GreenItaly & Legno Arredo - Innovazione ed ecoefficienza per la competitività del settore Legno e Arredo

a cura di Symbola e Unioncamere

Data : 12 novembre 2010 - 30 novembre -1
Fonte : Nell’ambito del road show nazionale promosso da Unioncamere e Fondazione Symbola


Il legno-arredamento, secondo comparto manifatturiero italiano per numero di imprese e terzo per saldo commerciale , è uno di quei settori in cui la sfida ambientale sta poco a poco diventando un importante fattore di competitività, un valore aggiunto per le produzioni italiane che ne consente il riconoscimento su quei mercati dove è più diffusa la sensibilità nei confronti dello sviluppo sostenibile. Molte aziende della filiera stanno infatti investendo in nuove modalità di produzione e consumo a basso impatto ambientale, come confermano alcuni dati. Per quanto riguarda le materie prime, si registra l’aumento nell’uso di quelle con caratteristiche ecologiche , soprattutto in comparti della filiera che fino ad oggi si erano dimostrati restii ad impiegarle. Nel quadriennio 2005-2008, l’incidenza delle materie prime ecologiche sul totale di quelle lavorate è sempre stata in crescita, con valori del 2008 - 18,32% - superiori del 42% a quelli del 2007 e del 59% a quelli del 2005 . Questo incremento ben si accorda con i dati sulle certificazioni forestali, che sono in constante aumento. La superficie forestale italiana certificata Pefc è di 716 mila ettari, mentre le aziende che hanno certificato la Catena di Custodia dei propri prodotti (procedura che testimonia la tracciabilità del legname certificato dalla foresta fino al consumatore) sono passate da 88 nel 2007 a 290 a fine 2009. Anche il Forest Stewardship Council (Fsc) ha registrato una crescita di interesse da parte del mondo imprenditoriale italiano, come dimostra il sensibile incremento del numero dei certificati rilasciati, che a giugno 2010 sono arrivati a 580. Recentemente poi, il tema della disponibilità di materia prima legnosa sta diventando centrale per molti settori della filiera italiana del legno-arredo a causa della concorrenza esercitata dalle imprese che utilizzano il legno vergine per la produzione di biomassa .
Per quanto riguarda l’energia, negli ultimi 5 anni, le imprese del campione hanno investito circa 14 milioni di euro in attività finalizzate alla riduzione dei consumi energetici , fra cui: l’installazione di centrali termiche alimentate con scarti di produzione e biomasse, eliminazioni delle dispersioni, installazioni di inverter su diversi motori elettrici, installazione di impianti fotovoltaici, realizzazione di impianti per il riscaldamento mediante il recupero di calore dai fumi della centrale termica. L’impegno a favore dell’ambiente è testimoniato soprattutto dal contributo energetico derivante dall’utilizzo degli scarti di produzione che, nel quadriennio 2004-2008, non è mai sceso al di sotto del 20% e che fornisce un apporto al fabbisogno energetico quasi pari a quello di metano e gas naturale . L’utilizzo degli scarti di legno a fini energetici, che coinvolge il 43% delle aziende del campione, concorre al raggiungimento di un importante risultato: l’invio a recupero dell’80% del totale dei rifiuti prodotti . I pannelli, in particolare, contribuiscono al riciclo di una grande quantità di rifiuti legnosi: non a caso in questo comparto il nostro Paese è leader mondiale per il recupero. Si calcola infatti che l’80% delle materie prime utilizzate per la produzione di pannelli truciolari provenga dal riciclo. Le aziende della filiera hanno quindi sviluppato un rapporto virtuoso con i propri scarti di lavorazione che vengono spesso riutilizzati per realizzare nuovi manufatti o per produrre energia termica, anche grazie ad un attento lavoro di gestione, cernita e separazione degli stessi. Gli investimenti totali nelle gestione dei rifiuti hanno superato il milione di euro ed hanno riguardato principalmente la realizzazione di aree di stoccaggio e l’acquisto di attrezzature per permettere la raccolta differenziata. La produzione di residui per metro cubo di materia lavorata è passata dai 19 kg/mc del 2005 ai 12,5 nel 2008.
Per quanto riguarda il consumo di prodotti chimici, l’attenzione è rivolta principalmente alla verniciatura che è una delle fasi più inquinanti del processo produttivo. La nuova frontiera è l’introduzione di sistemi di verniciatura ad acqua che permettono di migliorare la salubrità del posto di lavoro e di ridurre le emissioni in atmosfera. In particolare, la produzione di mobili ha registrato, nel triennio 2005-2007, un aumento dell’utilizzo delle vernici ad acqua rispetto a quelle al solvente: il valore delle prime è passato dal 20% del totale al 34%, mentre il valore delle seconde è sceso dal 39% del totale al 23% circa . Un dato, questo, dovuto sia allo sviluppo tecnologico che ha permesso in breve tempo di realizzare una serie di lavorazioni con prodotti alternativi all’acqua, sia al nuovo sistema di controllo dell’utilizzo dei solventi, entrato in vigore nel 2004, che ha imposto obiettivi di riduzione sempre più stringenti. Sul fronte degli investimenti – pari a 1,3 milioni di euro negli ultimi 5 anni – si è puntato a ridurre l’utilizzo di sostanze chimiche acquistando nuovi macchinari per il passaggio a processi di verniciatura con finiture a base acqua.
Sul fronte della riduzione di emissioni in atmosfera, il comparto che si distingue è quello del mobile che registra una netta flessione delle emissioni, dovuta alla risposta delle aziende alla normativa sui Composti Organici Volatili e all’introduzione di prodotti e tecnologie alternative ai solventi. Nel 2008, le aziende del campione, grazie al riciclo di 447 mila tonnellate di rifiuti legnosi che sono andati a costituire nuovi prodotti, hanno permesso di ritardare le emissioni in atmosfera dell’equivalente di 460 mila tonnellate di Co2 per un tempo pari all’intero ciclo di vita dei prodotti .
Anche il tema della legalità del legno ha conosciuto una stagione cruciale in questo 2010, con l’approvazione del regolamento europeo sulla Due diligence e lo sviluppo di normative (ad esempio il Lacey act statunitense) legate proprio al controllo della tracciabilità e alla legalità dei prodotti legnosi. Queste iniziative, e quelle messe in cantiere dalle aziende del legno italiane che stanno sperimentando un codice di condotta volontario, stabiliscono una modalità innovativa per il commercio mondiale delle piante e dei prodotti legnosi, in quanto sostengono l'impegno degli Stati a gestire e proteggere le proprie risorse naturali, e incentivano le imprese che commercializzano questi articoli a un impegno sempre maggiore nella stessa direzione.

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