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Coronavirus: così tecnologia e libri hanno vinto solitudine

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23 Lug 2020 - Stampa

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Coronavirus: così tecnologia e libri hanno vinto solitudine | Ansa.it

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Ipsos-Comieco-Symbola, è una sensazione diffusa, provata dal 48%.

Il lockdown ha avuto un impatto sulla solitudine “meno dirompente del previsto”, secondo una ricerca Ipsos promossa da Comieco- Consorzio Nazionale Recupero e Riciclo degli Imballaggi a base Cellulosica e presentata al Seminario Estivo della Fondazione Symbola. Solo due intervistati su 10 hanno percepito una diminuzione dei contatti con i parenti e amici mentre per quattro su 10 questi contatti si sono intensificati rispetto a prima, grazie all’uso di nuovi strumenti di comunicazione.
L’88% del campione ritiene che le tecnologie digitali siano state utili a ridurre il senso di solitudine durante il periodo di lontananza forzata e un altro aiuto è arrivato da libri e quotidiani cartacei. Il 16% li preferisce anche a social network e telefonate agli amici. Per la fase 3, inoltre, due italiani su tre identificano nel volontariato una buona strategia per sentirsi meno soli.
La solitudine si conferma un problema diffuso, vissuto da quasi un italiano su due. La quota di coloro che la ritengono un problema molto o abbastanza grave rispetto a prima dell’emergenza Covid sale di cinque punti percentuali dal 78% all’ 83% , e di quattro punti dal 44% al 48% quella di chi dichiara di sentirsi solo almeno sporadicamente.
“Nonostante si tratti di un fenomeno abbastanza trasversale, esistono delle condizioni che vengono percepite come di maggiore fragilità: l’età avanzata (62%) e la mancanza di lavoro (64%) sono infatti considerate dagli italiani i due più importanti fattori di rischio legati alla solitudine”, il direttore generale di Comieco, Carlo Montalbetti “Da soli non si può. Fortunatamente l’Europa si è rimessa in movimento e ha impegnato ingenti risorse per affrontare la crisi prodotta dalla pandemia, indicando con chiarezza i terreni dell’impegno per far ripartire l’economia: sanità coesione, green economy, digitale. È quello che serve all’Italia”, ha commentato il presidente di Symbola, Ermete Realacci.

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