Design Economy

Data : 02 marzo 2017

 

Gli italiani sono abituati, fin dal Medioevo, a produrre, all'ombra dei campanili,
cose belle che piacciono al mondo

Carlo M. Cipolla

 

 

Per comprendere il significato della parola design, è utile ritornare alla radice etimologica del termine, dal latino de-signum, letteralmente “relativo al progetto”. Visto in questa ottica, il design rappresenta un modus operandi non solo legato alla risoluzione di problemi estetici, ma anche alla capacità di gestire e risolvere problemi complessi: dall’ideazione di nuovi prodotti all’individuazione di nuovi mercati, fino alla ricerca di nuovi significati. Questa accezione è particolarmente adeguata al contesto italiano. Possiamo dire che la storia del design può essere considerata come la migliore autobiografia del nostro Paese, il modo in cui fra mille anni sarà possibile ricostruire i pensieri, i bisogni, i desideri, tutte le oscillazioni del gusto che ne hanno attraversato l’evoluzione. Il design italiano è espressione di quel sapere indiziario di cui parlava Carlo Ginzburg: una parte per il tutto, in questo caso oggetti quotidiani che incorporano un valore culturale ancor prima che economico.

Lo sviluppo del design italiano percorre tutto il XX secolo. In questa storia la Triennale di Milano rappresenta la prima istituzione di riferimento per il design e, più in generale, per il mondo artistico e creativo italiano e internazionale. Gli anni ’50 videro l’affermarsi di una scuola italiana di design; un’Italia che si apprestava a diventare una fabbrica di bellezza e creatività alimentata delle idee di grandi maestri, da Zanuso a Castiglioni, da Magistretti ad Albini a Scarpa, arrivando fino a oggi. Un mondo di idee e di prodotti che di lì a poco varcarono i confini nazionali. Nel 1954 una serie di eventi concomitanti segnarono l’affermazione della cultura del disegno industriale. In primis, la X Triennale con la mostra sull’industrial design; ma anche il primo congresso internazionale dedicato allo stesso tema presso il Museo della scienza e della tecnica Leonardo da Vinci; e infine l’istituzione del Premio Compasso d’Oro promosso dalla Rinascente e ideato da Gio Ponti e Alberto Rosselli. E proprio sotto la guida di quest’ultimo nacque allora la prima rivista dedicata completamente al disegno industriale, “Stile e industria”. Gli anni successivi videro l’istituzione di un Gran premio nazionale e internazionale per il design e la fondazione dell’ADI, Associazione per il Disegno Industriale. Il 1961 è l’anno di nascita di un’altra delle pietre miliari del design: il Salone del mobile di Milano. Nato su iniziativa di imprenditori illuminati che capiscono che è arrivato il momento per il design italiano di internazionalizzarsi.

Non è un caso se nel 1972 il MOMA di New York decide di mettere in mostra i nuovi fermenti progettuali italiani. Si consacra un punto di vista originale, ’culturale’, sul prodotto, attraverso la creazione di oggetti che interpretavano la democratizzazione dell’innovazione, contribuendo all’emancipazione di classi sociali che prima erano escluse dal progresso. La mostra presentò inoltre una nuova generazione di imprenditori fortemente votati all’innovazione che ancora oggi rappresentano un cardine del sistema del design italiano.

In poco meno di un cinquantennio si consolida quindi in Italia un ecosistema di competenze unico al mondo fatto di imprenditori fortemente orientati al design, di un sistema diffuso di artigiani di eccellenza, di istituti di promozione, riviste, di una Università come il Politecnico di Milano.

Trent’anni dopo, dove siamo? Il contesto internazionale è profondamente mutato, si è evoluto e rinnovato. Nuovi player sono entrati nel mercato del design. Cina, Giappone e Corea del Sud stanno investendo risorse importanti nella costruzione di competenze e nello sviluppo di filiere produttive sempre più design oriented.

In questa nuova cornice, il sistema del design italiano è diventato una tessera del design globalizzato grazie ad un vantaggio competitivo legato ad un sistema di formazione diffuso sul territorio e a imprese capaci di attirare i migliori designer nazionali e internazionali. Importiamo talenti in cambio di tecnologia, efficienza e una grande esperienza manifatturiera in grado di concretizzare idee e progetti. Il sistema italiano dei distretti industriali costituisce un elemento che consente alla produzione di rimanere legata ai territori, a quella creatività orientata al design in grado di dar vita a prodotti unici che restituiscono qualcosa delle proprie origini e delle nostre tradizioni. Siamo bravi a “fare le cose”: è un retaggio che ci portiamo dietro da sempre, fa parte della nostra cultura e permea la nostra vita quotidiana.

Il design rappresenta in Italia un settore strategico con un grande futuro davanti a sé. Il nostro Paese è al secondo posto in Europa per fatturato delle imprese di design. Secondo per peso del fatturato del design sul totale dell’economia. Il design genera 4,4 miliardi di fatturato, pari allo 0,3% del Pil. Sono ben 29 mila le imprese tricolori, 47.274 gli addetti: 1/5 del totale degli addetti europei. Dati in evidente crescita soprattutto negli ultimi cinque anni, in piena crisi: +5,4% per occupazione e +12,3% per fatturato.

I numeri tuttavia non restituiscono la complessità del sistema design, fatto anche di numerosi professionisti che, lavorando all’interno di aziende attive in altri settori, diffondono le proprie competenze permeando il tessuto economico del Paese in altri ambiti e in altri settori. Un sistema fatto anche di tante PMI in cui per vocazione si sperimenta una ricerca non codificata di qualità, bellezza, sostenibilità. Tutto questo a dimostrazione della capacità del design di reggere agli urti dell’attuale quadro macroeconomico internazionale e della possibilità di rappresentare nuovamente il mezzo per il potenziamento dell’offerta delle imprese italiane sui mercati nonché la via per il mantenimento di quel vantaggio competitivo che le ha da sempre caratterizzate[1]. Perché oggi il design è un elemento essenziale nella progettazione dei prodotti che arrivano dalle nuove frontiere della tecnologia: non è un caso se Google per i suoi glass si è rivolto ad un’impresa italiana; non è un caso se Giugiaro oggi ha iniziato a disegnare anche auto elettriche per grandi aziende cinesi. E siccome il design rinnova l’idea di progetto e risponde ai bisogni e alle vocazioni dei tempi, oggi assume e veicola nei prodotti anche i dettami dell’economia circolare: efficienza, minore impiego di materia ed energia, riciclabilità.

Dalla diffusione sul territorio nazionale delle competenze e della formazione, dall’alleanza stretta con tutti i settori del mondo produttivo fino ad arrivare all’indiscussa capacità di veicolare innovazione, sostenibilità e bellezza: possiamo senza dubbio considerare il design come l’infrastruttura immateriale del made in Italy.

Tale sviluppo è senza dubbio figlio di un contesto culturale fertile e articolato, che quotidianamente viene alimentato dal lavoro di numerose imprese di qualità manifatturiere e di servizi, da autorevoli riviste specializzate, da associazioni di categoria molto attive e da istituzioni museali prestigiose. Parte di questa infrastruttura è costituita dalle 13 Delegazoni regionali e interregionali dell’ADI (l’Associazione per il Disegno Industriale) che svolgono la duplice funzione di diffondere la cultura del design sul territorio e far emergere a livello nazionale il design diffuso nelle imprese attraverso un’attività di scouting capillare. Centro di questo sistema è la città di Milano. È qui che hanno sede un quarto delle imprese del design. È sempre qui che troviamo la già citata Triennale, modello e punto di riferimento – insieme alla Biennale di Venezia – per le oltre 250 Biennali e Triennali sparse nel mondo; l’ADI, promotrice, tra le varie attività, del prestigioso Premio Compasso d’Oro, che nel 2018 aprirà al pubblico la collezione permanente delle opere vincitrici; e il Salone del Mobile, terzo pilastro del sistema, arrivato alla 56esima edizione, che quest’anno sarà promosso con uno slogan che sottolinea la centralità della città meneghina “Il design è uno stato a sé. E Milano è la sua capitale”.

Da una centralità ad un sistema diffuso. Quello costituito dalle scuole e dagli istituti di formazione, dedicati a coloro che si affacciano al mondo del lavoro e che necessitano anche di nuove e specifiche competenze e conoscenze in ambito strategico, manageriale, comunicativo. Cresce in modo esponenziale il numero di studenti di design: nell’anno solare 2015, il capitale umano uscito dagli istituti di formazione riconosciuti dal MIUR è di 7940 designer. Un dato in crescita del +7% rispetto al 2014 soprattutto in Lombardia, Piemonte e Lazio, che insieme formano più dei due terzi del totale dei designer italiani. Sono emblematici, a tal proposito, i casi di Milano, Roma e Torino, quest’ultima già World Design Capital e Unesco Creative City per il settore del design.

Proprio per la specificità di questo settore e il ruolo rilevante da esso ricoperto per il nostro Paese, Fondazione Symbola ha promosso uno studio sul mondo del design, concentrando la propria attenzione in particolare sul contributo che il settore fornisce all’economia italiana e sulla formazione dei designer. Questa dunque vuole essere una prima sintesi, senza alcuna pretesa di esaustività, per approfondire la conoscenza di un sistema produttivo complesso e in continua e positiva evoluzione. È in Italia, infatti, che possono incontrarsi compiutamente la tradizione artigianale e l’innovazione, la dimensione locale e il respiro internazionale, la qualità e la bellezza. Il design, inteso come “cultura del progetto”, è uno dei migliori biglietti da visita che il nostro Paese può mostrare al mondo. Qui, dove le imprese crescono grazie alla sapienza dei territori, alle comunità, ai loro saperi e alla loro coesione, il design può costituire un volano di innovazione, sviluppo e internazionalizzazione, emblema di un’Italia che fa l’Italia, non rinnegando sé stessa, ma cercando nelle sue radici la linfa per affrontare le sfide del futuro.

 

Ermete Realacci

Presidente Fondazione Symbola



[1] Per un approfondimento sul tema si vedano i video di Le Storie del Design. Gli anni Cinquanta e i primi Sessanta in Italia, dal boom economico ai maestri del design. Con Vanni Pasca. A cura di Domitilla Dardi, 8 ottobre 2016.

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