1. Il nuovo made in Italy: una nuova visione
La mondializzazione dei mercati ridefinisce le posizioni relative dei sistemi economici. Alla distintività contribuiscono significativamente fattori misurabili, quali la forza del mercato interno, la tecnologia, la forza della finanza, l’efficienza sistemica assicurata dalle infrastrutture (la logistica, la distribuzione, l’infrastruttura legale, ecc.), il peso e l’influenza dei sistemi politici. Tuttavia, nelle economie avanzate si puó affermare che questi fattori tendono, nel medio periodo, ad allinearsi e la distintività va ricercata su un piano diverso.
Il made in Italy è il fattore di distintività piú forte di cui il nostro Paese dispone. E’, peró, un fattore che necessita di una profonda rivisitazione dei propri contenuti.
La riflessione che Symbola ha da tempo avviato lega in modo evidente questo concetto con il profilo di quella economia della qualità che intreccia in modo inedito agricoltura di qualità, industria ed artigianato orientati ad una nuova relazione tra consumi intelligenti, ambiente, ricerca di punta, terziario orientato alla elaborazione di nuove conoscenze, turismo interpretato come moderna accoglienza e condivisione di cittadinanza. In sintesi: soft economy.
In sintesi, un’Italia che nel mondo si distingue per la propria missione improntata ad una qualità unica e non imitabile, perché unico ed inimitabile è l’incontro tra profondità della storia culturale, civiltà diffusa delle relazioni comunitarie, declinazione originale dell’invenzione del nuovo.
In sintesi, soft economy è, prima ancora che la declinazione tecnica di una nuova economia, prima ancora che la dialettica tra punti di vista, una visione del futuro da porre alla base di una nuova politica.
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