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Cittadini Reattivi

Un progetto di crowdsourcing journalism per il territorio

25 Dic 2017 - Redazione

“Sono sempre loro a fare opera di informazione e sensibilizzazione nei confronti dei propri concittadinI”

E’ da alcuni anni la voce di chi resiste al degrado e all’abusivismo e lotta per il bene della propria comunità e del proprio territorio. Comuni cittadini, attivisti e giornalisti. Sono questi i “Cittadini reattivi”, protagonisti di questo progetto di crowdsourcing journalism – ovvero un giornalismo partecipativo e condiviso – su ambiente, salute e legalità, che indaga sui siti inquinati in Italia e che mappa le buone pratiche dei cittadini. Avviato nel 2013, cittadinireattivi è online con un sito dal maggio dello stesso anno. A quattro anni di distanza, vanta già diverse battaglie per la richiesta di informazioni chiare su ambiente, con inchieste pubblicate su diverse testate su temi come l’amianto, inquinamento e rischi per la salute. Di fatto, senza il sostegno diretto e la partecipazione dei cittadini che in quei territori inquinati ci vivono, i risultati raggiunti non sarebbero stati possibili. Oggi la community di cittadinireattivi riunisce persone da tutta Italia che vogliono partecipare attivamente per ridisegnare città e quartieri e avere voce nelle decisioni che riguardano il proprio futuro. Riuniti in comitati ed associazioni sono loro a denunciare, spesso prima che le istituzioni intervengano, cosa non va nei posti che abitano: dall’abusivismo agli sversamenti illeciti. Sono sempre loro a fare opera di informazione e sensibilizzazione nei confronti dei propri concittadini. Questo progetto indipendente che unisce inchiesta multimediale e “crowdmapping” – una mappatura delle buone pratiche della società civile – è partito dalla collaborazione tra la giornalista Rosy Battaglia e gli attivisti di Legambiente Flavio Castiglioni e Claudio Spreafico. Scopo: documentare e raccogliere contribuiti audio, video, testimonianze, mapparli e metterli “in rete”. Le inchieste di Cittadini Reattivi sono più che mai indispensabili se si pensa che siamo in un paese dove ci sono ben 15.000 siti contaminanti, cui si aggiungono 40 Siti di Interesse Nazionale, aree particolarmente inquinate la cui bonifica spetta al Ministero dell’Ambiente. Il prossimo passo è la produzione di due web doc che includeranno le riprese inedite girate in un reportage lungo quattro anni, un e-book con le principali storie raccolte in questi anni e un festival, per finanziare i quali è stata lanciata una campagna di crowdfunding.

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