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Arte e sostenibilità: l’emergenza climatica come opportunità per organizzazioni culturali e artisti

La crisi climatica può essere un punto di partenza per ripensare le strategie di azione delle organizzazioni culturali. Le direzioni che alcuni soggetti culturali e creativi stanno già seguendo sulla via di una riconversione “climate oriented" sono tre: rendere più efficienti i processi abbattendo i costi; sviluppare alleanze con altri settori per aumentare la rilevanza e l’occupazione; mettere le persone al centro delle strategie per costruire città e comunità sostenibili.

29 Giu 2020 - Redazione

Realizzato in collaborazione con Patrizia Braga – Co-Fondatrice e Responsabile Area partecipazione e sviluppo di Melting Pro, e Laura Greco – Fondatrice e Presidente A Sud.
Questo contributo fa parte della rubrica #iosonocultura,  parte del Decimo rapporto IO SONO CULTURA realizzato da Fondazione Symbola, Unioncamere e Regione Marche in collaborazione con l’Istituto per il Credito Sportivo.

 

© Archivio iGuzzini

Di fronte all’incertezza e alla complessità che stiamo vivendo può essere utile leggere la pandemia con le lenti utilizzate per l’analisi delle crisi ecologiche e climatiche globali, con l’obiettivo di comprendere quanto questa crisi sia indissolubilmente legata a un paradigma di civiltà ormai fallace e per ripensare modelli di sviluppo umano sostenibili e duraturi nel tempo.

Quali sono gli strumenti e i soggetti che oggi ci possono venire in aiuto, sia per analizzare al microscopio la crisi pandemica che per definire soluzioni che affrontino sul piano macro le crisi globali?

Le istituzioni culturali, artisti e creativi possono diventare i giusti alleati, driver del cambiamento e di innovazione, soggetti capaci di promuovere soluzioni per lo sviluppo locale e sociale, di attivare quella rigenerazione intellettuale ed emotiva essenziale per ripensare creativamente a forme di civiltà nuove, più inclusive e attente agli equilibri ecosistemici.

Oggi le istituzioni culturali sono in difficoltà a causa della crisi economica e sanitaria e, nonostante in questo contesto sembri marginale adottare una gestione “green”, in realtà si tratta di strategie essenziali ancor più  adesso, soprattutto quali alternative di medio-lungo termine per aumentare la rilevanza e la resilienza delle organizzazioni e rafforzare l’intero settore.

Abbiamo individuato tre direzioni da intraprendere per contribuire allo sviluppo del settore culturale in chiave green:

ridurre i costi grazie al ricorso all’economia circolare, costruire nuove alleanze strategiche con altri settori per creare nuove opportunità di lavoro e di servizi, mettere le persone al centro delle strategie per costruire città e comunità sostenibili.

La prima mira a rendere più efficienti i processi con interventi volti a diminuire l’impatto ambientale delle strutture e delle attività culturali, attraverso l’investimento in energie pulite e il ricorso all’economia circolare. In questo modo è possibile ridurre i costi e accedere a fonti di finanziamento diverse da quelle strettamente legate alla cultura.

Riconvertire il sistema di funzionamento interno dell’organizzazione permette non solo di avere un risparmio sui consumi ma anche di intercettare incentivi utili a riorganizzare e rimodernare la propria struttura in ottica green. Se questo periodo di crisi ci impone tagli di budget dovuti al blocco delle attività e ai mancati guadagni, una revisione dei costi fissi può essere un primo passo per essere più sostenibili e autonomi. Richard Ashton dell’Opera North, compagnia d’opera inglese con sede a Leeds (UK), ha dichiarato che “un’organizzazione che non sia ecologicamente sostenibile non ha futuro” e presentato in dettaglio le misure di governance adottate per arrivare ad essere carbon neutral nel 2030. Tra le tante: hanno ridotto del 23% il consumo di elettricità nell’edificio principale e implementato una serie di misure di efficienza energetica e riduzione delle emissioni di carbonio con notevole impatto sulle voci di spesa generali sul medio-lungo periodo.[1] Parte di questo processo è stato possibile grazie ad incentivi statali stanziati proprio per la riconversione. Finanziamenti pubblici di cui ha beneficiato anche l’Horniman Museum and gardens di Londra, museo con collezioni di antropologia, storia naturale e strumenti musicali. Dal 2012 il museo ha istituito un comitato interdipartimentale – il gruppo d’azione per il clima e l’ecologia – che lavora per ridurre l’impatto sull’ambiente: dal miglioramento dell’efficienza energetica al riciclaggio dell’acqua dell’acquario, fino al compostaggio dei rifiuti del bar e del giardino[2], con sensibili risultati in termini di risparmio.

In Italia, ad esempio, c’è iGuzzini, azienda del settore dell’illuminazione architetturale da anni attiva nello sviluppo di soluzioni per la riduzione dei consumi energetici, che insieme al Polo Museale della Toscana lo scorso ottobre ha inaugurato la nuova illuminazione del ciclo di affreschi rinascimentali della Leggenda della Vera Croce, capolavoro di Piero della Francesca, presso la Cappella Bacci della Basilica di San Francesco di Arezzo. Il nuovo sistema di illuminazione valorizza le caratteristiche pittoriche dell’opera e riduce i consumi energetici dell’80%, grazie alla tecnologia LED.

 

© Archivio iGuzzini

Anche l’economia circolare aiuta a rendere più efficienti i processi artistici e ridurre il loro impatto e i relativi costi, perché recuperare e rivalorizzare un materiale significa anche guardarlo con occhi creativi.

Così facendo il mondo delle industrie culturali e creative si fa strumento economico per il territorio, grazie alla sua filiera molto ampia formata da musei, gallerie, biblioteche, teatri, cinema, sale concerto, fiere e via dicendo, ma anche da piccole e medie imprese che hanno incorporato la creatività nei propri processi produttivi, traendo spunti di innovazione originali dal patrimonio immateriale per i propri prodotti e servizi. Tutte queste realtà possono farsi promotrici del cambiamento promuovendo una transizione da un modello di economia lineare ad uno circolare. Preview 2019 nella città di Torino, ad esempio, raccoglie una serie di installazioni dedicate al tema, che prelude alla Biennale dell’arte circolare in programma l’anno prossimo, a testimonianza del successo che queste iniziative stanno avendo sul territorio. Il tutto fa parte del progetto Circular Economy & Art, che mira a rendere Torino un punto di riferimento in questo ambito, facendone un’occasione di sviluppo territoriale. Numerosissime le istituzioni coinvolte, provenienti dal mondo della cultura, dell’impresa e della formazione. Tra i promotori dell’iniziativa troviamo infatti molti musei torinesi[3] – tra cui il Castello di Rivoli che ne ha curato l’evento inaugurale realizzato insieme a Michelangelo Pistoletto, ma anche importanti attori del mondo imprenditoriale: dall’Unione Industriale di Torino alla Camera di Commercio della città, da Intesa Sanpaolo Innovation Center al Gruppo Iren (energia elettrica), alla SMAT (servizio idrico integrato). Infine, non mancano importanti soggetti del mondo della formazione, dal Politecnico di Torino alla ITS TAM-Istituto Tecnico Superiore Tessile Abbigliamento Moda di Biella.[4]

 

Castello di Rivoli

La seconda direzione seguita da un numero crescente di soggetti culturali e creativi sulla via di una riconversione “climate oriented” mira a costruire alleanze strategiche con altri settori, pubblici e privati, al fine di aumentare la rilevanza della filiera e creare nuove opportunità di lavoro e servizi innovativi.

La fusione di ambienti di lavoro convenzionalmente separati può essere cruciale per aumentare le opportunità di sviluppo e risposta a problemi complessi, come quelli che stiamo affrontando ora con il Covid. Si può generare un’intelligenza collettiva che è un dispositivo fondamentale da mettere in campo nei momenti di difficoltà come questo per poter analizzare la situazione da diversi punti di vista, scomporre il problema e trovare soluzioni nuove. Gli artisti rompono gli schemi, usano il pensiero laterale e con i loro strumenti possono aiutare le persone a comprendere meglio l’attualità e i temi complessi delle scienze e del cambiamento climatico attraverso la creatività.

Già da alcuni anni, il tentativo di stabilire una collaborazione efficace tra artisti e scienziati ha visto la nascita di numerosi progetti e organizzazioni di Sci-Art.

Gli artisti Heather Ackroyd e Dan Harvey, ad esempio, hanno collaborato attivamente con gli scienziati dell’IGER -Institute of Grassland and Environmental Research dell’Università di Aberystwyth (Galles, UK), per fare ricerche nel campo dell’agricoltura. Gli esperimenti e le immagini create grazie alla loro esperienza hanno fornito nuove tecniche per monitorare i livelli di pigmento nei campioni, consentendo processi di scansione non invasivi per determinare la salute delle piante. In questo modo, oltre ad estendere le possibilità nel campo della pratica artistica legata al clima, il loro lavoro si è rivelato vantaggioso per gli scienziati che lavorano alla produzione agricola. Il Land Art Generator, invece, è una piattaforma per artisti, architetti e altri creativi, impegnati con ingegneri e scienziati per proporre soluzioni energetiche sostenibili ed esteticamente attraenti che alimentino in modo pulito migliaia di case[5]. Alcune iniziative vengono progettate e realizzate in forma di prototipi, altre sono state realizzate e sono attualmente funzionanti. Il progetto è nato dall’idea di una coppia di Seattle nel 2008 e ora conta partner da tutto il mondo.

Tornando all’Italia, un caso interessante è il progetto Climate Art Project, un’iniziativa dell’artista italiano Andreco che ha come obiettivo quello di avvicinare la conoscenza scientifica ai pubblici attraverso l’arte. Tra le opere che hanno raggiunto questo obiettivo c’è CLIMATE 04 Sea Level Rise, un imponente murales situato lungo le rive del Canal Grande, alto 6 metri e lungo 100, accompagnato da un’installazione. Nella realizzazione di quest’opera l’artista romano si è ispirato alle ricerche condotte da organizzazioni internazionali come l’Intergovernmental Panel on Climate Change – IPCC, dal Delta Committee, WGBU, dagli studi del climatologo Stefan Rahmstorf e dei ricercatori del CNR-ISMAR in merito agli effetti dell’innalzamento medio del mare sulla laguna di Venezia, città destinata a essere sommersa dalle acque circostanti. L’opera rappresenta sulle mura della città, visibile a tutti, il livello che negli anni a venire potrebbe raggiungere il mare con le evidenti conseguenze che questo comporterebbe per la vita nella città, se non si interviene in modo adeguato.

 

Andreco – CLIMATE 04, Sea Level Rise

Infine, terza strada possibile, e probabilmente la più incisiva, per contribuire allo sviluppo del settore culturale in chiave green è mettere le persone al centro delle strategie per farle diventare soggetti rilevanti nello sviluppo locale, motivandole all’azione nella costruzione di città e comunità sostenibili.

Un’organizzazione culturale con una mission chiara e orientata al benessere dell’ambiente, dei territori e delle persone viene infatti riconosciuta come soggetto affidabile e rilevante all’interno della società, potendo aspirare a giocare un ruolo chiave anche nella definizione di politiche di sviluppo. Mettere le persone al centro del cambiamento è sicuramente una strategia lungimirante da adottare per rispondere alla crisi e pianificare strategie di sviluppo sostenibile.

Le organizzazioni culturali impegnate nella creazione e nel rafforzamento delle relazioni, nella ricerca di un dialogo continuo con la propria comunità, sono quelle che, nei momenti di difficoltà, hanno maggiori capacità di resilienza. Questo perché hanno sempre allenato queste abilità nel ripensamento costante dei propri servizi grazie allo scambio con i cittadini e con altri attori del territorio. Diventano soggetti chiave per responsabilizzare i cittadini, introiettare e modellizzare comportamenti nuovi, motivare all’azione e promuovere una cultura del benessere e della salute. Ecological City, ad esempio, è un progetto che crea relazioni tra le persone e gli elementi del mondo naturale presenti nel loro quartiere, il Lower East Side di New York City. Costruisce connessioni emotive, impegno e soluzioni per avviare un ecosistema urbano sostenibile: giardinieri, artisti, residenti, giovani e oltre 50 organizzazioni collaborano attraverso seminari creativi creando spettacoli, mostre e realizzando giardini urbani. Dagli Stati Uniti alla Spagna. Il progetto Impressions è un altro esempio di impegno e responsabilizzazione dei cittadini attraverso l’esplorazione dei cambiamenti climatici nella penisola iberica. L’installazione va oltre la semplice condivisione di informazioni e utilizza l’esperienza estetica per consentire al pubblico di immaginare futuri plurali[6] e diventare “consumatori” responsabili, cittadini consapevoli e promotori di comunità inclusive e sostenibili. Non ultimo, la già citata Opera North sta collaborando con la Commissione per il Clima della città di Leeds per formare altre organizzazioni culturali ed ora è un punto di riferimento nonché consulente per lo sviluppo locale all’interno del consiglio comunale della città.

 

Ecological City – photo1: William Bourassa Jr. | photo2: Harvey Wang

Per la ripartenza del settore è necessario che le organizzazioni culturali adottino un modello di gestione orientato al futuro, tipico delle organizzazioni ambientaliste, al fine di pianificare una strategia di medio/lungo termine. Questo perché la sostenibilità ambientale è in stretta relazione con la sostenibilità economica e sociale. È quello che sta provando, ad esempio, a fare la Tate di Londra. Tutti e quattro i direttori del complesso di musei pubblici britannici si sono dati l’obiettivo di arrivare al 2030 azzerando le emissioni di anidride carbonica delle loro strutture e attività. Hanno deciso di usare questo tempo di blocco forzato per fermarsi e chiedersi cosa intendono raggiungere e cosa non hanno ancora raggiunto rispetto alla mission di partenza e quella attuale. Si stanno interrogando su come portare il concetto di “decrescita” all’interno del loro modello di gestione ripensando i propri valori e mettendo al centro delle loro attività l’ambiente e la responsabilità sociale.

In un momento come questo, le strategie di sviluppo sostenibile e in particolare quelle sul cambiamento climatico forniscono le migliori prospettive per immaginare e promuovere modelli diversi di organizzazione imprenditoriale della cultura, che siano da subito più efficienti e sostenibili rispetto ai modelli finora adottati, garantendo più stabilità e resilienza al settore culturale.

Quello che stiamo vivendo ora è un momento di transizione che può essere usato per immaginare e costruire un modo migliore di vivere nel mondo. Un modo che sia aperto al dialogo e alle contaminazioni, che guardi al bene comune e alla libertà in un’ottica di responsabilizzazione,  che pensi al futuro chiedendosi che impatto stiamo avendo sul mondo.

Ed è in questo tempo di transizione che gli attori della cultura costruiscono risposte multidisciplinari per far fronte alle crisi, siano esse ambientali o sanitarie.

Nell’epoca del COVID, le strategie di adattamento ecosostenibili divengono opportunità di ripensare la vita e l’arte a servizio dei cittadini.

Un esempio, sono le mascherine di origami riutilizzabili, sviluppate da un designer all’interno del percorso formativo dell’Art|Sci Center della UCLA, School of the Arts and Architecture e del California NanoSystems Institute: le mascherine riutilizzabili sono una soluzione che guarda alla compatibilità ambientale, coniugando bellezza e funzionalità.

Un esempio italiano che va in questa direzione, è il progetto Mare2020, la misura e il paesaggio, del network di progettazione culturale Arteprima Progetti e dal suo team, formato da artisti ed architetti, curatori, professionisti e progettisti culturali, che utilizzano l’arte come soluzione di sistemi complessi. Il progetto ripensa ad un modo di stare in spiaggia in grado di contemplare una nuova consapevolezza dello spazio e delle necessità imposte da un volontario distanziamento sociale, un sistema ad alveare che contiene sia gli ombrelloni che le piante tipiche della duna mediterranea.

Esempi che dimostrano ancora una volta come le industrie culturali e creative ci possono accompagnare in un percorso di reinvenzione, rendendolo partecipativo, instillando entusiasmo e responsabilità collettiva, aprendo la strada alla creazione di una nuova narrazione che contribuisca a un futuro più resiliente e sostenibile per tutti.

 

 


[1] https://www.operanorth.co.uk/about-us/sustainability/

[2] https://juliesbicycle.com/news/reducing-environmental-impact-at-the-horniman-museum-and-gardens/

[3] Ossia: Fondazione Merz, Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, GAM Torino, e PAV Parco Arte Vivente.

[4] https://www.gamtorino.it/it/eventi-e-mostre/preview-2019-circular-economy-and-art-nomade-2019

[5] https://landartgenerator.org/project.html

[6] https://www.stockholmresilience.org/news–events/general-news/2017-10-02-dealing-with-climate-change-on-the-iberian-peninsula.html

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