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SALVA

Contributi pubblici per la transizione ecologica

Ci sono una pluralità di strumenti di finanza agevolata, purtroppo non sempre adeguatamente ponderati,

27 Dic 2022

Sara Iacovaccio

Fabio Terragni

Estratto del capitolo “Contributi pubblici per la transizione ecologica” di GreenItaly 2022

Gli anni 20 di questo secolo hanno gettato il mondo in una situazione straordinaria, in bilico tra certezza e insicurezza. La pandemia, anche se da tempo attesa da scienziati e osservatori, ha colto governi e popoli di sorpresa. Da febbraio 2020 quella che sembrava una crisi locale, non dissimile a quanto già avvenuto in precedenza con SARS o Ebola, si è trasformata in un’ondata che ha attraversato come un lampo tutto il pianeta. L’Italia, dopo la Cina, è stata colpita all’improvviso, ed è rimasta senza fiato per mesi. Le attività si sono fermate, siamo rimasti confinati nelle nostre case. Mentre le nostre città si sono tramutate in deserti urbani, la natura è parsa prendere il sopravvento: gli animali giravano indisturbati, la vegetazione è cresciuta rigogliosa, le emissioni inquinanti e climalteranti sono crollate insieme alla mobilità di persone e merci. La globalizzazione delle produzioni ha istantaneamente mostrato le sue criticità: mascherine irreperibili, respiratori indisponibili, Paesi che bloccavano le preziose merci alle frontiere.

Giusto il tempo di riprendersi dallo shock e, due anni dopo, alla fine di febbraio del 2022, in Europa ha fatto irruzione, nuovamente, la guerra. Il fantasma che pareva destinato ad abitare solo altri continenti è ricomparso dopo 77 anni. L’invasione dell’Ucraina da parte della Russia ci ha ricordato la fragilità delle democrazie, le difficoltà di garantire un ordine pacifico; ci ha fatto intravedere nuovi equilibri mondiali, dove le autocrazie espandono le proprie aree di influenza, sia politica che economica. Un Paese devastato, migliaia di civili uccisi dai bombardamenti, quando non direttamente dalle truppe, la resistenza, il dispiegamento di armamenti pesanti e sofisticati, il timore di una evoluzione nucleare, anche solo fortuita. Nessuno credeva che sarebbe successo così rapidamente, neanche gli stessi ucraini. Materie prime e fonti energetiche che ci sembravano garantite sono scomparse nei mercati impazziti; il loro valore, già da tempo fluttuante, si è impennato fino a ricordarci l’insostenibilità della dipendenza strutturale dai combustibili fossili, provenienti da Paesi lontani, insicuri, inquietanti.

Crisi diplomatica internazionale e speculazioni hanno portato il prezzo del gas alle stelle, minacciando seriamente le attività manifatturiere già provate da anni difficili e rilanciando ulteriormente l’inflazione. Costi aumentati e stipendi fermi ci hanno riportato alle difficoltà legate alla spirale dei prezzi. Abbiamo di fronte mesi in cui potremo vedere nuovamente attività commerciali e produttive chiudere per conclamata insostenibilità. Le iniziative politiche europee e nazionali avviate per sostenere la ripresa e il rilancio delle economie europee più provate andrebbero probabilmente rivisitate alla luce delle nuove problematiche, ma i processi decisionali lenti e farraginosi in cui si è infilata l’Unione Europea, insieme ai cambi di governo, tra cui spicca quello italiano, rendono improbabile una concertazione efficace.

Sono questi i principali fattori di incertezza, che ci paralizzano e non ci permettono di affrontare con la dovuta determinazione le altrettanto evidenti certezze del momento: l’estate del 2022 è stata, non solo in Italia, la più calda e siccitosa dell’epoca recente, certamente da quando abbiamo cominciato a registrare e conservare i dati climatici. Il surriscaldamento del pianeta è ormai dato comune e quotidiano, ma le politiche di contrasto stentano. La necessità di una transizione ecologica, se non di una “conversione”, è incontrovertibile, ma rischia di essere retorica se non assumono misure proporzionali alla sfida.

Questo è il quadro in cui i governi europei e nazionali giocano le loro carte e cercano di mobilitare e indirizzare le iniziative private. Per queste ragioni abbiamo davanti una pluralità di strumenti di finanza agevolata non sempre adeguatamente ponderati, che chiedono tempi di preparazione e realizzazione molto brevi, e che sono in continua evoluzione.

Continua a leggere il capitolo da p. 50 a 63 su”GreenItaly 2022″, la ricerca realizzata con Unioncamere in collaborazione con Novamont, Ecopneus, Conai e Centro Studi delle Camere di Commercio  “Guglielmo Tagliacarne”

 

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A cura di: Redazione

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