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Agroalimentare made in Italy: specialità, sostenibilità e multifunzionalità

Mangiare, è incorporare un territorio. (Jean Brunhes)

19 Ago 2019 - Redazione

L’Italia è il Paese con il maggior numero di riconoscimenti dell’Unione Europea per le specialità agroalimentari e in particolar modo per i vini: più di un prodotto certificato su 4 è italiano (in particolare una specialità alimentare su 5 e un vino su 3). I prodotti alimentari italiani a denominazione di origine e a indicazione geografica sono 299, di cui 167 DOP e 130 IGP a cui si aggiungono anche 2 STG. Nel comparto del vino l’Italia conta ben 526 riconoscimenti, di cui 408 DOP e 118 IGT (fonte dati: Qualigeo).

L’Italia è ai vertici mondiali per area dedicata a coltivazione biologica: il nostro Paese è secondo in Europa e sesto in tutto il mondo (fonte FIBL-IFOAM). In Europa, la maggiore superficie convertita (o in via di conversione) è della Spagna con 2,1 milioni di ettari nel 2017, ma l’Italia è di poco seconda con 1,9 milioni di ettari, grazie ad aumenti notevoli negli ultimi anni. Seguono la Francia con 1,7 milioni e la Germania con 1,1 milioni di ettari (fonte dati: Eurostat).

L’Italia non ha poi rivali per numero di produttori biologici. In Italia ne operano, nel 2017, 67mila, mentre in Spagna 38mila, in Francia 37mila, in Germania 30mila e nel Regno Unito solo 3.500 circa (fonte dati: Eurostat). Segno che il nostro Paese è molto sensibile non solo alla qualità dei prodotti, ma anche ai temi ambientali.

La nostra agricoltura è poi tra le più sostenibili. Le emissioni di gas serra da parte del sistema agricolo italiano sono inferiori a quelle degli altri paesi europei. L’agricoltura è responsabile (2016 ultimo anno disponibile) di emissioni pari a 77 milioni di tonnellate CO2 equivalenti in Francia, 65 milioni di tonnellate in Germania, 42 milioni nel Regno Unito, 34 milioni in Spagna, mentre in Italia di sole 30 milioni di tonnellate (fonte dati: Eurostat). L’Italia è poi al vertice della sicurezza alimentare. Siamo il Paese con il minor numero di prodotti agroalimentari con residui chimici oltre i limiti di legge, meno della metà della media Ue e della gran parte dei gradi Paesi europei. In Italia infatti i prodotti irregolari sono l’1,9% del totale, contro il 3,2% della Spagna, il 3,8% della Germania (e della media Ue), il 4,3% della Gran Bretagna e il 6,4% della Francia.

Le aziende agricole italiane, inoltre, puntano sempre più intensamente sulla multifunzionalità. Oltre ad assolvere la propria funzione primaria, ovvero la produzione di beni alimentari, l’agricoltura italiana ha infatti saputo sviluppare le attività di supporto e secondarie. E, come rilevato dall’Istat2, lo dimostra il fatto che il valore complessivo delle attività secondarie e delle attività di supporto è aumentato nel corso degli ultimi anni: è passato da 6,3 miliardi di euro nel 2000 a circa 11,5 miliardi del 2018, portando l’incidenza di tali attività ad un quinto (quasi 21%) del totale dell’agricoltura.

Le attività di supporto, che comprendono principalmente il contoterzismo e la prima lavorazione dei prodotti, valgono quasi 6,9 miliardi nel 2018. Le attività secondarie sono principalmente costituite dalla produzione di energie rinnovabili, dall’agriturismo, dalla sistemazione di parchi e giardini, dalla trasformazione del latte, frutta e carne, nonché l’inerente attività commerciale. In particolare, il valore delle attività secondarie dell’agricoltura supera i 4,6 miliardi di euro nel 2018, di cui 1,5 miliardi provenienti dalle energie rinnovabili e oltre 1,3 miliardi dall’agriturismo (comprese le attività ricreative e sociali e le fattorie didattiche), che costituisce uno dei migliori esempi di multifunzionalità aziendale in campo agricolo.

Il fenomeno dell’agriturismo rappresenta una peculiarità del nostro Paese. L’Italia ha mostrato già da tempo la sua attenzione per questo modo di coniugare i mondi dell’agricoltura, della ristorazione e del turismo, collegamento le normali pratiche agricole (coltivazione, allevamento e silvicoltura) e l’esercizio dell’attività di ospitalità (anche di tipo eno-gastronomico) all’interno dell’azienda agricola. Gli agriturismi che si contano sul territorio nazionale nel 2017 sono arrivati a 23.406. La crescita è stata ininterrotta e robusta: rispetto al 2007 ci sono quasi 5.700 (+32%) agriturismi in più. Nello stesso periodo le aziende agrituristiche autorizzate alla ristorazione sono cresciute di circa il 34% e quelle autorizzate alla degustazione sono aumentate di oltre il 50%. Ed è interessante notare che un agriturismo su tre (36%, quota in aumento) è condotto da donne (fonte dati: Istat).

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