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Catia Bastioli (Novamont) «La chimica verde è una realtà diffusa e oggi noi italiani siamo top in ricerca»

Peppe Aquaro | Corriere della Sera

19 Nov 2020

Redazione

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Catia Bastioli (Novaniont) «La chimica verde è una realtà diffusa e oggi noi italiani siamo top in ricerca» - Peppe Aquaro | Corriere della Sera

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«La chiamiamo ancora chimica verde?». Faccia lei. «No, perché qui, in Italia, abbiamo fatto passi da gigante…». Vuol dire che potremmo eliminare la parola verde, parlando soltanto di chimica? Catia Bastioli, ricercatrice, scienziata e amministratore delegato di Novamont azienda pioniera della chimica verde in Italia, da 270 milioni di fatturato e più di 600 persone impiegate fa una pausa e poi racconta: «La chimica e la scienza in generale non sono cose negative o positive, sono soprattutto conoscenza: tutto dipende dall’uso che se ne fa». Ed ancora: «Sa perché la parola chimica, da sola, ha assunto nel corso degli anni una accezione negativa? Più di trent’anni fa l’industriale Raul Gardini, parlando di emergenza ambientale, ricordava che, se non ci fosse stato un progetto tra Europea, Italia e imprenditori, la frattura sarebbe stata insanabile. E così è stato: ritrovandoci con una chimica arroccata sui combustibili fossili». Ed oggi? «Le cose sono cambiate: parlando di chimica delle sostanze naturali ci riferiamo a qualcosa di trasversale, alla conoscenza degli organismi viventi; in pratica, allo studio del suolo», risponde la numero uno dell’azienda che ha sviluppato il marchio Mater-Bi, sotto il quale sono prodotte bioplastiche basate su materiali rinnovabili, e nel cui nome non c’è solo chimica. «L’idea del nome è dello studio Melis: cercavamo qualcosa che richiamasse il concetto di materia, madre Terra e vita; insomma: che fosse biodegradabile», spiega Bastioli, la quale ricorda che, anche nella parola Matrìca la piattaforma integrata di chimica da fonti rinnovabili, nata con Versalis (Eni), a Porto Torres c’è un origine regionale: «Matrìca in Sardegna è il lievito madre che fa crescere l’impasto, nel rispetto delle territorialità». A proposito, provando a fare il punto sulla chimica verde in Italia, scopriamo che, regioni come Veneto, Lazio, Umbria, Campania e Sardegna presentano una marcia in più. E che sono soprattutto i cluster ad unire il Belpaese: «All’interno di Spring, il cluster tecnologico nazionale della chimica verde, sono rappresentate tredici regioni per 123 iscritti: è anche grazie a loro se siamo secondi in Europa dal punto di vista della ricerca, e primi per l’ottenimento di prodotti in alto valore aggiunto». Ma se continuassimo a definirli scarti e basta, commetteremmo l’errore di non credere che da un pannolino si possano ricavare plastica, cellulosa e polimeri riutilizzabili negli arredi urbani e negli utensili domestici (accade alla S.p.a. di Treviso), o che dall’amido spunti l’orologio di Topolino, il primo brevetto della «signora dei cento brevetti». «Trent’anni fa, ero al gruppo Fertec, lavorando sugli amidi riuscii a creare un prodotto che si stampava come la plastica: lo portai al mio capo che a sua volta lo mostrò ad altri. Si decise che l’orologio biodegradabile di Topolino dovesse essere il mio». Immaginiamo lo conservi come una reliquia? «Ne possiedo un prototipo. In seguito, ho realizzato anche una macchina fotografica e la penna di Rio ’92, la prima conferenza mondiale sull’Ambiente».

 

Fonte dei dati: XI Rapporto GreenItaly

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