo flussi e percorsi innovativi. La Biblioteca degli Alberi di Milano, progettata dallo studio olandese Inside/Outsite Petra Blaisse, ha inaugurato a giugno Lidobam, una “spiaggia verde” che, fino a fine agosto, offre ai milanesi la possibilità di godersi sole e relax restando immersi nel patrimonio botanico del Parco, a due passi da piazza Gae Aulenti, nel rispetto delle norme di distanziamento sociale. Realizzato con Hw-Style, leader in Italia del settore della realizzazione e della manutenzione del verde, prevede 80 postazioni. Grandi città e piccole capitali hanno tutte bisogno di spazi verdi e di un nuovo sistema intelligente di flussi. TUC.technology, start up torinese fondata da Ludovico Campana e Sergio Pininfarina, dedicata alla mobilità efficiente e personalizzata, è una piattaforma che connette, digitalizza e personalizza ogni tipo di veicolo. Tuc combina differenti tecnologie in un sistema integrato di hardware e software,: un connettore digitale/strutturale (l’usb della mobilità), un super computer connesso al cloud (Tuc brain) e un network di alimentazione e connessione tramite fibra ottica che crea un sistema di rete altamente digitalizzato e connesso. Dai sedili per disabili ai dispositivi anti abbandono per i bambini, consentirà ai produttori di creare interni su misura per le automobili.

Tecnologia, processi, servizi. Un design sempre più al servizio dell’uomo. Un altro grande cambiamento si annuncia nel mondo del progetto. La comunità internazionale del design, che riconosce nel Salone del Mobile di Milano il rito collettivo della stagione e la sua consacrazione, come tutte le tribù, improvvisamente orfana di un momento fondamentale di incontro e scambio, si è riorganizzata rapidamente attraverso la vita digitale, accelerando fenomeni già in atto e creando una coesione forte nella community virtuale. Aziende e designer, produttori e rivenditori, docenti e studenti, giornali, riviste e mondo della comunicazione, attraverso webinar, tour virtuali, social media hanno dato voce a un dialogo a più voci mai così intenso e democratico, aperto a tutti. Smart working, e-commerce, restyling, laboratori creativi e decaloghi, virtual tour, contest e concorsi. Così, molte realtà del made in Italy si sono preparate alla ripresa attraverso nuove modalità di coinvolgimento e di relazione.
Motivi, brand del gruppo Miroglio, colosso di Alba per l’abbigliamento e i tessuti, è il primo retailer a utilizzare GoLive, la prima piattaforma digitale che unisce live stream shopping e real-time analytics, consentendo ai negozi di vendere i propri prodotti durante una diretta in streaming, e sfruttando l’intelligenza artificiale per analizzare in tempo reale i dati in arrivo dai clienti. Il formato Retail-into-Digital Sale rappresenta un vero e proprio canale aggiuntivo di vendita, complementare agli altri, ma ancora più potente per il numero di negozi coinvolti e per il numero di persone che si potranno raggiungere. In un momento in cui entrare nei negozi è ancora complicato per le misure restrittive imposte dal Covid, il live stream shopping permetterà di ridurre il ricorso alla cassa integrazione o i tagli alla forza lavoro, impiegando i dipendenti per le vendite online.

Insieme agli aspetti commerciali, è la cultura del design che si rinnova. Il Circolo del Design di Torino ha inaugurato Welcome to the post-analog condition, un archivio digitale costruito in tempo reale per innescare e stimolare una riflessione condivisa in relazione alla pandemia causata dal Covid-19 in tutto il mondo. Pensatori, autori, progettisti e curatori contribuiscono con contenuti di varia tipologia alla mappatura di un fenomeno che traccia segni indelebili nei mutamenti già accelerati della società contemporanea. Welcome to the post-analog condition è una citazione dal libro The Age of Earthquakes. A Guide to the Extreme Present, un saggio grafico e visivo sulla società contemporanea che Shumon Basar, Douglas Coupland e Hans Ulrich Obrist hanno pubblicato seguendo l’esempio di The Medium is the Massage, scritto 50 anni prima da Marshall McLuhan sull’influenza della tecnologia sulla cultura. Anche la Triennale di Milano è stata tra le prime istituzioni a reagire, inaugurando il 5 marzo con Decameron: storie in streaming. A partire dallo spunto del Decamerone di Giovanni Boccaccio, Triennale ha invitato artisti, designer, architetti, intellettuali, musicisti, cantanti, scrittori, registi, giornalisti ad abitare gli spazi vuoti di Triennale per sviluppare una personale narrazione. Ogni giorno alle 17.00 una nuova novella è stata trasmessa in diretta sul canale Instagram di Triennale. “Tutto questo non è solo una scelta di ripiego: è un modo per mettere in discussione i nostri presupposti su come una istituzione culturale debba lavorare”, ha dichiarato il curatore Joseph Grima.

E, per finire, un ambito fortemente innovativo richiede attenzione, riflessioni e progetti. Il design delle emergenze, prima destinato a esperienze marginali e lontane dalla quotidianità – terremoti, catastrofi naturali, eventi eccezionali e localizzati – si è messo subito in moto per inventare nuove strategie di convivenza e coesione sociale, nuovi prodotti a diffusione globale e costi contenuti, rigenerando temi come l’economia circolare, il riuso, la flessibilità delle produzioni, alcune riconvertite in poche settimane, come tante nel settore moda. Per citare Enzo Mari, abbiamo bisogno di oggetti “belli, utili, durevoli e al servizio di una società nuova”, anche nelle nuove condizioni di vita. CURA – Connected Units for Respiratory Ailments è un progetto open source per ospedali nell’emergenza COVID-19. Utilizza container riconvertiti per creare stanze di terapia intensiva pronte all’uso, dotate di biocontenimento tramite pressione negativa. Il primo è stato installato a Torino. Hanno collaborato al progetto designer e architetti, come CRA-Carlo Ratti Associati con Italo Rota (cui sono stati affidati gli aspetti di “Design and Innovation” del progetto), e varie istituzioni universitarie e ospedaliere, come Humanitas Research Hospital, Policlinico di Milano, MIT Senseable City Lab. ISINNOVA, l’Istituto di Studi per l’Integrazione dei Sistemi, è un ente di ricerca indipendente (società cooperativa) formato da un team eterogeneo di ingegneri, designer ed esperti di comunicazione. Dopo aver ingegnerizzato e stampato in 3D una valvola per i respiratori dell’ospedale di Chiari, ha trasformato la maschera Easybreath di Decathlon, grazie alla valvola Charlotte, in una maschera d’emergenza per respiratori ospedalieri di terapia sub-intensiva. Innovative anche le mascherine stampabili in 3D dell’azienda reggiana 3D Line dei fratelli Andrea e Simone Gaddi, che hanno condiviso in rete su Facebook e Youtube i tutorial per realizzare la mascherina fai da te. Numerose le aziende che hanno, invece, riconvertito la produzione per far fronte all’emergenza. Tra queste, ne segnaliamo alcune rappresentative, come Tenaris, il maggior produttore e fornitore a livello globale di tubi e servizi per l’esplorazione e la produzione di petrolio e gas, con sede a Dalmine. Riconvertita per produrre bombole d’ossigeno, ne ha realizzate 5mlia in un mese con 30 operai volontari. L’Erbolario, che nasce a Lodi nel 1978 come piccola Erboristeria artigiana e oggi è una grande azienda internazionale, e Davines, fondata nel 1983 a Parma dalla famiglia Bollati come laboratorio di ricerca e produzione di prodotti tricologici di alta qualità: entrambe hanno prodotto in tempi record gel igienizzante per le mani da donare alle strutture sanitarie. Eurostands, colosso degli allestimenti fieristici con sede a Cavenago di Brianza, si è riconvertito, invece, alla progettazione di barriere in plexiglass per farmacie e negozi. Le Covistop, questo il nome del prodotto, sono addirittura comparse sul sito dell’Unido – l’Agenzia dell’Onu per lo Sviluppo Industriale, tra le tecnologie italiane più innovative per rispondere al coronavirus. E non finisce qui: IGV Group, azienda milanese leader nella produzione di ascensori per l’abbattimento delle barriere architettoniche, ha messo a punto CARe, un kit che sanifica l’aria e sterilizza la cabina come nelle sale operatorie, per evitare il rischio di contagio negli ascensori. Igienizza lo spazio in pochi minuti grazie a due tecnologie differenti: una luce ultravioletta UV-C e un dispositivo di ventilazione con filtro HEPA combinato a una membrana ai carboni attivi. Il ricambio dell’aria è quasi istantaneo e la sterilizzazione avviene nella fase di stand-by.

CURA – Connected Units for Respiratory Ailments

Nella progettazione degli spazi, i designer si affideranno sempre più a sistemi che aiutano a innalzare le misure di biosicurezza. Anche nei luoghi all’aperto. È il caso di un altro progetto frutto della creatività made in Italy: Tensoforma, marchio bergamasco attivo nel ramo della progettazione e realizzazione di strutture leggere, ha studiato un tessuto tecnologico che sfrutta le caratteristiche antivirali e antibatteriche delle particelle d’argento in grado di generare la riduzione della carica virale dei coronavirus del 95% dopo un quarto d’ora dal contatto e del 99,5% dopo un’ora. Il tessuto viene montato all’interno di Texo, un sistema brevettato di pannelli modulabili con un telaio esterno in alluminio estruso, che diventa un complemento d’arredo (fisso o mobile) per ridisegnare gli spazi di ristoranti, bar, strutture sanitarie, scuole, spazi culturali ma anche uffici e attività professionali.

Anche nel resto del mondo esperienze di questo tipo non mancano. In Cina, ad esempio, guardando al Paese colpito dall’emergenza prima di tutti, un gruppo di designer ha progettato una serie di prodotti chiamati Create Cures, per fornire soluzioni per la salute pubblica, tra cui: Sterilising Lamp di Frank Chou, che combina una lampada UV con un vassoio, pensata da posizionare negli ingressi delle case per appoggiare oggetti, chiavi, telefono prima di entrare nelle stanze. Ivo Tedbury e Freddie Hong hanno proposto, invece, delle maniglie a prova di contagio con il progetto Hands-Free Architecture: un dispositivo stampato in 3D in meno di 3 ore, capace di adattarsi alle maniglie delle porte antincendio in modo da prevenire il contatto indiretto attraverso le mani. Un’idea accessibile, efficace e facilmente realizzabile in serie per prevenire la diffusione del coronavirus.

Per finire con uno sguardo a ciò che succede nel resto del mondo all’insegna di una nuova coesione sociale, quindici tra le principali associazioni di settore spagnole – Reunión de Empresas Españolas del Diseño (RED) – hanno redatto un manifesto che mette a disposizione del governo i propri sistemi per lavorare insieme al risanamento dell’industria, per guidare la ripresa economica, sociale e culturale del Paese. Le aziende RED esportano tra il 50% e il 92% della loro produzione, gran parte di cui è oggi ferma. Nel manifesto, il settore del design “afferma di voler stabilire un canale di dialogo stabile e più ampio tra il governo e le aziende per essere in grado di fornire idee e soluzioni che contribuiscano alla ricostruzione sociale ed economica del Paese”.

 

[1] Fonte dati: Federlegno Arredo

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