Ecco perchè non si può clonare lo Stradivari

Data : 28 settembre 2011 - 30 novembre -1
Fonte : Alberto Cavalli, Direttore della Fondazione Cologni dei Mestieri d’Arte.

Il Sole 24 Ore di mercoledì 21 Settembre ha riportato la notizia che, alle porte di Pechino, si va strutturando una cittadella denominata “Cremona”, dove verranno prodotti strumenti ad arco.
La clonazione, questa volta, non riguarda le grandi firme della moda italiana, ma addirittura un'intera città e la sua risorsa più importante: la liuteria.
La notizia ci ha naturalmente colpiti. Ma crediamo che alcune considerazioni si impongano.
Innanzitutto, dare il nome “Cremona” a una città non significa poter riprodurre un intero distretto antico di secoli, che vive di una filiera simile a un delicato ecosistema: importatori di legname dalla perfetta stagionatura, cordai, produttori di materiali specifici per la verniciatura, o di attrezzi per la lavorazione. E così via, senza dimenticare l'imprescindibile bagaglio di conoscenze liutarie che una simile tradizione di eccellenza reca con sé.
In secondo luogo, i liutai che operano a Cremona hanno la possibilità di confrontarsi quotidianamente non solo con una “aria di famiglia” che racconta secoli di maestria, ma anche con gli strumenti originali di Stradivari, Amati, Bergonzi, Guarneri del Gesù custoditi presso le istituzioni cittadine: un'educazione permanente non da poco, se si pensa a quanto importante sia poter osservare da vicino questi capolavori, la loro patina, i più minimi dettagli.
E infine, le mostre della Fondazione Antonio Stradivari (che portano in città i più grandi capolavori della liuteria) e il concorso triennale per strumenti ad arco, vero banco di prova della più raffinata arte liutaria contemporanea: confronti e raffronti non da poco, e non certo comuni a tutte le città.
Più che giuste le preoccupazioni del Presidente del Consorzio Liutai Antonio Stradivari, Giandomenico Auricchio, che paventa «una confusione negli acquirenti di strumenti musicali».
E sacrosante le misure che invoca.
Sperando di non peccare di ottimismo o ingenuità, tuttavia, noi crediamo che alcuni degli elementi che contribuiscono alla buona riuscita del lavoro di un liutaio, dalle condizioni climatiche che determinano la buona stagionatura del legno alla corretta asciugatura della vernice, siano legati strettamente al territorio e irriproducibili altrove.
L'abilità di un maestro liutaio nel valutare le proprietà sonore racchiuse “in potenza” in una tavola di abete che diventerà la tavola armonica di un violino, o la tecnica acquisita nelle scuole e botteghe cremonesi sono le caratteristiche che sempre faranno la differenza.
In questo sta la forza di una città che è da sempre scrigno delle conoscenze più preziose nel campo liutario, portate avanti da maestri che con fatica e passione si impegnano per realizzare strumenti che non siano “simili a” ma possibilmente “ancora meglio dei precedenti”.
Andare a una fiera come Cremona Mondomusica e non saper distinguere un violino Made in Cremona (Italia) da un violino da 100 Euro Made in Cremona (Cina), questo è il vero crimine.
Chi ama gli strumenti continuerà a preferire chi li costruisce con amore, disciplina e perizia.
Sperando che non manchino i mezzi di promozione, tutela e verifica per saper affermare questa passione che fa di Cremona un distretto vitale, ammirato e imitato.


 

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