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Economia circolare, nuova frontiera del Made in Italy I Quaderni di Symbola

L’obiettivo “rifiuti zero” in Italia non è oggi solo un orizzonte culturale, lontano per alcuni, ma una possibilità tecnologica in grado di dare forza e competitività alla nostra economia.

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Premessa

L’obiettivo “rifiuti zero” in Italia non è oggi solo un orizzonte culturale, lontano per alcuni, ma una possibilità tecnologica in grado di dare forza e competitività alla nostra economia. Per renderla concreta è necessaria un’alleanza tra cittadini, istituzioni ed imprese, a partire da esperienze già in atto. Il futuro dei rifiuti è infatti già tra noi. E’ un futuro che parla più di risorse che di costi, di innovazione (nella raccolta, nel trattamento, come nell’industria di riciclo e nella manifattura) invece che di inefficienze. Che vede in campo più energie per la gestione (puntare finalmente su riduzione e riutilizzo effettivo, rendere più efficiente la differenziata e affiancarla con nuove raccolte) che per i nuovi impianti (avviare una moratoria per inceneritori e discariche, e  incoraggiare, invece, digestione anaerobica, compostaggio e recupero di materia). Che racconta di opportunità (per l’ambiente e il territorio come per la competitività delle imprese, sempre affamate di materie prime; per la capacità innovativa del sistema industriale, alle prese con questioni strategiche come il recupero delle terre rare, il trattamento delle plastiche miste, il recupero energetico carbon neutral) e meno oneri (la riduzione del rifiuto residuo taglia la spesa a carico dei cittadini, il recupero dei materiali e quello energetico carbon neutral sostengono i bilanci delle aziende e l’autonomia del Paese).

E’ un futuro che ha i suoi semi in un presente fatto anche di grandi eccellenze, di esperienza d’avanguardia a livello europeo. Che offre grandi opportunità: dal protagonismo potenziale della meccanica nella preparazione al riciclo, all’impiego delle materie prime seconde nella manifattura, alle nuove filiere industriali che nasceranno.

E’ questa la prospettiva dalla quale Waste End guarda – a 360 gradi: da un punto di vista della gestione, tecnologico, normativo – il panorama dei rifiuti italiano (e internazionale): un settore che si trova globalmente ad una svolta. Come dimostra, ad esempio, il grido d’allarme degli addetti ai lavori dei paesi Scandinavi: che hanno iniziato a guardare con interesse ai rifiuti delle regioni del sud Europa come fonte di alimentazione per i loro sistemi energetici – soprattutto il riscaldamento urbano – messi in crisi dalla riduzione dei consumi e dalla nuova sensibilità ambientale, che riducono la disponibilità di rifiuti.

A guardarlo oggi, quello dei rifiuti italiani appare – e a ragione – un sistema complicato, intricato e assai spesso inefficiente. Non solo le differenze locali nella raccolta differenziata o, peggio, l’inaccettabile degrado cui, periodicamente, alcune città vengono abbandonate. Oggi l’esito vistoso di questa inefficienza di sistema si rileva nei costi del servizio: nelle regioni settentrionali, dove la raccolta differenziata (strutturalmente più onerosa rispetto alla raccolta indifferenziata) è migliore e ai rifiuti residui è riservato un trattamento tecnologico, i costi della gestione sono inferiori a quelli delle regioni meridionali e dell’Italia centrale (126 € nella media delle regioni del Nord, contro 136 al Sud e 163 al Centro).

Il settore della raccolta, complessivamente, ha un numero di addetti pari a più di 1 volta e mezzo quello della Germania e più che doppio rispetto alla Francia. Poi l’impiantistica. In Italia sono operativi 44 impianti di incenerimento per rifiuti urbani, frazione secca e combustibile derivato da rifiuti (2013): con una capacità tecnica (al Nord, dove si concentrano gli impianti, siamo addirittura sopra al 30% dei rifiuti prodotti) che diventa di fatto un ostacolo ai progressi nella raccolta differenziata e nei processi industriali che ne derivano. Senza considerale l’effetto distorsivo degli incentivi, storicamente molto alti e ancora vigenti, alla produzione elettrica da rifiuti: accomunati, ancora oggi, alle fonti rinnovabili.

L’inefficienza si vede nella bassa qualità dei trattamenti. I trattamenti meccanico-biologici (Tmb) sono effettivamente ‘biologici’ solo in due casi su tre, mentre, per il resto, o sono solo dei trattamenti preliminari all’incenerimento o sono dei cosiddetti “trito-vagliatori” privi di effettivo significato sotto il profilo ambientale e tecnologico, nati come interventi di emergenza e poi irrazionalmente consolidati. Oggi facciamo raccolta differenziata per circa 13 milioni di tonnellate di rifiuti urbani, di cui una quota di poco inferiore al 20% finisce, comunque, in discarica o a generare energia. Raccogliamo separatamente i rifiuti ingombranti, inclusi le parti tessili (in primo luogo materassi, moquette, tappeti), e poi li avviamo a smaltimento. L’Italia è il  principale produttore di materassi su scala europea, eppure …

Inefficienza e potenzialità sprecate, dunque. Siamo uno dei grandi produttori di macchine per l’industria meccanica o per settori come l’industria tessile o alimentare: eppure nei settori di punta dell’industria del riciclo degli urbani siamo sostanzialmente dipendenti da tecnologie norvegesi e tedesche. Mentre la nostra grande competenza in materia potrebbe tradursi nella nascita di una industria nazionale della selezione delle materie seconde, visto che molte tecnologie di separazione o di riconoscimento sono del tutto analoghe.

Nonostante ciò abbiamo forza e talenti per cambiare le carte in tavola. Dai picchi di efficienza toccati nel settore delle raccolte porta a porta – che sia a Ponte nelle Alpi o a Salerno – ai primati di Milano, che è, insieme a Vienna, in cima alla classifica delle metropoli europee (sopra il milione di abitanti) per raccolta differenziata, e, fra le grandi città, ha il primato mondiale per numero di persone servite dalla raccolta dell’organico. Siamo stati precursori, a livello mondiale, nell’introduzione del divieto di commercializzazione delle buste per la spesa monouso non compostabili, con un significativo incremento della qualità dell’organico raccolto ed un minor aggravio di costi per gli impianti di trattamento (nello smaltimento degli scarti generati dalle plastiche non compostabili) e le municipalità ed i gestori del servizio di raccolta (nella riduzione dell’onere di distribuzione dei sacchetti compostabili alle utenze).

Siamo campioni europei nel riciclo industriale: a fronte di un avvio a recupero industriale di 163 milioni di tonnellate di rifiuti, in Italia ne sono state recuperate 24,1 milioni, il valore assoluto più elevato tra tutti i paesi (in Germania sono state recuperate 22,4 milioni di tonnellate). Il  settore del recupero dei materiali in senso stretto ha performance brillanti. Cresce a ritmi ben superiori a quelli dell’industria manifatturiera nel suo insieme, nonostante la crisi. Nel periodo 2008-2011 (e i dati provvisori sugli anni successivi confermano) cresce il numero delle imprese (+7%), aumenta il valore aggiunto (+40%) e crescono gli occupati (+11%). Addirittura, nonostante una presenza ancora consistente di piccoli operatori, il settore presenta un tasso di investimenti (sia in rapporto al valore aggiunto che per addetto) superiore alla media del settore manifatturiero (rispettivamente il 22% e il 37% in più); in particolare negli investimenti in brevetti e licenze (il 6% del valore aggiunto contro il 4%).

Il settore metallurgico, per fare ancora un esempio, è in prevalenza un settore basato sull’impiego di rottami e materie seconde; quello cartario è privo di produzione nazionale di cellulosa e produce, quindi, da maceri. Più in generale, è l’industria manifatturiera made in Italy che ha una esperienza storica di uso dei maceri e dei cascami, in tanti settori.

Organizzazioni

Indice dei contenuti

00. INDICE

01. UN POTENZIALE SPRECATO

1.1 Protagonisti della filiera
1.1.1 Soggetti istituzionali
1.1.2 Utente-consumatore
1.1.3 Soggetti che gestiscono i servizi
1.1.3.1 Imprese ed economia della raccolta dei rifiuti
1.1.3.2 Imprese ed economia della preparazione al riciclo
1.1.3.3 Imprese ed economia del riutilizzo
1.1.4 Consorzi di produttori e distributori di beni
1.1.5 Imprese della filiera del riciclo
1.1.6 Imprese ed economia del trattamento e dello smaltimento

1.2 Il flusso dei rifiuti urbani
1.2.1 Che strada prendono
1.2.1.1 Raccolta differenziata
1.2.1.1.1 Preparazione al riciclo
1.2.1.1.2 Riutilizzo
1.2.1.1.3 Recupero biologico: compostaggio e digestione anaer
1.2.1.1.4 Trattamento e smaltimento finale: il quadro d’insieme
1.2.1.1.4.1 Trattamenti meccanico-biologici
1.2.1.1.4.2 Incenerimento e recupero energetico
1.2.1.1.4.3 Discarica

1.3 Punti di forza e di debolezza del sistema italiano di gestione dei rifiuti
[BOX] Trattamenti meccanico-biologici, i processi
[BOX] Cosa sono i rifiuti urbani
[BOX] Efficienze a confronto internazionale del settore dei servizi per la gestione dei rifiuti

 

02. IL MODELLO WASTE END
2.1 Primo passo: Ridurre
2.1.1 Ridurre lo spreco alimentare
2.1.2 Allungare la vita dei prodotti
2.1.3 Dal prodotto a perdere al prodotto riutilizzabile
2.1.4 Dematerializzare i consumi: sostituire la produzione di un bene fisico o la proprietà con un servizio
2.1.5 Sostituire e innovare un prodotto: il phasing out per gli imballi alimentari non compostabili
2.1.6 Design efficiente di prodotto e design per il riciclo
2.1.7 Gli strumenti per ridurre
2.1.8 Quanto si può ridurre?

2.2 Secondo passo: Riutilizzare
2.2.1 Quanto si può riutilizzare
2.2.2 Modelli da seguire: le azioni necessarie
2.2.3 Dimensione economica e occupazionale del riutilizzo in Italia nel modello Waste End

2.3 Terzo passo: Raccolta differenziata intelligente
2.3.1 Migliorare le raccolte differenziate: obiettivi per l’Italia
2.3.2 Rendere più efficiente la raccolta differenziata domiciliare delle frazioni principali
2.3.3 Reverse collection
2.3.4 Potenziare la rete dei centri di raccolta
2.3.5 Eco postazioni mobili
2.3.6 Filiera economica ed occupazionale di raccolta secondo il modello Waste End

2.4 Quarto passo: Industria della preparazione al riciclo e industria manifatturiera di riciclo
2.4.1 Destino complessivo dei flussi delle raccolte differenziate
2.4.2. Azioni per il riciclo
2.4.2.1 Sviluppare e qualificare i trattamenti biologici
2.4.2.2 Migliorare le tecnologie di selezione
2.4.2.3 Nuovi usi per il macero: edilizia e bio-combustibili
2.4.2.4 Gestire i flussi di plastica recuperati e lo sviluppo della filiera delle plastiche eterogenee
2.4.2.5 Sviluppare la filiera della selezione Raee e del recupero delle terre rare
2.4.2.6 Potenziare la filiera del recupero delle terre di spazzamento
2.4.2.7 Innovare la filiera del riutilizzo e del riciclo dei prodotti tessili
2.4.2.8 Creare la filiera del riciclo dei materassi
2.4.2.9 Creare la filiera del recupero dei prodotti sanitari assorbenti
2.4.3 Il sistema di preparazione al riciclo e di trasformazione biologica: i distretti del riciclo
2.4.4 Dimensione economica ed occupazionale del settore della preparazione al riciclo secondo il modello Waste End
2.4.5 Dimensione economica ed occupazionale dell’industria manifatturiera di riciclo secondo il modello Waste End

2.5 Quinto passo: Trattamenti finali
2.5.1 Quanto e cosa rimane (ancora) da trattare (e come) nel rifiuto residuo
2.5.2 Trattamento meccanico-biologico: verso le fabbriche dei materiali
2.5.3 Discarica: da reattore biologico a deposito minerale
2.5.4 Conversione e recupero energetico ‘carbon neutral’
2.5.4.1 Generazione di biogas con la digestione anaerobica della frazione organica
2.5.4.2 Gassificazione e flash pirolisi applicate a flussi lignocellulosici
2.5.4.3 CSS (Combustibile solido secondario) in sostituzione di carbone e pet coke nei cementifici
2.5.4.4 Inceneritori: moratoria e dismissione degli impianti
2.5.5 Benefici climatici dello scenario Waste End: la riduzione delle emissioni di CO2
2.5.6 Dimensione economica ed occupazionale dello smaltimento finale secondo il modello Waste End

2.6 I due strumenti fondamentali per attivare il cambiamento: responsabilità dei cittadini e responsabilità dei produttori
2.6.1 Nuove filiere di responsabilità estesa dei produttori
2.6.1.1 Un sistema di responsabilità estesa per i produttori di arredamento: produzione e recupero
2.6.1.1.1 Un modello: Eco-mobilier
2.6.1.2 Un sistema di responsabilità estesa per i prodotti tessili: produzione e recupero
2.6.1.2.1 Un modello: Eco-Tlc
2.6.1.3 Un sistema di responsabilità estesa per i pannolini e i prodotti sanitari assorbenti: produzione e recupero
2.6.1.3.1 Creare un modello di responsabilità estesa per i prodotti sanitari assorbenti
2.6.2 Responsabilizzare i cittadini: la tariffa puntuale dei rifiuti, paghi quello che produci
2.6.2.1 Tecnologie di gestione della PAYT

2.7 L’economia circolare in pratica: WastEnd, gli impianti di Chivasso
[BOX] Carta Spreco Zero
[BOX] Vita dei prodotti, le attese dei consumatori
[BOX] Riutilizzo e preparazione al riutilizzo: i problemi giuridici per lo sviluppo del riuso
[BOX] Cosa resta nel sacco nero
[BOX] Ampliare la capacità di trattamento della frazione org.
[BOX] Consumi energetici e crisi edilizia
[BOX] Ripensare la gerarchia comunitaria: insostenibilità del trattamento termico dei rifiuti
[BOX] I sussidi perversi al recupero energetico
[BOX] Gli effetti delle tariffazione puntuale su produzione dei rifiuti e tasso di riciclo
[BOX] Dai consorzi per il recupero degli imballaggi ai consorzi per il recupero di materia

 

ALLEGATI
Allegato 1: Metodologia per la stima della filiera economica ed occupazionale a situazione attuale
Allegato 2: Metodologia di stima previsionale dell’occupazione nei servizi di raccolta
Allegato 3: Evidenze della minore intensità di rifiuti per unità di consumo finale
Allegato 4: Stime sul potenziale di riduzione
Allegato 5: Criteri stima delle quote di riutilizzo per rifiuti ingombranti, tessili e Raee
Allegato 6: Criteri di stima degli obiettivi di RD

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