Made in Italy vs Contraffazione

A cura di Confartigianato-Symbola

Data : 18 - 19 luglio 2008
Fonte : Seminario estivo 2008

E’ un’economia parallela e senza regole, fondata sulla capacità di copiare alla perfezione gli originali, con un volume di affari in continua crescita che secondo recenti stime si aggira attorno al 7% dell’intero commercio mondiale e interessa in maniera trasversale tutti i settori, dall’abbigliamento alla pelletteria, dai prodotti alimentari ai giocattoli, dai medicinali ai ricambi per automobili e aerei.

Un fenomeno incide pesantemente sulle economie ad alto valore aggiunto quali quelle
occidentali: si stima siano 200.000 i posti di lavoro “regolari” perduti ogni anno (100.000 nella sola Unione Europea). Nel solo settore agroalimentare il business della contraffazione ed imitazione estera dei prodotti italiani supera i 50 miliardi di euro, 3 volte l'export dell'industria alimentare nazionale, che l'anno scorso ha toccato quasi 18 miliardi di euro, per ogni prodotto realmente proveniente dal nostro Paese, 3 sono contraffatti.

In Italia questo fenomeno ha assunto i connotati di un vero e proprio sistema industriale e commerciale, con centri di produzione e trasformazione e reti distributive. Un’industria diffusa su tutto il territorio nazionale, con punte elevate in Campania, specializzata in abbigliamento, componentistica e beni di largo consumo; in Toscana, nel Lazio e nelle Marche (pelletteria), nelle aree del Nord-Ovest e del Nord-Est (componentistica e orologeria).
L’Italia è 1° paese in Europa e il 3° nel mondo per produzione e vendita di prodotti contraffatti, 1° paese in Europa per consumo, per un giro d’affari stimato in 15 miliardi di euro/anno che danneggia tanto i grandi marchi quanto intere filiere che si vedono sottratto un fatturato tra il 35 e il 40%, con ripercussioni nelle mancate entrate fiscali per lo stato. Le più danneggiate sono le realtà imprenditoriali di fascia media non ancora strutturate per produzioni a marchio.

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