L'Italia in 10 selfie 2018

Data : 13 gennaio 2018

Tradizione non è culto delle ceneri, ma custodia del fuoco
Gustav Mahler


Per affrontare le sfide che abbiamo davanti, a partire dagli “Obiettivi di sviluppo sostenibile” dell’ONU, abbiamo bisogno di mobilitare le migliori energie. Vale per tutti come per l’Italia.
Molti dei punti di forza del nostro Paese sono sottovalutati anche dagli italiani, che hanno, secondo un’indagine IPSOS, un’opinione dell’Italia nettamente meno positiva di quella del resto del mondo.
Eppure una chiara visione della realtà è essenziale per affrontare anche i nostri specifici ritardi: non solo il debito pubblico ma le ferite della crisi, le diseguaglianze sociali, l’economia in nero e illegale, il ritardo del Sud, una burocrazia inefficace e spesso soffocante.
L’Italia in 10 selfie di Symbola è un promemoria, quasi un censimento, dei nostri talenti.
Mettendo in luce i primati della nostra competitività sui mercati mondiali, indicando i driver della qualità (ambiente, design, cultura) che stanno alla base di quella competitività e osservando le performance eccellenti dei singoli settori del made in Italy (agroalimentare, legno arredo, meccanica, moda, ma anche settori di punta come il farmaceutico).
Perché è dai questi talenti, dall’Italia che fa l’Italia, che dobbiamo partire. È questa Italia che Symbola legge e racconta nei suoi lavori e, a fine anno, distilla in questi selfie. Un cammino fatto insieme a tanti compagni di strada, che condividono il nostro sguardo sul Paese: a cominciare da Unioncamere e Fondazione Edison, Coldiretti, Enel, Legambiente, Aaster, Aiccon, CNA, Ucimu, FederlegnoArredo, Federparchi, Farmindustria, Fondazione Fitzcarraldo, e tanti altri soggetti e intelligenze.
L’Italia che con loro scandagliamo e raccontiamo è fatta di tante imprese, comunità, persone, associazioni, istituzioni accomunate dall’ambizione e dalla sfida della qualità. Che sposa tradizioni antiche e nuove tecnologie, ricerca, digitale e artigianato, che tiene insieme cultura, green economy, competitività. E che trae vantaggio da valori – la coesione sociale, la valorizzazione del capitale umano, l’empatia coi territori, la bellezza – che sono il marchio di fabbrica del Made in Italy ma che gli economisti main stream di solito non guardano. Con alcune rilevanti eccezioni, come dimostra il premio Nobel assegnato quest’anno a Richard H. Thaler, grazie ai suoi studi sull’economia comportamentale e sul nudge, la spinta gentile. Eccezioni che dimostrano come si stiano facendo strada visioni più aperte a variabili di solito snobbate.
Un nuovo modello di economia più a misura d’uomo – che assomiglia a quello tratteggiato da Papa Francesco nella Laudato si’ – in cui lo sviluppo e le sfide tecnologiche sono collegati alla dignità delle persone, a comunità vitali, a benessere diffuso. E se l’Italia, nella sua parte migliore, potesse dare un contributo a questo modello di economia? Se fosse questo quel servizio che possiamo dare al mondo per affrontare le sfide, a partire dai mutamenti climatici, che il presente e il futuro ci pongono?

Ermete Realacci
Presidente Fondazione Symbola

 

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