Effetto Ecopneus

Data : 15 maggio 2019

 

A Parma la Filarmonica Arturo Toscanini, una delle più importanti orchestre del mondo, prova i propri concerti in spazi dall’acustica perfetta progettati dall’architetto Ren- zo Piano e realizzati con pannelli fonoassorbenti in gomma riciclata da PFU. Nello Stadio Antonio Landieri di Scampia, intitolato a una giovane vittima innocente di camorra, il campo da calcio in erba sintetica è realizzato in gomma riciclata sottratta ai roghi tossici che affliggono le province di Napoli e Caserta. I tanti bimbi che ogni anno si divertono al parco giochi Leolandia lo fanno sicuri di non farsi male grazie ai playground in gomma riciclata. A Rimini, in via Marecchiese (e in tutti gli altri oltre 440 km di strade create con asfalti addizionati con gomma riciclata) il rumore da traffico veicolare è diminuito di 5 decibel da quando è stato realizzato, grazie al recupero di 1200 pneumatici, un tratto di strada di 7.000 mq in asfalto modificato con aggiunta di gomma SBR (stirene-butadiene, dall’inglese Styrene Butadiene Rubber) da PFU (Pneumatici Fuori Uso).
A Verona, durante Fiera Cavalli, è stato presentato un nuovo fondo per l’equitazione, anch’esso in gomma riciclata da PFU, nato dalla collaborazione con il Dipartimento di Medicina Veterinaria dell’Università degli Studi di Perugia. L’evoluzione dei materiali utilizzati, dove la sabbia viene sostituita con gomma riciclata, permette di contenere patologie come la silicosi e prevenire danni alle articolazioni e ai legamenti dei cavalli.
Queste sono solo alcune delle tante storie che raccontano la diffusione e l’ampio spet- tro di applicazione della gomma riciclata generata dal Sistema Ecopneus.


Storie che ci raccontano l’innovazione e la ricerca costante di qualità che stanno alla base dei primati italiani nell’economia circolare. L’Italia, con il 76,9%, è infatti il Paese europeo con la più alta percentuale di riciclo sulla totalità dei rifiuti, più del doppio della media Ue (36%) e meglio di Francia (53,6%), Regno Unito (43,6%), Germania (42,7%) e Spagna (36,1%). Con il 18,5% di utilizzo di materia seconda sui consumi totali di materia, l’Italia è leader tra i grandi Paesi europei per tasso di circolarità dell’e- conomia1. Una sostituzione di materia che comporta un risparmio pari a 21 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio e a 58 milioni di tonnellate di CO2. Una parte di questi risultati è legata all’azione dei consorzi, tra cui Ecopneus.

Ma facciamo un passo indietro. Dal 2011, nel nostro Paese, produttori e importatori di pneumatici sono obbligati, secondo il principio della responsabilità estesa del produttore, a provvedere alla gestione di un quantitativo di pneumatici fuori uso pari a quanto immesso nel mercato del ricambio nell’anno solare precedente2. Lo stesso anno le principali case di produzione attive sul mercato nazionale danno vita a Ecopneus, società consortile senza scopo di lucro con l’obiettivo di rintracciare, raccogliere, trat- tare e recuperare oltre 200.000 tonnellate di PFU.

Raccontare Ecopneus oggi, a otto anni dalla sua nascita, significa non solo descrivere un sistema industriale che adempie in maniera efficiente agli obblighi di legge, ma un sistema produttivo articolato, fatto di piccole-medie imprese distribuite sul territorio nazionale che, partendo dalla raccolta e dallo smaltimento dei PFU, ha creato una storia tutta italiana fatta di sviluppo, creatività, sostenibilità e innovazione.


Un sistema che ha saputo meglio di altri adattarsi alle nuove regole di un mercato sempre più attento alla sostenibilità e che si è strutturato nel tempo, grazie a un sapiente lavoro di selezione e aggiornamento dei componenti della rete e a un’attività di formazione e consulenza che, in pochi anni, ha permesso alle aziende attive in questa nascente filiera di operare gradualmen- te anche in autonomia rispetto a Ecopneus. Queste performan- ce sono il risultato di due scelte strategiche operate fin dal 2011.

La prima è stata quella di non operare direttamente sul fronte industriale ma indiretta- mente, attraverso una rete di aziende qualificate diffuse su tutto il territorio nazionale, a cui è stata affidata la gestione delle attività operative per il trattamento dei PFU di propria responsabilità (raccolta e messa in riserva, frantumazione/granulazione dei PFU o dei loro materiali derivati). Questo ha permesso a Ecopneus di concentrare le proprie energie sulla seconda scelta strategica: focalizzare risorse ed energie sull’a- nello più debole della filiera, ovvero il mercato finale dei prodotti derivati da PFU.
Obiettivo perseguito attraverso importanti investimenti in ricerca, formazione, marketing e comunicazione. Queste due scelte differenziano sensibilmente Ecopneus e il suo sistema dagli altri soggetti che in Europa gestiscono il fine vita dei pneumatici, facendone un’esperienza di fatto unica.

Attualmente, il modello Ecopneus è all’attenzione di molti Paesi: sono in essere con- tatti con la Corea, l’Irlanda, l’Albania, la Cina e recentemente, su indicazione dell’E-TRMA - European Tyre and Rubber Manifactured Association, un rappresentante dell’associazione russa delle imprese multinazionali che producono pneumatici e che in Russia ambisce a strutturare un sistema di riciclo, ha effettuato un periodo di for- mazione in Italia per studiare in maniera approfondita il nostro modello e replicarne gli aspetti migliori e più funzionali.
Sviluppare reti di imprese nel nostro Paese ha storicamente funzionato bene, basti vedere la ricca articolazione geografica dei Distretti produttivi. Ecopneus, forte di que- sta tradizione, ha scelto di dar vita a una rete di imprese, dotandola di una solida estrutturata “governance” che ha permesso nel tempo di accrescere il potenziale di un sistema di piccole imprese manifatturiere di eccellenza, distribuite su tutto il territorio nazionale, che da sole non avrebbero potuto avere accesso a know how di altissimo livello su aspetti legali, gestionali e tecnologici. Non solo: la regia di Ecopneus, grazie anche a un audit permanente rivolto a ogni singola azienda della filiera, ha garantito il costante miglioramento nel tempo del livello qualitativo del sistema. Siamo in pre- senza dì un sistema che ogni tre anni, grazie a un bando pubblico, viene costantemen- te riselezionato nel segno della qualità e dell’efficienza.

Ecopneus garantisce oggi il recupero di oltre 200.000 tonnellate di PFU. Una mission che nei numeri, ma anche nei bilanci, dimostra la sostenibilità e la circolarità del suo processo. Solo nel 2017 infatti sono state gestite 241.484 tonnellate di materiale raccolto presso 26.000 punti di generazione registrati in tutta Italia, esaudendo oltre 65.000 richieste di prelievo. E non solo. Grazie all’impiego della gomma riciclata otte- nuta dal trattamento dei PFU, l’Italia ha risparmiato 142 milioni di euro sull’importazione di materie prime, evitando così l’emissione in atmosfera di 364mila tonnellate di CO2 (come 220mila auto che percorrono 10.000 km in un anno) e riducendo il consu- mo di 1,6 milioni di m3 di acqua, pari al consumo giornaliero di 6,8 milioni di abitanti.

Vedremo come questo modello ha saputo creare nel corso del tempo una somma di conseguenze positive in grado di: migliorare le performance di ogni singola azienda della filiera; stimolare la creazione di nuovi prodotti; creare le condizioni di mercato che hanno fatto tendere gradualmente i nodi della rete all’autonomia economica dalle risorse Ecopneus; generare qualità della produzione di materia prima seconda idonea per nuove applicazioni; innovare costantemente nella gestione, nella ricerca e sviluppo e nell’individuazione di nuovi mercati. Conseguenze che abbiamo definito Effetto Ecopneus.

Per questo è possibile essere ragionevolmente ottimisti sul fatto che, nel futuro dei PFU, si parlerà sempre di più la lingua della ricerca, dello sviluppo e dell’innovazione. E – elemento non trascurabile – questo futuro può parlare italiano, come sinonimo di garanzia e di qualità costantemente tracciata e controllata, dall’origine del materiale alla sua trasformazione finale. Un percorso virtuoso che può essere rafforzato se fi- nalmente verranno messe a regime le norme sul green public procuremet e sull’end of waste.

Il presente lavoro, articolato in tre capitoli, racconta e descrive il funzionamento, le performance e il futuro di questo sistema a otto anni dal suo avvio. Nella prima sezione viene descritto quello che abbiamo definito Sistema Ecopneus (i nodi della filiera di raccolta e frantumazione e le imprese che li gestiscono) nelle sue articolazioni funzionali.

Nella seconda viene misurato l’Effetto Ecopneus sul sistema di imprese coinvolte nei primi cinque anni di attività attraverso l’analisi di sei indicatori di performance. Nella terza sezione, infine, viene preso in esame il Mercato della materia prima seconda ge- nerata dall’attività di recupero dei PFU, le sue applicazioni future e le nuove tendenze individuate dalle imprese.

L’Effetto Ecopneus è, quindi, la somma di “effetti” analizzati e certificati da questa ricerca. Una storia di impresa e di imprese che, in pochi anni, hanno saputo definire  e aggiornare tutti gli asset di valore, efficienza, autonomia e occupazione. A questo si deve aggiungere che l’obiettivo di Ecopneus è stato fin da subito quello di realizzare un’economia circolare compiuta, facendo della sostenibilità una leva di sviluppo per tutto il nostro sistema Paese.
Le sfide dell’innovazione, della sostenibilità e dell’economia circolare di cui Ecopneus è uno dei protagonisti mettono in moto i nostri cromosomi migliori, partono dalla nostra identità e la proiettano verso il futuro: grazie all’innovazione che si innesta nelle nostre tradizioni, grazie alla valorizzazione del capitale umano e delle relazioni coi territori, grazie alle nuove tecnologie e alla vocazione naturale alla bellezza. Se vogliamo affrontare i mali antichi dell’Italia è da qui che si deve partire, dalle nostre energie migliori, quelle energie su cui contare per accettare le grandi sfide che il fu- turo ci impone.

Giovanni Corbetta, direttore generale Ecopneus
Ermete Realacci, presidente Fondazione Symbola

 

Note:
1) Dati Eurostat 2014, ultimo dato disponibile
2) Decreto Ministeriale n° 82 del 7 settembre del 2011. Ecopneus assolve anche l’obbligo di trac- ciamento e rendicontazione verso le autorità dei flussi quantitativi dei PFU, dall’origine alla rac- colta e all’impiego, nonché la rendicontazione economica e la segnalazione dei quantitativi an- nualmente immessi nel mercato che deve essere equivalente alla quota di mercato delle aziende.

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