La scelta del luogo dove tenere il Seminario Estivo della nostra Fondazione ha un valore simbolico.
Alla ricerca di quel territorio che attraverso le forme dei suoi paesaggi fisici e sociali, culturali e imprenditoriali può proporre un racconto e una rappresentazione dei temi e delle questioni che abbiamo deciso di mettere al centro delle nostre riflessioni.
Di quel genius loci capace di offrirci allo stesso tempo la originalità di una realtà territoriale e il riconoscimento e l’immedesimazione con le sue visioni e le sue esperienze.
Per questo, per il nostro ottavo Seminario Estivo, il quinto da quando Symbola è nata, abbiamo scelto Monterubbiano, il fermano e le Marche come realtà eloquenti ed esponenziali di come in Italia la green economy possa trovare forza nell’ idea stessa di soft economy ; dove la bellezza dei luoghi, la ricchezza del patrimonio storico, culturale e ambientale, la coesione sociale, la valorizzazione del capitale umano, il saper fare come espressione di un’ identità culturale sono componenti fondamentali della scommessa della qualità.
Come la Faam di Federico Vitali, leader mondiale tra le aziende produttrici di veicoli elettrici e di batterie ad alta efficienza, fornitrice delle Olimpiadi di Barcellona e Pechino. Con il suo quartier generale a Monterubbiano e gli stabilimenti a Manfredonia e ora in Cina. A dimostrazione che è possibile produrre ed essere competitivi nel nostro Mezzogiorno e che una buona globalizzazione è possibile, che si possono sviluppare processi di internazionalizzazione che riconfermano e rafforzano il ruolo strategico dei territori originari.
O come l’esperienza di Sergio Lupi, che rivoluziona il mercato della grande distribuzione con la proposta del supermercato ecologico del suo Gruppo Sistemi 2000 di Porto San Giorgio.
E ieri nel Forum, promosso insieme alla Regione e Legambiente Marche, abbiamo potuto constatare come molte imprese marchigiane siano già nel cuore della green economy, come questa sia percepita come una concreta opportunità da un sistema imprenditoriale versatile, plurispecializzato e vocato all’export come quello di questa regione, con i suoi ventisette distretti e le sue centottantamila aziende che ne fanno in termini percentuali la più produttiva d’ Italia.
A partire naturalmente dalle imprese impegnate nei settori produttivi più direttamente riconducibili ai settori ambientali, da quello delle energie rinnovabili a quello dei nuovi materiali.
Per arrivare alle tante aziende che, accettando la sfida ambientale, hanno introdotto e sviluppato quelle innovazioni grazie alle quali hanno innalzato la qualità e aumentato il valore aggiunto delle loro produzioni, continuando così a presidiare i settori manifatturieri maturi e tradizionali del made in Italy.
Un quadro che trova conferma anche a livello nazionale dalla ricerca che oggi qui presentiamo, elaborata da Symbola e Unioncamere. Già indagato con il Piq (Prodotto Interno Qualità), anche questo realizzato con il contributo di Unioncamere, e con le precedenti ricerche frutto della collaborazione con le Fondazioni Edison e Farefuturo.
Dal quale emerge che i confini di greenItaly sono necessariamente ampi perché tracciati sulla base di un’ esperienza e di una visione inclusiva, dove i territori, la qualità e l’ innovazione stanno insieme.
Dopotutto non è forse questa l’immagine che il mondo ha dell’Italia?
Come spiegarsi altrimenti lo straordinario successo del nostro padiglione all’Expo di Shanghai, il più visitato dopo quello cinese?
Sicuramente per aver saputo riprodurre il caleidoscopio delle qualità italiane, dai cementi avveniristici con le loro superfici diafane e trasparenti alle facciate di cristalli autopulenti, dalle icone del nostro design ai miti automobilistici, dalle eccellenze agroalimentari alle calzature, fino alla sapienza degli artigiani che ogni giorno mostrano ai visitatori, con il loro lavoro manuale, quanta cura e abilità è incorporata nei nostri prodotti, nella loro bellezza.
Ma soprattutto per un desiderio, un’ attesa che precede e muove all’ esperienza della visita, che fa scegliere tra le infinite proposte di un Expo mondiale quella italiana.
E’ il richiamo di un Paese che affascina e seduce con la stessa intensità per il come dei suoi prodotti e per il dove questi nascono.
Il perché della sua forza è quindi essenzialmente simbolico, nel senso etimologico del “mettere insieme” dimensioni altrove sempre più estranee e indipendenti.
Per dirla con le parole del nostro amico Aldo Bonomi, che con la Triennale di Milano ha curato il concept del padiglione e l’allestimento della mostra permanente delle eccellenze italiane, bisognava innanzitutto raccontare cosa facciamo e dove lo facciamo.
E’ la stessa visione dalla quale è nata Symbola chiamando a raccolta esperienze diverse accomunate dalla scommessa sulla qualità.
Come nelle Marche, la seconda Regione dopo la Lombardia per adesioni alla nostra Fondazione, con Distillerie Varnelli, Eurosuole, Rainbow, ARTEM Carta in Fabriano, Nuova Simonelli, La Terra e il Cielo, Fondazione Ernesto Casoli, Planiplastic Ecologia, Ifi, Il Cioccolato di BruCo, Colonnara Viticultori in Cupramontana, Tuber Communication, i Comuni di Acqualagna e di Pievebovigliana, le Province di Macerata e di Fermo, i Parchi dei Sibillini e della Gola della Rossa, oltre alle già citate Faam e Sistemi 2000, e che tra i promotori annovera Della Valle, Polci, Renzi, Rossi e Varnelli.
Una scommessa che può essere giocata solo ispirandosi a una concezione integrale della qualità, mai integralista, dove l’ attenzione e la cura per il territorio, per l’ambiente e per il capitale umano è condizione fondamentale per rispondere e soddisfare una domanda di beni e servizi che incorporino e restituiscano sensi, messaggi e valori, espressa da un consumatore che con le sue scelte sempre più tende a diventare un consumattore, un co-produttore.
A ben vedere è questo il messaggio del video “Marche: Land of Magic” con il quale la Regione Marche si è presentata con successo all’ Expo di Shanghai, scegliendo l’accompagnamento delle Winx per sottolineare la contemporaneità e l’apertura al futuro di questa terra.
Come ci suggerisce Rainbow che, raccogliendo una suggestione di Symbola, ha deciso di far diventare le famose fatine Winx testimonial della green economy.
Una ulteriore dimostrazione che questa è molto più di un settore industriale.
E’ una nuova visione della società, una idea di futuro per affrontare le sfide del nostro tempo, da quella climatica a quella economica, un terreno di competizione anche culturale, un nuovo tempo con i suoi nuovi stili di vita, con i suoi fenomeni di costume e con i suoi simboli.
Ma la fiducia nel futuro è possibile solo se si ha il coraggio del cambiamento.
Quello che la green economy propone alle nostre società e alle nostre economie e che può essere per il ventunesimo secolo quello che l’elettrificazione, lo sviluppo del sistema dei trasporti, l’automobile, le scienze della vita e la rivoluzione informatica sono stati per il Novecento.
Qualche giorno fa, in un’ intervista al IL Sole 24 Ore, il Nobel per l’economia Paul Krugman, nella quale esprimeva preoccupazioni per il rischio di un periodo di bonaccia che non permetterà all’ economia europea e mondiale di recuperare i posti di lavoro persi negli ultimi due anni, ricordava come alla fine del diciannovesimo secolo gli stimoli arrivarono quando nuove tecnologie raggiunsero il mondo industriale, e aggiungeva l’iPad non è abbastanza.
Per questo la green economy è l’occasione per operare quel discernimento e sviluppare quella progettualità nuova ai quali ci invita l’ Enciclica “Caritas in Veritate”, uno dei documenti più lungimiranti su questo nostro tempo di crisi.
E’ una sfida nella quale l’ Italia è già presente e può svolgere un ruolo di primo piano se la politica, le istituzioni, le forze dell’ economia e della società saranno in grado di produrre una visione comune.
Superando i nostri limiti, antichi e nuovi, partendo dai tanti punti di forza che possiamo esibire, dalle straordinarie risorse ed energie da mobilitare e mettere in rete.
Sapendo riconoscere tra cielo e terra le tante cose che chiedono di essere apprezzate, valutate e accompagnate dalla politica.
Come nel caso delle bioplastiche dove l’ Italia, grazie a Novamont e ai suoi brevetti, ha posizioni di assoluto rilievo che vanno difese e tutelate creando a livello internazionale regolamentazioni serie e rigorose che impediscano ogni forma di concorrenza sleale.
Ma anche a livello nazionale evitando di ritardare e frenare lo sviluppo di un settore produttivo tra i più promettenti e avanzati dal quale può nascere il rilancio della chimica italiana e una delle prime commodities della green economy.
Un discorso che vale anche per altri settori ma soprattutto per quello delle fonti rinnovabili che oggi rischia di subire una gelata a causa delle incertezze che gravano sugli sgravi fiscali per l’edilizia sostenibile e sui certificati verdi.
Ma anche le istituzioni locali e le Regioni possono svolgere un ruolo importante, come quello che le Marche sono intenzionate a giocare, sapendo di avere tutti i fondamentali per essere uno dei laboratori della green economy.
Per affermare un’ idea di futuro partendo dalla forza dei talenti e dei territori.
Riflessioni introduttive Seminario estivo 2010
di Fabio Renzi
Data : 16 - 17 luglio 2010
Fonte : Seminario estivo 2010