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Via Spluga #37

Il cammino 37 è un percorso lungo 65 km, di cui 35 in Italia, che attraversa il confine con la Svizzera, valicando le Alpi, tra paesaggi mozzafiato.

28 Lug 2020 Stampa

Chiamato dai Romani Cunus Aureus, per via delle miniere d’oro che si trovavano sulle Alpi, il Passo dello Spluga è stato per millenni uno dei principali valichi dell’arco alpino. La conformazione del terreno, che presenta una bassa pendenza, si prestava infatti a percorrere questo passo montano con animali da soma.

Da qui passava la Via Spluga, costruita dai Romani nel I secolo a.C. per favorire le conquiste delle Alpi e della Rezia, corrispondente alle attuali Svizzera, Baviera e Austria occidentale. Oggi la traccia dell’antica via non esiste più, ma è possibile osservare dei tratti di galleria scavati dai Romani.

Nell’800, però, con la realizzazione di nuove vie di comunicazione carrozzabili, il Passo Spluga ha perso d’importanza in favore di altri passi come quelli del San Gottardo e del San Bernardo, rinascendo poi come meta turistica.

Oggi il cammino della Via Spluga, che dal paese svizzero di Thusis arriva fino a Chiavenna, segue approssimativamente la via romana, regalando ai viaggiatori panorami alpini mozzafiato. Il tratto italiano del cammino, interamente in Lombardia e lungo 30 km (su 65 km totali), attraversa il territorio di 5 comuni, di cui solamente uno supera i 5000 abitanti.

Si parte dai 2117 m s.l.m. del Passo dello Spluga, nome che deriva probabilmente dal termine spelonca: a riprova di ciò, nel primo abitato che si incontra, il piccolo villaggio di Montespluga, nel comune di Madesimo, c’è una caverna chiamata “truna de l’urs”, ovvero tana dell’orso.

Da qui si percorre il sentiero della Gola del Cardinello, che fino al 1709, prima che venisse costruito un sistema di gallerie e parapetti, rappresentava il punto più pericoloso dell’intero percorso e si raggiunge la frazione di Isola, sull’omonimo lago artificiale.

Una variante passa più ad est e porta fino a Madesimo, dove soggiornò più volte il poeta Giosuè Carducci.

Il paese è una rinomata località sciistica, che attira sciatori esperti grazie al Canalone, pista tra le più difficili d’Italia, che lo scrittore Dino Buzzati definirà “la più bella delle Alpi”.

La tappa successiva è quella di Campodolcino dove, nel 1842, nella frazione di Fraciscio, nacque Don Luigi Guanella, proclamato Santo nel 2011 da Papa Benedetto XVI. Il paese ospita anche il Museo della Via Spluga e della Val San Giacomo, dove sono conservati reperti storici, testimonianze e documenti sulla storia e sulle rotte commerciali della Via. Una sezione è dedicata ai personaggi illustri che attraversarono il Passo dello Spluga: tra questi Einstein, Nietzsche, Napoleone ed Erasmo da Rotterdam.

Da qui si prosegue per il Santuario di Gallivaggio, che sorge nel luogo dove la Madonna sarebbe apparsa a due ragazze intente a cogliere le castagne.

Edificato nel 1598 su una precedente cappella in legno, costruita dagli abitanti della zona subito dopo l’apparizione, il santuario conserva una serie di affreschi del 1605, opera del pittore Giovanni Domenico Caresana.

Infine, superato l’abitato di San Giacomo Filippo, il cammino giunge a Chiavenna. Il paese, principale centro della Valle, può fregiarsi della bandiera arancione del Touring Club ed è famoso per i suoi crotti, cavità naturali oggi adibite a ristoranti, dove è possibile gustare le specialità della Valle Spluga. Merita una visita anche la Collegiata di San Lorenzo, dove è esposta la Pace di Chiavenna, una copertina di evangeliario le cui pagine non furono mai ritrovate, capolavoro di oreficeria dell’XI secolo realizzato con gemme e perle incastonate su 25 lamine d’oro.

 


Questo contributo fa parte della rubrica Cammini d’Italia, parte del rapporto Piccoli Comuni e Cammini d’Italia, realizzato da Fondazione Symbola e Fondazione IFEL.
Progetto grafico a cura di Bianco Tangerine.

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