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Io Sono Cultura 2015

L'Italia della qualità e della bellezza sfida la crisi I Quaderni di Symbola

Il quinto rapporto sulle industrie culturali e creative anche quest’anno evidenzia il peso della cultura nella nostra economia. Le imprese delle filiere culturali e creative producono 78,6 miliardi di valore aggiunto e ‘attivano’ altri settori dell’economia arrivando a muovere complessivamente il 15,6% del valore aggiunto nazionale, equivalente a 227 miliardi di euro.

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Premessa

“Non si tratta di conservare il passato, ma di mantenere le sue promesse”
Theodor Adorno

Mentre la crisi sembra finalmente allentare la sua presa è ancora più importante avere un’idea di futuro e capire il posto che vogliamo che l’Italia occupi nel mondo. Mentre dobbiamo fare i conti con nostri i mali antichi – non solo il debito pubblico, ma le disuguaglianze sociali, la disoccupazione, l’illegalità, una burocrazia spesso opprimente, il Sud che perde contatto – sapremo raccogliere le sfide e le grandi opportunità di questa epoca? Saremo in grado di agganciare le tendenze che possono scongiurare nuovi anni di crescita anemica? La richiesta crescente, e anticiclica, di made in Italy; il record di turisti extraeuropei che visitano il nostro Paese; l’attenzione alla sostenibilità ambientale, che cresce a livello globale e sta permeando il nostro sistema industriale; la voglia del cibo italiano (che spinge fino a 60 mld il fatturato dell’italian sounding), della creatività dei nostri produttori, della bellezza dei nostri prodotti, della cultura.

Nella crisi abbiamo imparato che non ha chance un approccio alla De Filippo: “Ha da passa’ `a nuttata”. Solo se punta sui talenti che il mondo le riconosce, se rinnova le sue tradizioni col linguaggio dell’innovazione e della green economy; se guarda all’estero tenendo ben saldi i piedi sui territori, nelle comunità e nei distretti; solo scegliendo la bellezza e la cultura – magari attraverso gli occhi dell’economia della condivisione – l’Italia avrà un futuro alla sua all’altezza. E’ l’Italia che fa l’Italia quella che ha successo nel mondo, che guadagna appeal nei 5 continenti e batte la concorrenza.

Dalla bellezza, alla cultura alla green economy le imprese italiane più illuminate hanno già colto i segnali che ci parlano del futuro. Io sono cultura, arrivato alla quinta edizione e realizzato da Fondazione Symbola e Unioncamere, racconta un pezzo di questa Italia. Un’Italia che punta sulla cultura e la creatività per rafforzare le manifatture, come già  fanno Germania, Gran Bretagna, Giappone e Corea. Che punta sul suo soft-power e che dimostra, bilanci alla mano, che con la cultura si mangia, eccome. E si costruisce il futuro. Infatti, alle imprese del sistema produttivo culturale italiano (industrie culturali, industrie creative, performing arts e arti visive, attività legate alla gestione del patrimonio storico artistico e produzioni di beni e servizi a driver creativo) si devono oggi 78,6 miliardi di euro (5,4% della ricchezza prodotta in Italia). Che arrivano a 84 circa (il 5,8% dell’economia nazionale) se includiamo istituzioni pubbliche e non profit.

Ma il valore trainante della cultura non si ‘limita’ a questo. Contamina, invece, il resto dell’economia, con un effetto moltiplicatore pari a 1,7: per ogni euro prodotto dalla cultura, cioè, se ne attivano 1,7 in altri settori. Gli 84 miliardi, quindi, ne ‘stimolano’ altri 143, per arrivare a 226,9 miliardi prodotti dall’intera filiera culturale, col turismo come principale beneficiario di questo effetto volano.

Le sole imprese del sistema produttivo culturale (443.208, il 7,3% del totale delle imprese italiane) danno lavoro a 1,4 milioni di persone, il 5,9% del totale degli occupati in Italia (1,5 milioni, il 6,3%, se includiamo pubblico e non profit). Per non parlare delle ricadute occupazionali – difficilmente misurabili ma indiscutibili – su altri settori, come il turismo.

La cultura e la creatività, poi, mettono il turbo alle nostre imprese: infatti chi ha investito in creatività (impiegando professionalità creative o stimolando la creatività del personale aziendale) ha visto il proprio fatturato salire del 3,2% tra il 2013 e il 2014; mentre tra chi non lo ha fatto il fatturato è sceso dello 0,9%. Tendenza ancor più spiccata per l’export, cresciuto lo scorso anno del 4,3% per i primi e solo dello 0,6% per i secondi. E si tratta di un differenziale competitivo che riguarda non solo le imprese di più grandi dimensioni, ma anche le più piccole, incluse quelle operanti nei settori del made in Italy.

In “Io sono cultura” – una sorta di annuario, per numeri e storie, realizzato anche grazie al contributo prezioso di circa 40 personalità di punta nei diversi settori analizzati – scandagliamo questa realtà: musei, gallerie, festival, beni culturali, letteratura, cinema, performing arts, ma anche industrie creative e made in Italy, cioè tutte quelle attività produttive che non rappresentano in sé un bene culturale, ma che dalla cultura traggono linfa creativa e competitività. Quindi il design, l’architettura e la comunicazione: industrie creative che sviluppano servizi per altre filiere e veicolano contenuti nel resto dell’economia, dando vita ad una ‘zona ibrida’ in cui si colloca la produzione creative-driven, fatta, ad esempio, di manifattura evoluta.

Le tendenze mostrano una filiera che resiste ai morsi della crisi. Grazie ai segmenti come quello del design: che, trainato dalla manifattura, si arricchisce anche grazie a nuove spinte come quelle legate alla “innovazione verde” e alla necessità, quindi, di conciliare bellezza, funzionalità e sostenibilità. Ma che, assecondando le transizioni epocali che investono questo come altri settori, mostra i primi segni di vitalità anche in segmenti in cui avevamo accumulato ritardi. E’ il caso dell’animazione e del videogame, con uno +0,5% sia per il valore aggiunto che per il numero degli occupati. O in quello discografico, grazie all’apporto delle nuove tecnologie: dimostrando che, anche di fronte alle novità che la tecnologia rovescia sulla cultura e sul costume, abbiamo qualche carta da giocare.

Organizzazioni

Componente Sostenitore

Indice dei contenuti

Premessa

 

1 Industrie culturali e creative nell’Unione Europea

 

2 I numeri delle industrie culturali e creative in Italia

2.1 La definizione e significato di Sistema Produttivo Culturale

2.2 Il Sistema Produttivo Culturale: valore aggiunto e occupazione

2.3 La struttura imprenditoriale del Sistema Produttivo Culturale

2.4 Le nuove leve dell’imprenditoria culturale: giovani, donne e stranieri

2.5 Imprese, creatività e internazionalizzazione

2.6 L’attivazione del Sistema Produttivo Culturale sul resto dell’economia

2.7 I fabbisogni di assunzione di figure professionali culturali

2.8 Il turismo culturale e la capacità di attivazione della filiera culturale sulla spesa turistica

 

3 Geografie

— Industrie Creative

3.1 Per una nuova mappa del design italiano

3.2 Architettura EXPOnenziale, does it work?

3.3 Comunicazione

3.3.1 Finalmente in Italia la comunicazione fa la comunicazione

3.3.2 Expo, fiere e territori

3.4 Produzione Creative-driven

3.4.1 La cultura del fare e il racconto del Made in Italy

3.4.2 Food – Saggio sul diletto umano. Per una gastrosofia etica

— Industrie Culturali

3.5 Audiovisivo

3.5.1 La stagione cinematografica 2014: fragilità produttiva o effervescenza creativa

3.5.2 La stagione televisiva è ripartita da dove si è fermata

3.5.3 FM, web, digitale: le mille vite della radio

3.5.4 L’industria dell’animazione: nuove direzioni oltre la crisi?

3.6 Il videogioco: una nuova modalità espressiva per l’industria culturale

3.7 Benvenuti nell’era del libro condiviso

3.7.1 Il Fumetto: sfide, opportunità, mutamenti

3.8 Musica. Cambio di ritmo

— Patrimonio

3.9 Innovazione e partecipazione, enzimi del rinnovamento

— Core delle Arti

3.10 Performing arts, tempo di riforme

3.10.1 Danza, questa sconosciuta

3.11 Arti visive

3.11.1 Cinema e metropoli. L’arte contemporanea oltre il proprio sistema

3.11.2 Presente e futuro della fotografia in Italia

— Cultura come driver di sviluppo territoriale

3.12 Riuso e trasformazioni degli spazi a vocazione culturale e creativa: un driver per lo sviluppo, ma a quali condizioni?

3.13 A Matera il futuro è open

3.14 Il distretto culturale evoluto della Regione Marche

 

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