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Cultura, creatività e inclusione: l’impatto della pandemia e da dove ripartire per una nuova Europa

Tra gli strumenti messi in campo dall’Unione Europea a supporto della filiera, oltre ai nuovi programmi di Europa Creativa (con un budget rafforzato di €1 mld rispetto al passato) e Horizon Europe a sostegno dell'innovazione nelle ICC (€95.5 mld), si aggiunge il Nuovo Bauhaus per una nuova architettura del paesaggio, in cui il territorio è un ecosistema co-creativo grazie ad un approccio che rende il Green Deal un’esperienza culturale.

11 Ago 2021

Massimiliano Smeriglio

Questo contributo fa parte dell’Undicesimo rapporto IO SONO CULTURA realizzato da Fondazione Symbola, Unioncamere e Regione Marche in collaborazione con l’Istituto per il Credito Sportivo.

Realizzato in collaborazione con Massimiliano Smeriglio – Relatore generale Europa Creativa.

 

La pandemia ci “costringe” ad interrogarci su quale modello di società vogliamo investire, quale Europa vogliamo costruire per il futuro. Non è più possibile rimandare una profonda riflessione sui limiti del modello di sviluppo su cui finora si è fondata la nostra convivenza. La globalizzazione con le sue opportunità e la sua produzione costante di disuguaglianze è arrivata al capolinea. Davanti a noi, si apre un tempo nuovo in cui ridefinire i rapporti tra politica, economia, democrazia.

L’evento drammatico della pandemia deve trasformarsi nell’occasione per ripensare il modello di sviluppo, gli stili di vita, le priorità che le società democratiche si danno e, soprattutto, il ruolo che vorrà giocare l’Unione Europea nelle prossime sfide.

La Commissione e il Parlamento Europeo hanno già fatto grandi passi in avanti indicando gli obiettivi strategici di Next Generation EU: transizione ecologica, innovazione digitale, inclusione sociale, conoscenza. Quattro pilastri attorno a cui costruire le politiche pubbliche per un nuovo modello di sviluppo.

 


La creatività come nuovo motore di sviluppo, Pixabay License

La creatività e le produzioni culturali devono stare al centro di questo modello. In tal senso, appare centrale anche l’ambizioso programma Nuovo Bauhaus europeo lanciato nell’ottobre 2020 dalla Presidente della Commissione Ursula von der Leyen. Si tratta di un significativo intervento pubblico per rivitalizzare e rendere green il patrimonio immobiliare del continente, con l’obiettivo di migliorare le sue prestazioni energetiche, raddoppiare il tasso di ristrutturazione degli edifici e migliorare la qualità dell’abitare. Tutto questo dovrebbe ridurre le emissioni di gas serra, aumentare il riciclo dei materiali e generare più di 160 mila posti di lavoro sostenibili.      

 Nel 2021, nonostante le difficoltà causate dalla pandemia, il Parlamento ha portato a compimento l’iter legislativo per l’adozione del nuovo regolamento di Europa Creativa 2021-2027. L’approvazione raggiunta nello scorso maggio consentirà l’adozione per il 2021 di un programma di lavoro ambizioso, nonostante le tempistiche particolarmente serrate.

Il nuovo programma si inserisce in un contesto completamente mutato, non solo rispetto a sette anni fa, ma anche rispetto all’inizio del lungo negoziato interistituzionale. Un mondo culturale che deve fare i conti con la rivoluzione digitale, ma anche con l’esigenza di rispondere alle gravi criticità che stanno vivendo i settori e le industrie creative e culturali da oltre un anno. Molte le novità, a partire  dal budget rafforzato.

Circa 1 miliardo di euro in più rispetto al passato, per un totale di quasi 2.5 miliardi: la più grande mobilitazione di risorse mai approvata dall’Unione per sostenere l’ecosistema culturale e aiutarlo a diventare più resiliente e competitivo.

Il Parlamento ha lavorato affinché le azioni sostenute nei prossimi sette anni siano ancorate a tre priorità trasversali: inclusione sociale, riduzione dell’impronta ambientale e uguaglianza di genere. Aspetti che saranno presenti già a partire dai primi bandi della nuova programmazione.

L’aumento di budget ha anche permesso un rafforzamento della sezione più piccola del programma: quella dedicata alla cross-settorialità, con l’introduzione di una nuova linea di finanziamento dedicata all’alfabetizzazione mediatica e al sostegno del giornalismo di qualità. Infine, il Parlamento ha lavorato affinché il programma fosse il più accessibile possibile, prevedendo procedure di accesso semplificate e tassi di cofinanziamento maggiori, con l’obiettivo di facilitare la partecipazione, soprattutto delle realtà territoriali medio-piccole.

È importante che il mondo culturale possa continuare a beneficiare di un programma come Europa Creativa, che pone al centro la cultura come vettore di coesione sociale per la ripresa europea. A questo serve la cultura: alla ripresa economica, ma anche e, soprattutto, al pieno benessere di ogni cittadino e cittadina.

Altro nuovo grande progetto culturale europeo che pone la filiera delle industrie culturali al centro di investimenti significativi per favorire un modello di sviluppo economico, inclusivo e sostenibile dal punto di vista ambientale è quello sviluppato su iniziativa della Commissione.

A settembre 2020 la presidente Ursula Von der Leyen ha avanzato la proposta di creare “un Nuovo Bauhaus Europeo, uno spazio di co-creazione dove architetti, artisti, studenti, ingegneri e designer lavorino insieme”.

Una scelta, quella di includere l’iniziativa tra i punti del discorso sullo Stato dell’Unione che delinea le priorità, le sfide più urgenti e le idee per plasmare il futuro dell’UE, che da sola ne suggerisce l’importanza. Il lancio ufficiale arriva il 14 ottobre: il Nuovo Bauhaus sarà uno degli strumenti capaci di rinsaldare i legami tra il mondo della cultura e della creatività e i mondi della produzione, della scienza e della tecnologia, e guidare così la transizione ecologica indicata dal Green New Deal e dal Next Generation EU.


L’UE e la progettazione del nuovo Bauhaus Europeo, Pixabay License

Un’occasione di rinnovamento per 35 milioni di edifici in tutta l’Europa, costruiti a partire dalla seconda metà del XX secolo, che soffrono di problemi di comfort, isolamento termico e consumo energetico. Una nuova architettura del paesaggio in cui il territorio è un ecosistema co-creativo che non lascia indietro nessuno: un approccio che rende il Green Deal un’esperienza culturale, capace di mettere al centro le donne e gli uomini, migliorandone la qualità della vita di pari passo con la salute del pianeta.

Con l’obiettivo di allinearsi alla pianificazione del Quadro finanziario pluriennale, la Commissione ha stabilito un piano per la realizzazione del Nuovo Bauhaus, che si svilupperà in tre fasi: progettazione collettiva (in corso), realizzazione (da luglio 2021) e divulgazione (da gennaio 2023). Nella fase di co-progettazione, inaugurata il 18 gennaio, la Commissione raccoglie idee e intuizioni per la realizzazione concreta del Nuovo Bauhaus. Una fase che si concluderà nell’estate 2021 con l’assegnazione dei premi agli “esempi contemporanei di eccellenza che combinano sostenibilità, qualità dell’esperienza e inclusione”. Un’occasione anche per il Parlamento europeo di svolgere un ruolo attivo, sostenendo questa iniziativa dal basso, esercitando la sua funzione rappresentativa della cittadinanza europea. Durante la prima conferenza dedicata al Nuovo Bauhaus europeo, Von der Leyen ha confermato che nell’autunno 2021 la Commissione pubblicherà il bando per i primi cinque progetti pilota, con un finanziamento iniziale di 25 milioni di euro, che potranno essere integrati con le risorse dei fondi strutturali.

Il Nuovo Bauhaus può essere una straordinaria occasione per migliorare la qualità della vita e dell’abitare soprattutto nelle periferie. Una leva senza precedenti per ridisegnare le città a partire dalla disseminazione dei servizi pubblici spesso troppo distanti dallo spazio dell’abitare.

L’iniziativa del Bauhaus dovrebbe creare uno slancio per favorire nuovi posti di lavoro: professionisti esperti, giovani designer, architetti, ingegneri, urbanisti e artisti per valorizzare le conoscenze e promuovere un’edilizia rinnovata, adattata alle nuove esigenze sociali, digitali ed energetiche.


Un’edilizia rinnovata, Pixabay License

E anche sociologi, psicologi, innovatori, creativi, attivisti sociali: tutte professionalità utili per ragionare sulle interazioni della forma urbana con la dimensione intima delle persone, del loro vivere quotidiano, della qualità del loro abitare. Qualità che ha a che fare con gli spazi pubblici e privati, i servizi, le scuole, il tempo libero, la mobilità alternativa. Dunque, nel dramma della crisi pandemica, questa suggestione può essere l’occasione per ripensare le città, a partire da una nuova idea di abitare e vivere, integrando sempre più le funzioni sotto una nuova programmazione pubblica, partecipata e interdisciplinare. Una grande sfida per cambiare disegno all’anonimia di tante periferie urbane, valorizzando al meglio il protagonismo e le forme di organizzazione comunitaria dei cittadini e delle cittadine.

Infine, dopo tre anni di negoziato, nella prima metà del 2021 il Parlamento europeo ha approvato il testo legislativo che istituisce il nuovo programma Horizon Europe, confermando l’intesa politico-istituzionale raggiunta lo scorso anno. All’interno della nuova programmazione, che avrà un budget totale di 95.5 miliardi di euro per i prossimi 7 anni,

il Cluster cultura, creatività e società inclusiva (cosiddetto Il Pilastro) sosterrà la ricerca e l’innovazione nelle industrie creative e culturali, finanziando tre filoni di ricerca nei prossimi due anni: a) democrazia e governance; b) patrimonio culturale europeo e industrie culturali e creative; c) trasformazioni sociali ed economiche.

Questo nuovo cluster mobilita le competenze multidisciplinari delle scienze sociali e umane per meglio comprendere le fondamentali trasformazioni della società, dell’economia e della cultura, per fornire opzioni concrete per una ripresa verde, digitale e socialmente giusta e inclusiva. I primi bandi in ciascuna delle tre aree di interesse sono stati lanciati questa primavera con un budget totale di 147 milioni di euro, che saranno suddivisi su circa 10 bandi distinti.

Il secondo filone assume particolare rilievo per la filiera delle industrie culturali e creative, dedicato alla ricerca di soluzioni innovative per valorizzare il patrimonio culturale europeo, aumentandone la competitività internazionale. Le attività finanziate collegheranno il patrimonio culturale con i diversi soggetti attivi nel mondo delle industrie culturali e creative, sostenendo nuove forme di creatività per aumentare la sicurezza ma anche l’accessibilità e l’inclusività dei beni culturali esistenti, migliorando la qualità delle esperienze culturali offerte a partire dal patrimonio, materiale e immateriale, nell’intento di coniugare sviluppo cognitivo e intrattenimento. A tal proposito, cruciale sarà l’uso delle tecnologie digitali esistenti e lo sviluppo di nuove, capaci di offrire innovative modalità di fruizione, sempre più immersive e in grado di restituire esperienze autentiche ed originali, nuovi strumenti di comunicazione e interazione per favorire il coinvolgimento dei fruitori nella co-creazione di nuovi contenuti culturali e, non da ultimo, innovativi processi gestionali e di sicurezza per supportare il lavoro dei soggetti attivi nella valorizzazione del patrimonio. Tutto ciò permetterà una reale cooperazione e partecipazione di un’ampia gamma di soggetti: dal mondo delle imprese a quello del terzo settore, fino alle comunità territoriali e internazionali.

Questi sono gli strumenti che l’Unione Europea mette a disposizione delle nostre comunità per affrontare il futuro. Strumenti ordinari che si sommano allo straordinario evento di Next Generation EU e al dispiegamento dei piani nazionali legati al Recovery Plan. Crisi vuol dire anche opportunità: in questi mesi sono state gettate le basi per innovare e cambiare il modello di sviluppo. Ora sarà decisivo farsi trovare pronti ad accettare la sfida.

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