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Cammini d’Italia, un tesoro nascosto

Giorgio Vincenzi | Il Manifesto

23 Lug 2020 - Stampa

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Cammini d'Italia, un tesoro nascosto - Giorgio Vincenzi | Il Manifesto

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Il camminare presuppone che a ogni passo il mondo cambi in qualche suo aspetto e pure che qualcosa cambi in noia. Queste parole di Italo Calvino descrivono molto bene che cosa si aspettano le centinaia di migliaia di persone che da nord a sud della nostra Penisola si incamminano in percorsi naturalistici, religiosi o storici alla scoperta dell’enorme patrimonio culturale, di un paesaggio agrario che muta in continuazione, di prodotti agricoli tipici e della bellezza dei piccoli paesi, spesso arroccati su colline e montagne, detentori di tradizioni e coesione sociale. Partendo dal sodalizio Piccoli comuni e cammini d’Italia, la Fondazione Symbola, in collaborazione con Fondazione Ifel (Istituto per la finanza e l`economia locale, istituita dall’Associazione nazionale dei comuni italiani), ha proposto un viaggio lungo tutta Italia composto da 44 itinerari – individuati nel 2016 dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo – per un totale di oltre 15 mila chilometri, attraversando 1.435 comuni, di cui 944 piccoli, e incontrando oltre duemila beni culturali e 179 produzioni Dop o lgp. Ma il numero degli itinerari è destinato a crescere con il tempo con il progressivo inserimento di nuovi cammini, in particolare del Meridione. «E un progetto di analisi e racconto dell’economia e del patrimonio storico culturale e ambientale dei territori italiani», afferma Ermete Realacci, presidente della Fondazione Symbola, «avviato nel 2016 con Piccoli comuni e produzioni tipiche, realizzato insieme a Coldiretti, che ha evidenziato come il 92% dei prodotti Dop e Igp e il 79% dei vini italiani più pregiati hanno a che vedere con i piccoli comuni. Quindi, cogliere le potenzialità anche dei Cammini d’Italia in un momento di crisi come quello che stiamo attraversando». continua. «significa rafforzare il ruolo e il presidio dei piccoli comuni e delle istituzioni e comunità locali. Daniel Libeskind, architetto di Ground Zero di New York, disse che i piccoli comuni racchiudono il dna dell’umanità. Niente di più vero. Tradizioni, cultura, bellezza, innovazione e creatività sono le chiavi di un’economia più a misura d’uomo sulla quale il Manifesto di Assisi ci invita a scommettere per affrontare le sfide del nostro tempo. Ed è quello», prosegue Realacci, «che troviamo anche nella legge sui piccoli comuni del 2017 e prima ancora della campagna Voler bene all’Italia del 2004 voluta da Legambiente a favore dei e peri piccoli comuni nata da un carteggio tra Pietro Pancrazi e Pietro Calamandrei, intellettuali antifascisti.

Gli scenari offerti dai Cammini d’Italia
(www.symbola.net/ricerca/piccoli-comuni-cammini-italia) sono davvero vasti e diversi, attraversano parchi nazionali e regionali, fiumi, boschi e foreste, paesaggi agrari, costeggiano laghi e zone umide, raggiungono borghi, pievi, abbazie, santuari, monasteri, fortezze e castelli. Ci sono itinerari regionali come il Sentiero Liguria e il Viaggio nella Storia d’Abruzzo: il primo, da Luni (La Spezia) a Ventimiglia, attraverso la Liguria lungo la costa, salendo per alcuni tratti sui pendii delle montagne; il secondo ci conduce nella regione forte e gentile attraverso cinque diversi itinerari, passando per oltre quaranta comuni in provincia de L’Aquila e di Pescara, incrociando siti archeologici, chiese ricche di bellezza, paesaggi mozzafiato e luoghi di elevato interesse naturalistico. Oppure il Cammino di Dante dove è possibile ammirare ancora la bellezza senza tempo raccontata dalla penna del Sommo Poeta O la Magna Via Francigena, che divide in due la Sicilia in un percorso che collega Palermo ad Agrigento. Altri cammini invece attraversano il Bel Paese partendo fuori dai confini nazionali, come la Via Francigena, che arriva fino a Roma e ha inizio dal Valico di San Bernardo incontrando 145 comuni in un percorso lungo oltre mille chilometri. O come la Via Romea Germanica, che partendo dal Brennero giunge sempre a Roma in un viaggio di 1020 km attraverso sei regioni. «Nulla da invidiare al famoso cammino di Santiago di Compostela lungo 800 km», afferma Realacci, «ma da noi ci sono comuni che litigano, enti che si azzannano e così via. Abbiamo degli itinerari simili a quelli di Santiago, ma dobbiamo raccordarci di più».

Sempre più battuti dai turisti anche i cammini religiosi. Come quello della Via di Francesco, 500 km, che ripercorre i principali luoghi e santuari della vita del Patrono d’Italia, o quello di Sant’Antonio di Padova, 388 km, che segue a ritroso le località segnate dal pellegrinare del frate portoghese. O ancora quello di San Benedetto con i suoi 300 km da Norcia, dove nacque, a Cassino, dove mori. «A parte le entrate economiche per l’intera filiera turistica derivante dai cammini, c’è anche la valorizzazioni di prodotti e luoghi. In questi giorni», prosegue Realacci, «su internet troviamo innumerevoli immagini della fioritura della lenticchia a Castelluccio di Norcia, ma se togli quella coltivazione il tutto diventa una boscaglia. Dobbiamo comprendere questo. Di recente poi ho letto che hanno messo un pedaggio altissimo per dei pastori che fanno il cammino dei tratturi (un largo sentiero erboso o in terra battuta, originatosi dal passaggio e dal calpestio degli animali, ndr). Una follia! Perché i pastori con quella attività tengono in vita questa tradizione. Come non si fa a capire che la bellezza del nostro paesaggio è legata anche a queste pratiche?»

I Cammini hanno quindi il potere di rinvigorire l’importante ruolo che svolgono i piccoli comuni a mantenere e rafforzare i primati internazionali che può vantare il nostro Paese «come quello ottenuto lo scorso anno dalla speciale classifica stilata da The Spectator index», fa presente Realacci, «che vede la cultura italiana come la più influente al mondo, nonostante la percezione non sempre positiva che abbiamo di noi stessi». Ma occorre aiutare i piccoli comuni – sono 5.498 e amministrano il 50% del territorio nazionale – e non abbandonarli a se stessi. «La legge per fare questo c’è», afferma Realacci, «ma è sostanzialmente inapplicata. L’unico vantaggio ottenuto sinora è di far restare gli uffici postali nei piccoli centri. La legge prevedeva tante altre cose, per esempio che la banda larga arrivasse prima nei piccoli comuni che negli altri posti, ma a causa della burocrazia e dei tanti permessi che servono questo non è successo. Nella legge poi ci sono spunti per mantenere piccoli servizi commerciali e le scuole, ma anche facilitazioni per giovani coppie».

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