“Vi sono più cose in cielo e in terra, Orazio, di quanto se ne sognano nella vostra filosofia”
(Amleto – William Shakespeare)
Oggi la qualità delle relazioni sociali, delle condizioni ambientali, dei processi produttivi e delle caratteristiche dei prodotti, delle procedure decisionali e amministrative, dell’offerta culturale e formativa come di quella turistica, dei servizi di assistenza e di cura delle persone, costituisce il vero carattere dello sviluppo delle nostre società. Le persone e le comunità, i cittadini e gli utenti sempre più esprimono una domanda sociale di qualità alla quale le istituzioni, le imprese e più in generale la politica e la cultura devono rispondere.
L’Europa e in particolare l’Italia, sono un importante laboratorio per comprendere le dinamiche e i processi che segnano ed attraversano questo passaggio epocale. E’ il caso dei tanti territori cresciuti sulla valorizzazione del “made in Italy” e delle produzioni tipiche dove l’incrocio tra saperi tradizionali e innovazioni tecnologiche sviluppa economie ad alto valore aggiunto, che producono più benessere e consumano meno energia e risorse fisiche. E’ il caso della rinascita di quell’Italia dei piccoli Comuni in cui si trova custodito gran parte dell’intreccio di natura e di cultura che rappresenta la quintessenza dell’identità italiana. E’ il caso dei tanti parchi e delle altre aree naturali protette impegnati oggi in un progetto in grado di coniugare al meglio conservazione e sviluppo locale. Dalla rete delle aree protette alle reti delle qualità territoriali delle città, che riscoprono, valorizzano e innovano antiche tradizioni e culture materiali, dalle produzioni enogastronomiche e tipiche e convenzionali a quelle biologiche tutelate dall’Unione Europea, dai territori e dalle imprese ecocertificate, ai siti e alle aree riconosciuti patrimonio storico, culturale e ambientale da parte di enti e organismi internazionali, l’Italia è tutto un proliferare di iniziative ed esperienze orientate alla qualità.
Un caleidoscopio di orgogli locali costitutivi dell’identità italiana, che hanno la qualità come elemento comune del loro codice genetico. Una molteplicità di istituzioni e di imprese che negli ultimi anni ha fatto dell’Italia uno dei paesi europei dove maggiore è stato il ricorso agli strumenti di gestione ambientale, per la qualità e per la tutela delle produzioni.
Il quinto paese a livello mondiale per crescita di certificazioni ISO 14001: + 858 nell’anno 2002. Oggi ammontano a 2.224 relative a ben 2.668 siti, di cui 29 comuni e una comunità montana. Il primo paese in Europa con le sue 34 licenze Ecolabel e il quinto con 154 organizzazioni registrate EMAS, con una crescita annua del 60%, tra cui 3 comuni e una provincia. Una delle realtà più significative per l’applicazione di Agenda 21 con ben 110 esperienze già avviate, considerando solo quelle promosse dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio. L’Italia è inoltre il paese leader in campo mondiale nella certificazione etica con 52 aziende e con la prima applicazione territoriale ad un comune. Con 133 DOP e IGP (l’ultima delle quali è il Marrone di San Zeno, registrata in questi giorni dall’Unione Europea), l’Italia è leader europeo superando così la Francia. Una vera e propria potenza mondiale della qualità agroalimentare se consideriamo anche le 311 DOC, le 24 DOCG, le 119 IGT, 1’unica per ora STG e soprattutto i 3.700 prodotti tradizionali agroalimentari censiti dalle regioni e riconosciuti dal Ministero delle Politiche Agricole e Forestali. Complessivamente ben 4.288 prodotti.
Oltre 70.000 le aziende in tutta Italia che hanno raggiunto la certificazione utilizzando altri strumenti e migliaia tra imprese e istituzioni che hanno dato vita a loro specifici marchi collettivi sia aziendali che territoriali.
Ma l’Italia è anche il paese dove centinaia di Comuni, di Parchi, di Comunità montane e di Province, hanno dato vita a reti associative di riconoscimento e di promozione delle loro qualità territoriali e produttive, sulla base di statuti, regolamenti e disciplinari. Così come sono centinaia le località premiate e promosse per la loro buona gestione ambientale da parte di associazioni e fondazioni. Tra le esperienze più significative le Cinque vele di Legambiente, per i comuni rivieraschi e le Bandiere Arancioni del Touring Club Italiano, per quelli dell’entroterra. La stessa esperienza di Legambiente Turismo e in particolare degli alberghi ecologici è significativa della diffusione di marchi ecologici che attestano la buona gestione ambientale di località e strutture in questo caso turistiche.
Emerge così l’immagine di un paese vivace e vitale che partendo dal proprio patrimonio di identità locali, di orgogli imprenditoriali e di qualità territoriali è capace di misurarsi con le innovazioni culturali, tecniche, amministrative e produttive necessarie per affermarsi nello scenario europeo e globale. Un’attitudine all’apertura e all’innovazione che sola può evitare il progressivo indebolimento, la marginalizzazione ed infine l’omologazione dei tanti territori e delle tante economie che sono il vero punto di forza del nostro paese.
Un processo che va sostenuto con strategie politiche avanzate e rigorose, soprattutto per l’ambiente e il territorio, consapevoli che l’obiettivo della qualità non è raggiungibile con la sola sommatoria dei riconoscimenti, delle registrazioni e delle certificazioni. Basta un condono edilizio per scoraggiare e in parte vanificare gli sforzi di quanti in questi anni hanno orientato la loro azione istituzionale, sociale, imprenditoriale e culturale alla qualità. Oltre ai danni ambientali, naturali, storico culturali ed economici è la stessa immagine del paese che ne esce rovesciata. Da laboratorio di esperienze ambientalmente innovative a retrovia di un’Europa che non può comprendere come possa essere premiato chi sfregia e disprezza il Bel Paese e le regole del vivere civile.
Per questo è importante il “no al condono” che le aree protette sia singolarmente che attraverso la Federparchi hanno pronunciato, a dimostrazione di una volontà che vuole riaffermare i parchi come presidi di qualità e di legalità. Proprio quei parchi che in questi anni sono stati una grande sollecitazione per molte realtà territoriali a misurarsi con politiche di sviluppo locale innovative, basate sulla qualità ambientale. Per molte realtà il primo riconoscimento delle loro qualità è avvenuto con una “certificazione istituzionale” che ha istituito l’area protetta e le ha proiettate su uno scenario nazionale, europeo e internazionale. Il sistema delle aree naturali protette nel nostro paese è oggi una delle realtà più importanti e più originali che interessa oltre il 10% del territorio, percentuale che si spinge fino a quasi il 20% con i SIC e le ZPS. Il raggiungimento dell’obiettivo del 10% di territorio protetto a livello mondiale che è stato celebrato al V Congresso mondiale dei parchi, tenutosi nell’ottobre scorso a Durban, ha visto l’Italia fornire il maggior contributo a livello europeo e uno dei più importanti a livello mondiale.
Una rete di conservazione tra aree protette e SIC e ZPS che interessa uno dei patrimoni di diversità biologica, culturale e paesistica tra i più importanti a livello europeo e mediterraneo. L’UNESCO ha inserito ben 7 aree protette italiane nella rete delle riserve della biosfera e ben 4 le ha riconosciute patrimonio culturale e naturale dell’umanità. Anche il Consiglio d’Europa ha insignito del proprio diploma ben 5 aree protette.
Siamo e restiamo convinti che pur tra distrazioni, ritardi, contraddizioni e omissioni in Italia in questi anni si sia fatta più conservazione che in qualsiasi altro paese europeo. Tuttavia è ora di sviluppare un progetto di conservazione che allo stesso tempo nasca da visioni e strumenti strategici di respiro nazionale come Carta della Natura, Piano Nazionale della Biodiversità e Linee fondamentali di Assetto del Territorio e da una individuazione più precisa e puntuale degli obiettivi di conservazione delle singole aree protette. Un contributo importante può essere assicurato dal rilancio dei progetti di sistema a partire da APE - Appennino Parco d’Europa così come indicato nel documento conclusivo della 2° Conferenza nazionale delle Aree naturali protette. Le linee di questo progetto devono guidare l’evoluzione dell’attuale sistema per renderlo più aderente e funzionale sia agli obiettivi della conservazione che a quelli dello sviluppo locale. Le ricerche promosse dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio (Direzione Protezione della Natura), sulla rete ecologica condotta dal Prof. Boitani e quella sul sistema nazionale delle aree protette condotta dal Prof. Gambino sono due contributi fondamentali per procedere in questa direzione.
L’individuazione e la comunicazione da parte delle aree protette del proprio progetto di conservazione e di sviluppo locale, può oggi essere perseguito più efficacemente ricorrendo agli strumenti volontari a disposizione. Una strada lungo la quale molti parchi italiani si sono già avviati, realizzando esperienze innovative e originali. Lo stesso progetto “Parchi in qualità “ promosso dal Ministero dell’Ambiente e del Territorio e sviluppato dall’Enea è stata una felice intuizione ed anticipazione di una modalità di lavoro che progressivamente ha interessato le aree protette. In ben 13 di queste oggi è in corso di applicazione Agenda 21 locale, uniche esperienze a livello europeo. In 5 aree protette si è arrivati alla certificazione ISO 14001 e in 2 due aree pilota l’ENEA ha sperimentato l’applicazione di un sistema di gestione ambientale conforme. E’ italiano il primo parco al mondo ad avere ottenuto la certificazione ISO 14001, così come il primo ad aver ottenuto la certificazione integrata ISO 14001 e ISO 9001 (Vision 2000) in Europa. E’ sempre un parco italiano l’unico che ha ottenuto la registrazione EMAS a livello europeo. Si stanno avviando esperienze importanti nei Parchi nazionali delle Cinque Terre e del Gargano con la collaborazione di Legambiente, in quest’ultimo assieme a Carsa e DNV.
Questi strumenti in particolare Agenda 21 e la Registrazione EMAS permettono di sviluppare una strategia di gestione ambientale e territoriale più integrata e più articolata di quello che permette lo stesso piano per il parco. Dove il confronto avviene sostanzialmente tra decisori istituzionali, all’interno di un quadro di competenze ben definito. Il coinvolgimento e l’ascolto della società locale e dei portatori d’interesse nella generalità dei casi è successivo a quello del confronto istituzionale. La natura volontaria e partecipata di Agenda 21 e della Registrazione EMAS prevede che gli obiettivi di qualità ambientale scaturiscano da un confronto che vede protagonisti sin dall’inizio il Parco ed i suoi i soggetti istituzionali di riferimento, la comunità locale e i rappresentanti dei diversi interessi.
Anche l’enfasi che viene posta alla comunicazione degli obiettivi di qualità può aiutare a superare quelle difficoltà di adeguata rappresentazione del ruolo e del lavoro delle aree protette che queste hanno più volte lamentato e di cui però sono in parte responsabili.
E’ auspicabile che questi strumenti trovino ulteriore diffusione ed è giusto riconoscere il protagonismo di coloro che vogliono utilizzarli ed è apprezzabile il lavoro svolto in questi anni dalle Province, dalle Comunità montane e dai Comuni. E’ necessario però che i parchi comprendano quanto sia importante che nei loro territori siano almeno co-protagonisti di queste esperienze orientate alla qualità ambientale. Il parco può essere non tanto l’istituzione, quanto il luogo, dove comporre in un progetto unitario le diverse qualità ambientali e territoriali, evitando così incoerenze, ridondanze, sovrapposizioni e conflitti. Anche perché la dotazione di strumenti di gestione ambientale è sempre più premiata se non obbligatoria, nei bandi comunitari, nazionali e regionali.
Per questo Legambiente propone alla Federparchi di mettere in rete le diverse esperienze che le aree protette e i loro partner sia pubblici che privati hanno sviluppato in questi anni e di sollecitarle ad avviare e partecipare all’applicazione degli strumenti volontari. Naturalmente il contributo, l’indirizzo e la condivisione della Direzione Protezione della Natura del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio è fondamentale, anche ad assicurare alle aree protette le stesse opportunità che il Ministero oggi offre alle imprese che si dotano di sistemi di gestione ambientale. Inoltre Legambiente propone che insieme alla Federparchi e al Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio, siano pienamente coinvolte, l’ANCI, l’UPI e l’UNCEM, al fine di condividere strategie in grado di orientare l’azione dei diversi soggetti a livello territoriale.
Tra gli strumenti volontari per i parchi è di particolare interesse il Bilancio Sociale, con il quale si potrebbe dimostrare quante delle azioni di conservazione e di strutturazione dell’area protetta, hanno una ricaduta positiva sulla comunità e sull’economia locale. La stessa che il sistema delle aree protette ha sui livelli nazionale e regionali per quanto riguarda gli aspetti culturali, dell’immagine del paese e della economia turistica.
Per Legambiente i parchi debbono sforzarsi di corrispondere alla loro natura “straordinaria” cercando di essere il punto avanzato delle politiche ambientali e territoriali del paese anche anticipando passaggi amministrativi e istituzionali. Così come alcuni parchi alpini sono stati laboratorio dell’applicazione dal basso di alcuni protocolli della Convenzione delle Alpi, oggi le aree protette possono trovare nella autonoma e volontaria applicazione della Convenzione Europea del Paesaggio, una ulteriore occasione per un progetto di qualità complessiva dei loro territori.
Una sfida come questa deve vedere la condivisione, la partecipazione e l’impegno del mondo imprenditoriale, soprattutto a livello locale. Ma l’alleanza con soggetti di rilevanza nazionale è importante anche per le ricadute economiche a livello territoriale. Soggetti che possono aiutare i parchi a sviluppare progetti di carattere e di rilievo nazionale in grado di promuovere reti di esperienze locali attorno a temi e questioni comuni. Per Legambiente è questo il caso dei progetti: “Un’alleanza per la qualità” con DNV; “Paesi fantasma” con Norman Group; “Banca del Germoplasma” con Codra Mediterranea e della prima esperienza che abbiamo avviato “Compagnia dei Parchi” con Carsa e Cresme.
E’ lo stesso terreno di alleanze che Legambiente vuole proporre con il progetto “Lemilledop”, alla Federparchi, all’UNCEM, ma sopratutto a Coldiretti e AIAB. L’obiettivo è quello di portare il maggior numero di prodotti agroalimentari dei parchi italiani alla certificazione, soprattutto comunitaria e possibilmente biologica. E’ arrivato il momento di andare oltre la semplice segnalazione di qualità dei prodotti e la organizzazione di kermesse degustative. Bisogna aiutare la nascita di realtà imprenditoriali in grado di assicurare che la tipicità non sia solo una ricetta ma la trasformazione di materie prime prodotte in territori sani e ambientalmente sicuri.
Ci interessano le tante economie locali che contribuiscono a mantenere e a valorizzare il nostro patrimonio di diversità biologiche e culturali. Vogliamo difendere i parchi non dall’agricoltura e dal turismo, ma per quella agricoltura e per quel turismo che oggi le persone, le comunità i cittadini e i consumatori richiedono. Siamo sempre stati convinti dell’importanza delle lenticchie di Castelluccio e di Santo Stefano di Sessanio per la salvaguardia delle aquile reali del monte Vettore e del Gran Sasso. Un’immagine che oggi ci appare nitida, ma che può scomparire ai nostri occhi se non ci assumiamo la responsabilità di produrre quelle innovazioni e di costruire quelle alleanze necessarie per conservarla nel tempo.