Per l’Italia parlare di turismo appare oggi riduttivo ed il termine, da solo, non puó esprimere il differenziale che, davvero, il nostro Paese rappresenta rispetto a qualunque altro.
Dobbiamo condividere il fatto che l’Italia è oggi, nel mondo, il piú straordinario generatore di emozioni positive. Per chi ci vive, e per chi puó arrivarci per le piú diverse motivazioni ed occasioni: lavoro, studio, affari, relazioni, vacanze.
Tuttavia, questo differenziale di qualità che potrebbe renderci un unicum nel panorama di offerta mondiale non genera il valore che tendiamo spontaneamente ad attenderci.
Negli ultimi tre-quattro anni le diagnosi sui fattori di debolezza del sistema di accoglienza italiano si sono intensificate, da quando, cioè, la flessione registrata dal settore a partire dal 2004 ha evidenziato la presenza di una crisi strutturale e, quindi, il rischio di perdere progressivamente un potenziale che doveva essere “naturalmente” proprio del sistema Italia (non a caso si è parlato di “monopolio naturale” e dell’equivoco che, “per natura” dovesse automaticamente rigenerarsi).
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